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Home » Attualità » Delitto Garlasco, il Dna di Sempio sulle unghie di Chiara è una prova: cosa succede adesso?

Delitto Garlasco, il Dna di Sempio sulle unghie di Chiara è una prova: cosa succede adesso?

La perizia conferma: assente il DNA di Stasi. La procura verso rinvio a giudizio di Sempio. Tutti i dettagli sul caso Garlasco.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti27 Novembre 2025
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Chiara Poggi
Chiara Poggi (fonte: YouTube/Rai)

La conferma è arrivata dall’incidente probatorio e ha il peso di una sentenza scientifica: il Dna Y trovato sulle unghie di Chiara Poggi corrisponde a quello di Andrea Sempio. La perita Denise Albani ha certificato la piena concordanza con le consulenze della procura di Pavia e della difesa di Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio della giovane di Garlasco. Si tratta di un punto granitico dell’inchiesta perché non è un accertamento di parte, ma del Tribunale, quindi terzo e indipendente.

La perizia avrà valore di prova in un eventuale processo a carico di Sempio, il 37enne amico di Marco Poggi che frequentava saltuariamente la villetta di via Pascoli. Da questo momento nessuno potrà più mettere in dubbio quanto la scienza forense ha accertato: nelle tracce di materiale biologico repertate dai Ris nel 2007 sulle unghie della vittima e analizzate definitivamente nel 2014 dal professor Francesco De Stefano c’è la traccia biologica dell’amico del fratello di Chiara, all’epoca 19enne.

Un elemento ancora più rilevante emerge dall’analisi: non c’è traccia del Dna di Alberto Stasi, che sta finendo di scontare la pena nel carcere di Bollate, né di alcun componente della famiglia Poggi. Questa assenza rappresenta per gli investigatori un dato decisivo. La domanda centrale dell’indagine dei carabinieri di Milano, coordinati dal procuratore Fabio Napoleone e dall’aggiunto Stefano Civardi, è proprio questa: come ci è finito il Dna di Andrea Sempio sulle unghie di Chiara Poggi?

Andrea Sempio a Porta a Porta
Andrea Sempio a Porta a Porta (fonte: YouTube)

I legali e consulenti del nuovo indagato, insieme a quelli della famiglia Poggi, sostengono la tesi della contaminazione. Secondo questa ricostruzione, Chiara avrebbe toccato qualche oggetto o superficie su cui erano presenti piccole quantità di materiale genetico di Sempio. Il Dna può infatti restare per mesi su alcuni materiali. Questa ipotesi era già stata avanzata nel 2017 nella richiesta di archiviazione firmata dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dalla pm Giulia Pezzino, anche se in modo ritenuto anomalo dagli attuali inquirenti, perché quella inchiesta partiva dal presupposto della non utilizzabilità del reperto.

Nelle scorse settimane i consulenti della difesa di Sempio hanno parlato dell’ipotesi di contaminazione dall’uso del telecomando o di tracce di saliva sul pavimento o su mobili. La procura di Pavia oppone però un elemento scientifico che considera decisivo: come è possibile che siano rimaste sulle mani di Chiara solo le tracce di Sempio, che nella migliore delle ipotesi aveva frequentato la casa alcune settimane prima del delitto, mentre non ci sono segni di quelle dei familiari?

Per i magistrati l’assenza del Dna della madre, del padre e del fratello di Chiara ha una sola spiegazione: la vittima si era lavata accuratamente le mani poco prima di essere uccisa. Gli investigatori ritengono che non possa esistere alcuna altra ipotesi scientificamente supportata per spiegare l’assenza del materiale genetico dei familiari. Il nodo dell’indagine diventa quindi la collocazione del nuovo indagato sulla scena del crimine.

Gli inquirenti associano la traccia genetica anche all’impronta numero 33, quella trovata sul muro delle scale che portano al seminterrato, proprio dove è stato rinvenuto il corpo della vittima. Su questo aspetto si va avanti a colpi di consulenze: per la procura quella traccia mai attribuita è certamente del nuovo indagato, per la difesa non ci sono i necessari punti di confronto per una identificazione certa. La questione sarà al centro di un eventuale dibattimento processuale.

Altri elementi investigativi sono sotto la lente degli inquirenti: le telefonate a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto e le presunte incongruenze legate agli spostamenti di Sempio quella mattina. C’è la questione del famoso scontrino di Vigevano che, secondo i pm, sarebbe stato fornito successivamente per costruire un alibi. A sostegno della tesi dell’accusa ci sarebbero due importanti consulenze: quella sulle macchie di sangue, la cosiddetta Bpa, e quella medico-legale affidata all’anatomopatologa Cristina Cattaneo.

Entrambe avrebbero riscritto in parte la dinamica del delitto rispetto alla ricostruzione delle precedenti sentenze, fornendo altri elementi che per l’accusa collocherebbero Sempio sulla scena del crimine. Si aggiunge poi il capitolo delle indagini bresciane sulla presunta corruzione legata all’inchiesta del 2016-2017. La tesi dei pm diretti da Francesco Prete è che la famiglia Sempio abbia pagato tra 20 e 30 mila euro per ottenere una facile archiviazione. Al momento gli unici indagati sono l’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il padre di Sempio, Giuseppe.

Il deposito finale della perizia è previsto per i prossimi giorni, comunque entro venerdì 5 dicembre. Esclusa la richiesta di una misura cautelare per il nuovo indagato, la procura punta ad arrivare entro la primavera alla richiesta di rinvio a giudizio, aprendo un nuovo capitolo giudiziario in uno dei casi di cronaca nera più seguiti degli ultimi vent’anni in Italia.

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