È durato pochissimo. Il portale del Conto Termico 3.0, lo strumento statale pensato per incentivare la produzione di calore da fonti rinnovabili e la riduzione del fabbisogno termico degli edifici, è stato sospeso dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) il 3 marzo 2026, a meno di una settimana dalla sua apertura. La causa è tanto semplice quanto clamorosa: le richieste di incentivo hanno già superato il budget annuale a disposizione.
In pochi giorni dall’attivazione del portale, sono arrivate 3.333 domande per un valore complessivo di quasi 1,3 miliardi di euro. Il problema? La dotazione annuale prevista dal Decreto Ministeriale del 7 agosto 2025 è di soli 900 milioni di euro, 500 milioni destinati a privati e imprese, 400 milioni riservati alla pubblica amministrazione.
Non era mai successo nelle versioni precedenti della misura: per la prima volta nella storia del Conto Termico, le risorse disponibili sono andate esaurite, almeno sulla carta, prima ancora di completare la prima settimana di operatività.
Perché sono arrivate così tante domande? La risposta sta in una delle novità più importanti di questa terza edizione: per i Comuni con meno di 15.000 abitanti, il contributo può coprire fino al 100% delle spese ammissibili per la riqualificazione energetica degli edifici pubblici. Scuole, municipi, biblioteche, palestre comunali: tutti quegli immobili che da anni aspettavano fondi per interventi di efficientamento energetico, senza riuscire a trovarli nei bilanci locali.

La viceministra dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Vannia Gava, ha confermato che ben l’85% delle domande pervenute riguarda proprio questa tipologia di interventi. Un dato che racconta molto della condizione reale dei piccoli Comuni italiani e della fame di risorse per modernizzare un patrimonio immobiliare pubblico spesso vetuste e energivoro.
Cosa succede adesso? Il GSE ha chiarito che la sospensione è temporanea e prudenziale. Nei prossimi giorni — il processo potrebbe richiedere anche un paio di settimane — i tecnici del Gestore analizzeranno le oltre tremila pratiche già presentate per capire quante siano effettivamente ammissibili e quale impatto finanziario reale avranno sull’anno in corso.
Non tutte le domande, infatti, si tradurranno necessariamente in spesa immediata: alcune potrebbero non soddisfare i requisiti tecnici e normativi, altre potrebbero distribuire i propri effetti su più anni, in base ai tempi di realizzazione dei lavori. Solo al termine di questa analisi si capirà quante risorse siano ancora disponibili e quando il portale potrà riaprire.
È aperta anche un’ipotesi più delicata: spostare una parte dei fondi destinati a privati e imprese verso la pubblica amministrazione, qualora risultasse necessario. Una scelta che il Ministero dell’Ambiente valuterà con prudenza, in un momento in cui i bonus edilizi si stanno progressivamente riducendo.
Le associazioni di categoria hanno reagito con attenzione. Giuseppe Lorubio, presidente di Assotermica, ha sottolineato il rischio che uno stop di questa portata congeli un mercato che aveva appena ripreso slancio, chiedendo che la sospensione si applichi solo agli incentivi effettivamente esauriti, preservando quelli ancora disponibili per gli altri beneficiari.
Più ottimista la lettura di Federico Musazzi, segretario generale di Assoclima, secondo cui questi numeri confermano l’attrattività della nuova misura e dovrebbero spingere il governo a rafforzarla con risorse aggiuntive.



