Una battaglia legale durata undici anni, un riconoscimento di paternità arrivato quando il padre era ormai morto, e ora una richiesta di risarcimento che ribalta completamente la situazione. È la storia di Francesca Michelon, 41 anni, riconosciuta dal tribunale di Roma come figlia legittima di Stefano D’Orazio, lo storico batterista dei Pooh scomparso nel 2020.
La vedova del musicista, Tiziana Giardoni, ha infatti avanzato una richiesta di 100 mila euro per danni esistenziali nei confronti di Francesca.
Una decisione che ha lasciato la donna senza parole e in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato:
“Sono rimasta basita, trovo tutto questo incomprensibile. Vivo con estrema fatica l’intera situazione. La vicenda giudiziaria dura da molti anni e a ogni passo si riaprono ferite che procurano sofferenza. Nel leggere le motivazioni ho provato sconcerto, è una versione mai sentita prima“.
Secondo i legali della vedova D’Orazio, la richiesta sarebbe motivata dal comportamento di Francesca Michelon che, a loro dire, non sarebbe mai stata interessata a farsi riconoscere come figlia, ma avrebbe avanzato solo richieste economiche. In sostanza, Francesca avrebbe causato sofferenza psicologica al padre, e da qui la richiesta di danni esistenziali post mortem.
Un’accusa che Michelon respinge con forza:
“Non ho capito quale sia la mia colpa. Ho inseguito per anni una sola verità, vedere riconosciuto il mio diritto di figlia. E quando un tribunale, dopo un’attesa lunga e dolorosa, ha stabilito ciò che sognavo, qualcuno vuole calpestare questa realtà. Io so come sono andate le cose e non ho mai cambiato la versione dei fatti. Ho raccontato tutto quello che è accaduto, senza nascondere nulla. Ho sofferto moltissimo per quel rapporto così limitato con mio padre“.
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La vicenda giudiziaria di Francesca Michelon è iniziata nel 2014, quando la donna ha intrapreso un’azione legale per ottenere il riconoscimento di paternità. Francesca è nata da una relazione tra Stefano D’Orazio e Oriana Bolletta, ma ha dovuto attendere più di dieci anni perché i giudici le riconoscessero, grazie al test del DNA, di essere effettivamente la figlia del batterista dei Pooh.
Molti sui social hanno accusato Francesca di essersi fatta viva solo per denaro e solo dopo la morte del padre.
“I fatti smentiscono queste cattiverie. La vicenda giudiziaria che ho intrapreso dura da undici anni, è iniziata nel 2014. I tempi della giustizia purtroppo sono lentissimi, e non è colpa mia se la storia è diventata pubblica solo ora, dopo la sentenza. Non è mai stato il denaro il mio obiettivo. Ho portato avanti per tutti questi anni un’azione legale non per rivendicazione economica ma per bisogni di verità. Chi non è passato da una vicenda come la mia, di frustrazione, di ricerca delle proprie radici e della propria identità, non può capire“.
Al termine del processo di primo grado, i giudici hanno non solo stabilito la paternità, ma hanno anche annullato il testamento firmato da D’Orazio. Nelle motivazioni della sentenza è stato scritto nero su bianco che l’eredità doveva essere divisa a metà tra figlia e vedova, e che a Francesca Michelon spettava un risarcimento di 60 mila euro di danni esistenziali. Denaro che la figlia del musicista non ha mai visto.
La vedova Giardoni ha presentato ricorso in appello e, fino al terzo grado di giudizio, tutto resterà come prima. Nel ricorso, la vedova ha anche chiesto che a Francesca venga riconosciuta non la metà dell’eredità stabilita dal tribunale, ma solo la quota di legittima, cioè un terzo del patrimonio di D’Orazio. Nei prossimi giorni è attesa la decisione della Corte d’Appello di Roma sul ricorso. Il giudice potrebbe sciogliere la riserva e fissare la prossima udienza oppure valutare meglio carte e testimoni.



