Quasi due ore di fila, battendo il precedente primato di Bill Clinton fermo a 90 minuti: il discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Donald Trump davanti al Congresso resterà negli annali per la sua lunghezza, ma anche per la sua densità di annunci, colpi di scena e scontri a distanza ravvicinata con l’opposizione democratica.
Sin dalle prime parole, il presidente ha tracciato un bilancio trionfale del proprio primo anno di secondo mandato. Controllo dei confini, calo del traffico di fentanyl, prezzi del carburante in discesa e mutui che iniziano ad allentarsi: Trump ha presentato questi risultati come prove tangibili di quella che ha definito una svolta senza precedenti nella storia recente degli Stati Uniti. “Siamo entrati nell’età dell’oro”, ha dichiarato.
Trump ha trasformato la serata in un evento quasi teatrale: ha invitato più ospiti ad alzarsi in piedi, ha consegnato medaglie e ha sorpreso il nipote di un prigioniero politico venezuelano facendo entrare quest’ultimo nell’aula a sorpresa. L’applauso più bipartisan della serata — uno dei pochissimi — è arrivato quando i campioni olimpici di hockey sul ghiaccio hanno fatto il loro ingresso tra i banchi del Congresso (non c’era la nazionale femminile, però, che ha rifiutato l’invito per protesta).
Per il resto, la divisione è stata netta. Una trentina di deputati democratici ha boicottato l’evento rimanendo assente, mentre molte delle parlamentari presenti indossavano abiti bianchi in omaggio alle suffragette e in segno di protesta contro il Save America Act, ritenuto discriminatorio verso alcune categorie di elettori. Le deputate Ilhan Omar e Rashida Tlaib hanno interrotto il presidente più volte con grida e cartelli, fino a quando il deputato texano Al Green è stato allontanato dall’aula dopo aver mostrato un cartello con una frase razzista. La tensione ha toccato il picco quando Trump ha chiesto ai presenti di alzarsi in piedi per affermare che la priorità del governo americano sono i cittadini e non gli immigrati irregolari: i repubblicani si sono alzati in coro, i democratici sono rimasti seduti.
Molto atteso era il confronto, almeno simbolico, con i quattro giudici della Corte Suprema seduti in prima fila, tre dei quali avevano appena bocciato i suoi dazi. Trump ha usato toni più misurati rispetto ai giorni precedenti, parlando di “sentenza deludente” e di “infelice coinvolgimento” della Corte, ma ha ribadito con forza la propria visione: le tariffe doganali sono uno strumento di pace e protezione economica, e potrebbero nel tempo sostituire parte dell’attuale sistema fiscale. Ha anche annunciato che nuovi dazi globali sono in arrivo, descrivendoli come “più complessi ma probabilmente migliori”.
In politica estera, Trump ha parlato a lungo dell’Iran senza chiarire se un’azione militare sia sul tavolo, ma rivelando per la prima volta che Teheran starebbe sviluppando missili capaci di raggiungere il territorio americano.
Con un tasso di approvazione ai minimi dall’inizio del secondo mandato e le elezioni di midterm all’orizzonte, il discorso sullo Stato dell’Unione rappresentava un’occasione cruciale per Trump. Se il messaggio sia arrivato agli indipendenti, gli elettori più contesi, lo diranno i sondaggi dei prossimi giorni.
