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Home » Attualità » Consumi 2025: nei supermercati più scaffali per cani e gatti, meno per l’infanzia. Gli italiani stringono la cinghia e preferiscono i discount

Consumi 2025: nei supermercati più scaffali per cani e gatti, meno per l’infanzia. Gli italiani stringono la cinghia e preferiscono i discount

Secondo l'Istat gli italiani hanno speso meno rispetto al 2007, anno a cui seguì una crisi finanziaria. Intanto i supermercati prediligono i prodotti per animali a quelli per l'infanzia.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene1 Dicembre 2025
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Un carrello della spesa in un supermercato
Un carrello della spesa in un supermercato (fonte: Unsplash)
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Nei supermercati italiani sta accadendo qualcosa di silenzioso ma significativo: le catene della grande distribuzione stanno riducendo gli scaffali dedicati ai prodotti per l’infanzia e aumentando quelli per cani e gatti. Non si tratta di una scelta casuale, ma del riflesso di un cambiamento profondo nelle abitudini di spesa e nella composizione delle famiglie italiane.

Questa trasformazione racconta una storia più ampia sui consumi nel Paese, una storia che i dati Istat confermano con numeri sorprendenti. Nel terzo trimestre del 2025, le famiglie italiane hanno speso 278,3 miliardi di euro, una cifra inferiore al 2007, alla vigilia della crisi finanziaria quando la spesa era di 279,4 miliardi. I dati sono espressi in euro concatenati e destagionalizzati, quindi neutralizzano l’effetto dell’inflazione e sono direttamente paragonabili.

La situazione diventa ancora più evidente osservando il comportamento quotidiano nei punti vendita. In alcuni quartieri si nota una netta differenza: i discount praticano saldi su offerte già scontate in partenza e le code alle casse sono interminabili, mentre i supermercati di qualità medio-alta restano semivuoti, senza file in cassa. Questo spostamento verso il risparmio è diventato una costante nel comportamento d’acquisto degli italiani.

Dal 2007 a oggi, il Paese ha registrato una vera e propria austerità alimentare. Gli italiani spendono circa venti miliardi all’anno in meno per il cibo rispetto a diciassette anni fa. Nel 2007 la spesa in generi alimentari e bevande non alcoliche ammontava a 167,3 miliardi di euro all’anno, mentre nel 2024 si è ridotta di 16,7 miliardi. Non si tratta necessariamente di acquistare meno prodotti in termini di volume, ma di una maggiore attenzione alle offerte, agli sconti e, in alcuni casi, di compromessi sulla qualità.

I discount hanno conquistato rapidamente più di un quarto del mercato della grande distribuzione organizzata, diventando la scelta privilegiata per molte famiglie. Altri tre miliardi all’anno rispetto al 2007 vengono risparmiati nella voce vestiario e calzature. Gli italiani stanno quindi conducendo una severa spending review personale da un’intera generazione, concentrando i tagli proprio sui prodotti che tradizionalmente servivano a gratificarsi, dalla tavola all’abbigliamento.

frigorifero supermercato
frigorifero supermercato (fonte: Unsplash)

La depressione dei consumi rappresenta un problema politico ed economico di grande portata. I consumi delle famiglie contano per circa metà del prodotto interno lordo italiano: se non funzionano adeguatamente, il Paese rischia una condizione permanente di semi-recessione. La questione diventa ancora più urgente considerando che, a differenza dell’ultimo ventennio, l’Italia non potrà più fare affidamento sui mercati esteri come in passato.

L’America si è trincerata dietro i suoi dazi, la Cina si piazza puntualmente in diretta concorrenza con il made in Italy in settori sempre nuovi, mentre la Germania è vittima di una crisi strutturale dalla quale non sembra riuscire a riemergere. In questo scenario internazionale, i consumi interni delle famiglie dovrebbero rappresentare una leva vitale per generare crescita e rendere sostenibile il debito pubblico.

Dal 2007, vigilia della crisi finanziaria, l’Italia è cresciuta complessivamente solo del 6%, ma i consumi delle famiglie italiane sono scesi, e questo dato attraversa governi di diverso colore politico, testimoniando una tendenza strutturale che va oltre le singole amministrazioni. La cronologia dei consumi nei terzi trimestri racconta questa parabola discendente: dai 279,4 miliardi del 2007 si scende ai 275,8 del 2011, si tocca il minimo di 262,2 nel 2014, si risale leggermente a 272,5 nel 2019, fino ad arrivare ai 278,3 del 2025.

Il fenomeno osservato negli scaffali dei supermercati, con la riduzione dello spazio per i prodotti per l’infanzia a favore di quelli per animali domestici, è quindi il sintomo visibile di trasformazioni più ampie. Da un lato riflette il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione, dall’altro evidenzia come le nuove composizioni familiari stiano modificando le priorità di spesa. Gli animali domestici stanno occupando uno spazio crescente nelle case e nei bilanci familiari italiani.

Questa rivoluzione silenziosa dei carrelli della spesa pone interrogativi sul futuro economico del Paese. Se i consumi interni restano compressi e i mercati esteri diventano meno accessibili, quali leve potrà utilizzare l’Italia per generare crescita? La risposta passa necessariamente dalla comprensione di questi cambiamenti strutturali e dalla capacità di adattare le politiche economiche a una realtà in cui le famiglie spendono meno, spendono diversamente e hanno priorità diverse rispetto a una generazione fa.

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