Finisce con la condanna di tutti e quattro gli imputati il processo di primo grado che ha coinvolto Ciro Grillo, figlio del fondatore del M5S Beppe, e altri tre suoi amici accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di due giovani donne, nel luglio del 2019. Dopo il rinvio deciso a inizio settembre per il grave lutto che ha colpito il presidente del collegio Marco Contu, i magistrati hanno inflitto 8 anni di reclusione a Ciro Grillo, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria, e 6 anni e 6 mesi a Francesco Corsiglia. Nessuno dei quattro era in aula. Su consiglio della sua legale era assente anche la principale accusatrice, una studentessa italo norvegese all’epoca 19enne: proprio lei aveva denunciato ai Carabinieri di Milano la violenza ai danni suoi e di una sua amica alcuni giorni dopo l’accaduto.
Il Pubblico Ministero Gregorio Capasso aveva chiesto una condanna a 9 anni per tutti gli imputati. La difesa, invece, ha sempre sostenuto l’innocenza dei giovani e ha definito il capo di imputazione incongruo e contraddittorio, mettendo in dubbio l’attendibilità della vittima. Uno dei due avvocati di Ciro Grillo, Enrico Grillo, ha espresso “delusione” per la sentenza, ribadendo la convinzione dell’innocenza del suo assistito e annunciando il ricorso in appello.
Il collegio ha riconosciuto agli imputati le attenuanti generiche e ha disposto una provvisionale di 10.000 euro a favore delle parti civili per Ciro Grillo, Lauria e Capitta, e di 5.000 euro per Corsiglia. Quest’ultimo è stato assolto dall’accusa di aver molestato l’amica della vittima, scattando e diffondendo foto a sfondo sessuale.

Giulia Bongiorno, legale della giovane italo-norvegese, ha definito la sentenza “granitica”. La sua assistita sarebbe scoppiata in “lacrime di gioia, un pianto a dirotto che mi ha molto commossa” una volta appresa la sentenza: “In questo percorso è stata crocifissa, massacrata, questa sentenza oggi non trova la fine della sua sofferenza ma trova il significato della sua sofferenza perché ha denunziato, ha creduto nella possibilità che ci fosse giustizia“. La ragazza ha affidato le sue parole alla legale: “Questa grande sofferenza ora ha un senso. Credo che questo mio dolore possa dare coraggio anche ad altre donne“, ha detto.
Anche Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna, ha commentato la decisione, sottolineando come la violenza sessuale non possa essere considerata una “bravata” ma un reato gravissimo che colpisce la libertà e la dignità delle donne. La sentenza, secondo Ercoli, restituisce forza e credibilità alla parola delle sopravvissute.
L’esito del processo ha suscitato grande clamore mediatico e acceso dibattiti sull’importanza del consenso e sulla lotta alla violenza di genere in Italia. Il caso, che ha visto coinvolto il figlio di un personaggio pubblico di spicco, ha inevitabilmente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, generando reazioni contrastanti e aprendo interrogativi sul futuro giudiziario degli imputati.
Ciro Grillo, nato dal matrimonio di Beppe e di Parvin Tadjik, ha 24 anni e l’anno scorso si è laureato in Giurisprudenza all’università di Genova, discutendo una tesi sulla procedura penale con il professor Mitja Gialuz. Fino alla sentenza di oggi, era avvocato praticante in uno studio legale della città ligure, quello di Andrea Vernazza, il secondo dei due avvocati che lo hanno difeso. Secondo Vernazza, Grillo non escludeva il concorso in magistratura.



