Un bambino svedese di undici anni scrive su Instagram una frase agghiacciante: “Non vedo l’ora di vedere il mio primo cadavere”. Un altro chiede: “Allora, quando ammazziamo qualcuno?” Dall’altra parte dello schermo arriva la risposta: “Resta motivato”. Poi l’offerta di 14mila dollari per commettere un omicidio, con trasporto, abiti e strumenti già predisposti. La polizia riesce a intervenire appena in tempo per evitare una tragedia.
Non si tratta di casi isolati ma di un vero e proprio fenomeno che in Europa si sta diffondendo a macchia d’olio: quello del Violence-as-a-Service, ossia della violenza come servizio. È un modello criminale che usa i minorenni come manodopera invisibile reclutandoli per degli omicidi su commissione tramite social media e piattaforme di gaming.
Ad aprile è partita l’Operazione Grimm di Europol, risultata nell’arresto di 193 persone in 9 Paesi europei. Si contano 63 esecutori materiali fermati, 40 facilitatori arrestati, 84 reclutatori smascherati e 6 istigatori catturati, cinque dei quali definiti di “alto valore”.
Il fenomeno si è dapprima diffuso in Svezia per poi allargarsi a tutta Europa, con reti criminali che operano in Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna e Regno Unito. La task force operativa Grimm ha riunito investigatori specializzati provenienti da questi Paesi, insieme ad esperti di Europol e fornitori di servizi online, con l’obiettivo di interrompere il processo di reclutamento e fermare la diffusione dei servizi di omicidio su commissione.
L’organizzazione criminale è composta secondo dei ruoli precisi proprio come una vera azienda, con il fine di rendere quasi impossibile risalire ai mandanti. Si parte dall’istigatore, che ordina e finanzia il crimine: in genere risiede all’estero ed è disposto a pagare anche 20mila euro per un omicidio in cui non sarà lui a sporcarsi le mani. C’è poi il reclutatore, ossia l’intermediario: è lui che contatta i potenziali sicari su Telegram, Instagram, Discord e nelle chat dei videogiochi, usando tecniche rodate di marketing come gamification e storytelling, trasformando il crimine in una “missione di gioco” come in Fortnite o Counter-Strike.
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Il facilitatore si occupa di procurare armi, organizzare la logistica, gestire i contatti e gli accordi finanziari. E infine c’è l’esecutore, quasi sempre un minorenne senza precedenti penali e dunque considerato invisibile alle forze dell’ordine. Sarà lui ad assumersi tutti i rischi mentre gli altri osservano dalle loro posizioni sicure.
Stefan Sinteus, capo della polizia di Malmö, descrive la dinamica di reclutamento di questi ragazzi, adescati con la prospettiva di guadagni futuri o semplicemente di avventura e appartenenza: “Ragazzi di 11 o 12 anni vengono reclutati mentre giocano a Fortnite o Counter-Strike. Accettano di portare una borsa in cambio di 10mila punti nel gioco”.
Il crimine viene glamourizzato e normalizzato, esponendo i giovanissimi a contenuti progressivamente violenti; e poi arrivano le “missioni”: si parte dalla semplice intimidazione e si arriva fino all’omicidio. Molti sicari minorenni sono disposti a viaggiare in altri Paesi per compiere attività criminali, come testimonia un gruppo Telegram chiuso di recente che vantava ben 11mila membri.
Molto spesso i giovani coinvolti in queste operazioni hanno problemi di dipendenza, disturbi di attenzione, precedenti penali minori o problemi a scuola, oppure vivono in case famiglia o in condizioni disagiate: proprio per questo diventano i bersagli preferiti dei reclutatori, che fanno leva sulle loro difficoltà.



