Il Ministero della Cultura spagnolo ha annunciato che reclamerà l’archivio storico della Fundación Francisco Franco attraverso l’Avvocatura dello Stato. La decisione si basa sulla convinzione che i migliaia di documenti in possesso della fondazione appartengano al patrimonio pubblico e debbano essere restituiti allo Stato.
Il ministro Ernest Urtasun ha dichiarato durante un’intervista alla televisione pubblica spagnola che questi appartengono agli spagnoli e ai ricercatori, affinché possano documentare la repressione del periodo franchista. Secondo Urtasun, si tratta di materiali di dominio pubblico che devono essere conservati in un archivio statale.

Durante l’estate, il Ministero della Cultura ha analizzato 27.620 documenti disponibili sul sito web della fondazione per determinare se fossero di carattere pubblico o privato. L’informe conclusivo stabilisce che questi materiali appartengono al popolo spagnolo, poiché provengono dall’attività di un capo di Stato e furono prodotti prevalentemente nella Casa Civil e nella Segreteria del dittatore.
La classificazione, però, non si basa esclusivamente sulla loro provenienza. Altri criteri determinanti includono la presenza di timbri ufficiali, intestazioni o firme, la loro relazione con l’esercizio istituzionale, governativo e giurisdizionale, oltre ai rapporti classificati per ragioni di sicurezza e difesa dello Stato.
Il fondo, nello specifico, conserva 950 scritti degli anni Trenta, 8.500 del decennio successivo e 9.500 degli anni Cinquanta, che rappresentano la maggior parte con il 34% del totale. Gli anni Sessanta sono documentati da 5.700 pezzi, mentre del decennio seguente esistono 1.040 documenti. A questi si aggiungono circa 2.000 materiali non datati.
Secondo quanto stabilito dal Ministero della Cultura in un comunicato ufficiale, i documenti devono essere restituiti allo Stato e conservati in un archivio pubblico seguendo la Ley del Patrimonio Histórico Español. L’articolo 54.1 di questa normativa indica che coloro che hanno ricoperto cariche pubbliche sono obbligati a consegnare ai loro successori qualsiasi documento generato nell’esercizio di quella funzione o all’archivio corrispondente. Si tratta di beni imprescrittibili che non possono essere acquisiti per possesso prolungato.
L’archivio franchista, inoltre, conserva fascicoli su relazioni e visite di capi di Stato stranieri, come quella del presidente statunitense Eisenhower a Madrid nel 1959 o quella di Evita Perón nel 1947. Include anche missive di interesse diplomatico e informazioni su eventi storici come la Seconda Guerra Mondiale o l’ingresso della Spagna nelle Nazioni Unite.
Per finire, la documentazione custodisce anche memoria scritta delle relazioni con le ex colonie, il Nord Africa e i processi di decolonizzazione, oltre a questioni relative a Gibilterra e ai rapporti con il Vaticano.
Le misure per trasferire questo archivio al demanio pubblico arrivano mesi dopo l’avvio delle procedure per annullare la fondazione. Sono stati presentati rapporti che documentano l’incompatibilità di questa entità con la Ley de Memoria Histórica per la sua apologia della dittatura franchista e l’umiliazione della dignità delle vittime di quel periodo.
Il governo sostiene che gli spagnoli non debbano finanziare attraverso i benefici fiscali queste attività antidemocratiche. Per ottenere i documenti dell’archivio franchista, il Ministero della Cultura confida che la giustizia agisca nella stessa direzione in cui operò con il Pazo de Meirás, residenza di villeggiatura della famiglia del dittatore in Galizia.
Urtasun, inoltre, ha sottolineato durante un suo intervento, che un governo democratico degno di tale nome non può permettere che l’oblio di tutto ciò che è accaduto in Spagna si infiltri nella memoria collettiva e la disintegri. Un governo democratico deve esigere sempre e in ogni momento verità, riparazione e giustizia, come stabilito dalla legge.
