Pasquale Morgese è un imprenditore pugliese di Barletta che lavora nel settore delle calzature da generazioni. Nel 1991 ha fondato insieme al fratello Mofra Shoes, un’azienda specializzata in scarpe per uomo, donna e bambino che da oltre sessant’anni opera nel mercato calzaturiero. È proprio attraverso questa realtà che ha avviato la collaborazione con il brand di Chiara Ferragni, diventando fino allo scorso anno proprietario del 27,5% delle quote di Fenice Srl, la holding che gestisce l’impero economico dell’influencer. Dal 2021 presenta le sue collezioni in fiere di prestigio come Pitti Uomo e rimane profondamente legato alla sua terra d’origine.
Per la prima volta dall’esplosione del caso Balocco, Morgese ha deciso di rompere il silenzio. In un’intervista esclusiva rilasciata a Farwest, il programma di Salvo Sottile su Rai 3, l’imprenditore ha svelato dettagli inediti sul rapporto con Ferragni e sulle dinamiche che hanno portato alla fine della loro partnership.
All’inizio la collaborazione tra Morgese e Ferragni sembrava destinata al successo. L’imprenditore ricorda quegli anni con nostalgia: “Mi sentivo orgoglioso come un padre che vede crescere un figlio”. I numeri dell’azienda crescevano rapidamente e tutto procedeva senza problemi apparenti.
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Il primo segnale di difficoltà arrivò nel 2018, quando si deteriorò il rapporto tra Chiara Ferragni e Riccardo Pozzoli, co-fondatore dei suoi progetti imprenditoriali ed ex fidanzato. Quando Pozzoli lasciò la società, Ferragni chiese a Morgese di rilevare le sue quote, e l’imprenditore accettò.
Quello che accadde dopo segnò però la rottura definitiva del rapporto di fiducia. Secondo il racconto di Morgese, l’influencer gli chiese di cederle gratuitamente le quote appena acquistate. L’imprenditore rifiutò, chiedendo almeno di recuperare la somma versata. La reazione di Ferragni fu emotiva: scoppiò in lacrime dicendo che pensava gliele avrebbe regalate. Da quel momento, come racconta Salvo Sottile nella sua newsletter, il loro rapporto professionale “si rompe come un vetro sottile”.
Dopo quell’episodio, il clima aziendale cambiò completamente. Morgese descrive un progressivo allontanamento dalle decisioni strategiche, con l’arrivo di consulenti che lo spingevano ai margini del consiglio di amministrazione. “Schivavo le bombe con l’elmetto in testa”, ha spiegato, riferendosi a un periodo fatto di verifiche interne, controlli continui e riunioni glaciali.
Un momento cruciale fu l’ingresso di Fabio Maria Damato, oggi imputato insieme a Ferragni per il caso del pandoro Balocco e descritto dall’influencer come il suo “braccio destro e sinistro”. Secondo Morgese, Damato “voleva dimostrare di essere lui il numero uno dopo Chiara. Si atteggiava da super manager”. Con lui, le priorità cambiarono radicalmente: “Il brand non era più il ‘bambino’ da crescere, era una macchina. Una macchina per generare ricavi”.
La critica più dura di Morgese riguarda la filosofia imprenditoriale che caratterizzò gli ultimi anni della loro collaborazione. “Chiara pensava solo a far soldi. Era la nuova missione”, ha dichiarato senza giri di parole. Secondo l’ex socio, ogni decisione ruotava attorno al profitto immediato, sacrificando l’autenticità del brand: “Il valore non era più il prodotto, l’emozione del cliente o l’identità del marchio. Il valore era l’incasso. Punto”. E ha aggiunto: “Era come inseguire un treno che non si ferma mai. Ma se corri troppo veloce, a volte cadi”.
Quando scoppiò lo scandalo del pandoro Balocco, per cui la procura di Milano ha chiesto per Ferragni una condanna a un anno e otto mesi per truffa aggravata, la reazione di Morgese fu immediata: “Siamo fritti”, pensò. Quello che seguì è noto: crollo del fatturato, crisi d’immagine e perdita di credibilità.
Per tentare di salvare la situazione venne chiamato Claudio Calabi, esperto in ristrutturazioni aziendali. Ma anche su questa scelta Morgese ha dei dubbi: “Lavorava per l’azienda, sì, ma sembrava lavorare soprattutto per Chiara”.
Con Calabi già operativo, il consiglio di amministrazione deliberò un aumento di capitale da 6 milioni di euro. A sottoscriverlo fu solo Chiara Ferragni, mentre Morgese e altri soci rifiutarono di versare ulteriori fondi. “Eravamo già stati danneggiati. Chi sbaglia paga”, ha commentato duramente l’imprenditore, che oggi contesta alla Ferragni anche il falso in bilancio.
Lo scorso giugno Morgese ha impugnato il bilancio del 2023, aprendo una battaglia legale che proseguirà nel 2026, quando i due si ritroveranno in tribunale. “Spero solo di poter ottenere un giusto riconoscimento a quello che è il danno subito e soprattutto all’azzeramento del valore delle quote che noi abbiamo avuto”, ha dichiarato. E ha concluso con una riflessione amara: “Chi cerca denaro subito e facile, prende il denaro subito, ma poi difficilmente può avere un futuro”.



