La premier Giorgia Meloni ha dichiarato ieri sera allo speciale per i 30 anni di Porta a Porta che l’Italia non aderirà al Board of Peace, l’organizzazione internazionale proposta da Donald Trump per riportare la pace a Gaza. La ragione? Problemi di compatibilità con la Costituzione italiana che rendono impossibile, almeno per il momento, la firma. Il cuore della questione riguarda l’articolo 11 della Costituzione, quello che permette all’Italia di partecipare a organizzazioni internazionali e cedere quote di sovranità, ma solo “in condizioni di parità con gli altri Stati”. Il Board of Peace, invece, funziona in modo completamente diverso.
La presidente del Consiglio ha spiegato che questa iniziativa “appare come una sorta di Onu privata con in più un ‘gettone’ di ingresso di un miliardo di dollari”. Una definizione che fotografa bene il problema: non c’è parità quando alcuni paesi pagano per avere un seggio permanente mentre altri possono restare solo tre anni.
Ma la struttura gerarchica va oltre. Trump mantiene poteri vastissimi: decide chi invitare e chi escludere, nomina i membri del Consiglio esecutivo, può bloccare qualsiasi decisione con un veto. Gli Stati che versano più di un miliardo ottengono uno status privilegiato, gli altri rimangono membri di serie B. Meloni ha precisato di aver parlato con il presidente Mattarella e che esiste “massima consonanza” sulle perplessità costituzionali. Il Quirinale ha confermato che non si tratta di uno “stop” imposto dal Colle, ma di una valutazione condivisa sui limiti che la Carta impone.
C’è anche un altro nodo: qualsiasi trattato internazionale deve passare dal voto del Parlamento. La premier non potrebbe semplicemente firmare a Davos senza coinvolgere Camera e Senato, come richiede la procedura di ratifica.

Un ulteriore elemento critico riguarda il ruolo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’articolo 11 consente all’Italia di aderire a organismi che promuovono pace e giustizia, ma il Board sembra configurarsi come un’alternativa all’Onu piuttosto che un suo complemento. Lo statuto propone un mandato ambizioso per gestire crisi internazionali, ma non menziona mai conflitti in corso come quello a Gaza e sembra voler creare un sistema parallelo a quello esistente.
Tuttavia, il giudizio sul Board of Peace resta comunque positivo e c’è una generale apertura del Governo, una volta affrontate le problematiche spiegate. Tutto questo per due ragioni. “La prima è che l’Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati e poi in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante”.
