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Home » Attualità » Cos’è l’aggiotaggio, il reato finanziario che può far cadere anche i più potenti imprenditori italiani

Cos’è l’aggiotaggio, il reato finanziario che può far cadere anche i più potenti imprenditori italiani

Capiamo cos'è il reato finanziario che coinvolge Caltagirone, Milleri e Lovaglio nell'indagine su Mps e Mediobanca.
RedazioneDi Redazione27 Novembre 2025
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grafico mercato azionario
grafico mercato azionario

Il termine aggiotaggio è tornato prepotentemente nelle cronache italiane con l’indagine della Procura di Milano che vede coinvolti alcuni tra i nomi più influenti della finanza nazionale: Francesco Gaetano Caltagirone, settimo uomo più ricco d’Italia, Francesco Milleri, presidente di Luxottica e della holding Delfin, e Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena. Ma cosa significa esattamente questa parola che evoca manovre oscure sui mercati finanziari?

L’etimologia del termine affonda le radici nella lingua francese, derivando da “agiotage”, a sua volta nato dal sostantivo italiano aggio, inteso storicamente come il vantaggio o l’opportunità che si riceveva per l’aggiustamento del valore tra diverse monete. Nel tempo, questo concetto si è trasformato in una delle fattispecie di reato più rilevanti nel campo economico e finanziario.

Il codice penale italiano dedica all’aggiotaggio l’articolo 501, intitolato “Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”. La norma punisce chiunque, con l’intento di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o divulga notizie false, esagerate o tendenziose, oppure utilizza altri artifizi capaci di causare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci o dei valori ammessi nelle liste di borsa. La pena prevista è la reclusione fino a tre anni e una multa che può arrivare fino a 25.822 euro.

Le sanzioni si aggravano in modo significativo quando l’alterazione dei prezzi si verifica concretamente, e le pene vengono addirittura raddoppiate in due circostanze particolari: se il fatto è commesso da un cittadino italiano per favorire interessi stranieri, oppure se dal reato deriva un deprezzamento della valuta nazionale, dei titoli di Stato o il rincaro di merci di comune o largo consumo. Quest’ultima previsione dimostra come il legislatore abbia voluto tutelare non solo gli operatori di mercato, ma l’intera economia nazionale e i consumatori.

Accanto alla previsione del codice penale, esiste una disciplina civilistica dell’aggiotaggio contenuta nell’articolo 2637 del codice civile italiano. Questa norma amplia ulteriormente la portata del reato, punendo chiunque diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifici concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziari, quotati o non quotati. Particolarmente significativa è l’estensione della tutela anche all’affidamento che il pubblico ripone nella stabilità patrimoniale di banche o gruppi bancari. In questo caso, la pena prevista è più severa: reclusione da uno a cinque anni.

Da operazioni di aggiotaggio è possibile trarre grandi profitti illeciti, provocando conseguentemente danni economici agli altri operatori sul mercato finanziario. Proprio questa dinamica è al centro dell’indagine milanese che ha coinvolto i vertici dell’operazione finanziaria che ha ridisegnato la mappa del credito in Italia.

Secondo la ricostruzione della Procura di Milano, guidata dal pool economico del procuratore aggiunto Roberto Pellicano, Caltagirone, Milleri e Lovaglio sono indagati per le ipotesi di reato di aggiotaggio e di ostacolo alle autorità di vigilanza. L’accusa sostiene che abbiano concordato l’offerta pubblica di scambio da 13,5 miliardi di euro con la quale Monte dei Paschi di Siena, tra gennaio e ottobre 2025, ha conquistato il controllo di Mediobanca, raccogliendo il 62 per cento di adesioni in Borsa.

grafico economico
grafico economico

Le indagini, sviluppate dal Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza sotto la direzione dei pubblici ministeri Luca Gaglio e Giovanni Polizzi, contestano specificamente di aver taciuto al mercato il concerto tra il gruppo Caltagirone e la Delfin. Questo accordo sarebbe stato celato anche alle autorità di vigilanza: la Consob, che supervisiona la Borsa, la Banca centrale europea, vigilante sul sistema creditizio, e l’Ivass, che controlla il mondo assicurativo.

Secondo gli inquirenti, l’accordo non dichiarato avrebbe comportato il coordinamento degli acquisti di azioni di Mediobanca, fino a violare l’obbligo normativo di lanciare un’offerta pubblica di acquisto una volta raggiunta e superata congiuntamente la quota del 25 per cento dell’istituto allora guidato dal banchiere Alberto Nagel. Anche il gruppo Caltagirone e la Delfin, come persone giuridiche, sono indagati in base alla legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti per reati commessi dai vertici nell’interesse aziendale.

L’operazione ha coinvolto alcuni dei protagonisti più rilevanti della finanza italiana. Caltagirone, 82 anni, è il settimo uomo più ricco d’Italia con attività che spaziano dalle costruzioni alla finanza, dall’editoria agli investimenti strategici. Tra i suoi asset figurano Cementir, che vale 2 miliardi in Borsa, Fabrica che amministra 6 miliardi di impieghi, e partecipazioni significative in Generali, Mps e Acea. Francesco Milleri, 65 anni, guida Luxottica e la holding Delfin dopo la morte nel 2022 di Leonardo Del Vecchio, gestendo una multinazionale da 25 miliardi di fatturato e 80.000 dipendenti, con partecipazioni del 17,5 per cento in Mps, 10 per cento in Generali e 2,7 per cento in Unicredit. Luigi Lovaglio, 70 anni ed ex manager di UniCredit, è il banchiere alla guida del rilancio di Montepaschi, passata dall’essere sull’orlo del fallimento a perno di un riassetto degli equilibri creditizi in Italia.

Monte dei Paschi di Siena ha ricevuto la notifica di un decreto di perquisizione e ha diffuso un comunicato in cui si dice confidente di poter fornire tutti gli elementi a chiarimento della correttezza del proprio operato, manifestando piena fiducia nelle autorità competenti e completa collaborazione.

Dal punto di vista della prescrizione, il reato di aggiotaggio previsto dall’articolo 501 del codice penale si estingue in sei anni, termine che corrisponde al tempo minimo previsto per i delitti anche quando la pena edittale massima è inferiore. Se intervengono atti interruttivi della prescrizione, elencati in modo tassativo dall’articolo 160 del codice penale, il tempo necessario aumenta fino a un massimo di un quarto, raggiungendo così i sette anni e mezzo.

 

 

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