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Home » Attualità » È morto Angelo Gugel, il maggiordomo dei papi: sorresse Giovanni Paolo II nell’attentato del 1981

È morto Angelo Gugel, il maggiordomo dei papi: sorresse Giovanni Paolo II nell’attentato del 1981

Addio ad Angelo Gugel, nella sua vita servì tre papi, ma rimane alla storia per aver sorretto Giovanni Paolo II il giorno dell'attentato del 1981.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti16 Gennaio 2026
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Angelo Gugel
Angelo Gugel (fonte: YouTube)

È morto ieri sera a Roma, all’età di 90 anni, Angelo Gugel, l’uomo che per mezzo secolo ha servito con discrezione e fedeltà tre Pontefici come Aiutante di Camera. Nato il 27 aprile 1935 a Miane, in provincia di Treviso, Gugel si è spento circondato dall’affetto della sua famiglia, lasciando la moglie Maria Luisa Dall’Arche, sposata nel 1964, e quattro figli, Raffaella, Flaviana, Guido e Carla Luciana Maria.

La sua storia al servizio della Santa Sede inizia nel 1955, quando viene arruolato come gendarme in Vaticano. Di famiglia contadina, aveva alle spalle un’esperienza di due anni in seminario. Dopo essersi ammalato di tubercolosi e aver affrontato una lunga convalescenza, però, viene trasferito al Governatorato, dove avrebbe potuto continuare una carriera ordinaria se non fosse intervenuta la chiamata che ha cambiato la sua vita.

È Giovanni Paolo I, il Papa veneto Albino Luciani, a volerlo al suo fianco nell’agosto del 1978. Luciani era stato suo vescovo a Vittorio Veneto, conosceva la madre di Angelo e sua moglie, e aveva ordinato sacerdote il fratello di lei, don Mario Dall’Arche. Già durante il Concilio Vaticano II, Gugel aveva fatto da autista a Luciani a Roma ed era stato ospite a cena a casa sua. Quella relazione di fiducia e stima reciproca, dunque, porta il giovane trevigiano, allora quarantenne, a diventare parte integrante della Famiglia pontificia.

Il brevissimo pontificato di Luciani, durato appena 33 giorni, segna profondamente Gugel, che in seguito depone al processo di beatificazione del Papa del sorriso. Ma la sua vita sarebbe stata legata soprattutto a un altro Pontefice, quello venuto da molto lontano. Dopo la morte di Giovanni Paolo I, racconta lo stesso Gugel, le gambe gli tremarono quando viene richiamato in Appartamento dal nuovo Papa, Karol Wojtyla. E’ il 1978 e inizia un servizio che sarebbe durato quasi 27 anni.

Il 22 ottobre 1978, prima della cerimonia di inizio solenne del pontificato in Piazza San Pietro, Giovanni Paolo II lo chiama nel suo studio per leggergli l’omelia che avrebbe pronunciato di lì a poco. Le parole che sarebbero diventate storiche risuonano per la prima volta in quella stanza privata:

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!

Il Papa chiede a Gugel di segnalargli le pronunce sbagliate e con la matita si appunta dove far cadere gli accenti. Una caratteristica che si rivela utile. Gugel, infatti, era l’unico italiano tra i collaboratori polacchi del nuovo Pontefice e poteva aiutarlo con la corretta pronuncia italiana.

Quel rapporto di fiducia e familiarità caratterizza tutti i 27 anni trascorsi insieme, pieni di attività, incontri e viaggi nei cinque continenti, ma anche di momenti più intimi durante le vacanze in Cadore o in Valle d’Aosta, quando anche Gugel toglieva l’immancabile abito scuro con cravatta per indossare maglioni e pantaloni da montagna.

Il 13 maggio 1981, però, rimane la data più drammatica nella memoria dell’uomo. Quel giorno si trova sulla papamobile accanto a Giovanni Paolo II quando Ali Agca spara in Piazza San Pietro. Ed è proprio lui a sorreggere con le braccia il Papa ferito, un’immagine che ha fatto il giro del mondo e che Gugel non ha mai dimenticato. Di quei momenti continuava a ricordare ogni dettaglio, il foro della pallottola, Wojtyla adagiato per terra all’ingresso del palazzo dei Servizi di sanità in Vaticano, la lunga corsa verso il policlinico Gemelli.

Dopo la morte di Giovanni Paolo II, avenuta molti anni dopo quei terribili momenti, Gugel continua il suo servizio con Benedetto XVI, accompagnando anche l’inizio del pontificato di Joseph Ratzinger prima di ritirarsi in pensione, ormai settantenne. Anche dopo il sui ritiro, però, ha continuato a mantenne la riservatezza che il delicato ruolo gli aveva imposto, concedendo raramente interviste. Solo nel 2020, in occasione del centenario della nascita di san Giovanni Paolo II, ha affidato alcuni ricordi a un numero speciale dell’Osservatore Romano, testimoniando il clima di fiducia instaurato dal Papa venuto da lontano e la sensazione di sentirsi a casa nell’Appartamento pontificio.

Così. sempre impeccabile nell’abbigliamento, di quell’eleganza sobria che non è ostentazione, Angelo Gugel ha attraversato mezzo secolo di storia della Chiesa rimanendo nell’ombra, fedele al suo ruolo di testimone silenzioso.

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