Si celebra oggi la Giornata internazionale delle persone con disabilità, giunta alla sua 33esima edizione. Istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, questa ricorrenza ha l’obiettivo di promuovere i diritti, la dignità e il benessere di chi vive con una disabilità. È un’occasione annuale per fare il punto sui progressi compiuti dalla società verso l’inclusione, ma anche per capire quanto ancora ci sia da fare in ambiti cruciali come la scuola e il mondo del lavoro.
Il tema scelto per il 2025 è “Promuovere società inclusive per le persone con disabilità per favorire il progresso sociale”, prendendo spunto dalla Seconda Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sociale di Doha dello scorso novembre. La dichiarazione politica conclusiva di quell’evento ha ricordato gli ostacoli persistenti che le persone disabili ancora affrontano: maggiori rischi di povertà, accesso limitato a un lavoro dignitoso e salari più bassi, mancanze nella protezione sociale, barriere all’autonomia e alla dignità, accesso diseguale alle tecnologie assistive e ad ambienti accessibili.
In Italia, la condizione lavorativa delle persone con disabilità resta critica. Secondo gli ultimi dati disponibili, risulta occupato soltanto il 33,5% delle persone tra i 15 e i 64 anni con gravi disabilità. E come se non bastasse, anche quando trovano un impiego, non sempre esso è in linea con le competenze e i livelli di qualificazione acquisiti. Un problema ulteriore riguarda le amministrazioni pubbliche, che non sono riuscite a coprire pienamente le posizioni riservate dalla legge 68/1999, quella che promuove l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità attraverso il collocamento mirato.
La situazione è ancora più delicata quando si parla di bambini e adolescenti. L’Unicef stima che circa un bambino su dieci nel mondo sia disabile, per un totale di 240 milioni di minori. Per questo motivo, Unicef Italia considera la situazione dei bambini e degli adolescenti con disabilità una delle priorità su cui le istituzioni, la società civile e l’opinione pubblica dovrebbero concentrarsi maggiormente, “per sostenere le famiglie e garantire i diritti di questi minorenni”.
L’organizzazione sottolinea inoltre la mancanza di dati sui bambini più piccoli e le continue discriminazioni vissute da bambini e adolescenti in tutti gli ambiti della vita quotidiana: dalla scuola alla partecipazione sociale, dal diritto al gioco allo sport, le barriere restano numerose. Per quanto riguarda il sistema scolastico, l’Unicef segnala come il numero di insegnanti di sostegno non sia adeguato e la loro formazione necessiti di miglioramenti. Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, inoltre, non sono garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale.
Eppure, la tecnologia può rappresentare una leva di cambiamento concreto. In occasione della Giornata mondiale delle persone con disabilità, Apple ha lanciato un cortometraggio che mette al centro gli studenti universitari con disabilità e le loro vite quotidiane. Il video, intitolato I’m Not Remarkable, mostra come le funzioni di accessibilità integrate nei dispositivi possano trasformare autonomia, studio e relazioni sociali.
È esattamente da 40 anni che Apple si impegna a rendere i suoi prodotti più accessibili possibile. L’azienda sottolinea che l’accessibilità non è un optional, ma un valore centrale. Nel cortometraggio compaiono studenti di tutto il mondo che, grazie a funzioni già presenti nei dispositivi Apple, riescono ad affrontare la vita universitaria con indipendenza. Tra le tecnologie mostrate nel video ci sono: VoiceOver per non vedenti o ipovedenti, Magnifier per chi ha difficoltà visive, Braille Access per leggere o prendere appunti in braille, Accessibility Reader per dislessia, Live Captions per tradurre le tracce audio in testo, Sound and Name Recognition per i non udenti, e AssistiveTouch per chi ha difficoltà motorie.
Si tratta di funzioni integrate, non aggiunte successivamente, che rendono questi dispositivi dei veri e propri strumenti di autodeterminazione poiché permettono agli utenti di partecipare a lezioni, prendere appunti, consultare testi, socializzare e spostarsi in autonomia. E quest’anno sono state inserite nell’App Store anche le Accessibility Nutrition Labels, ossia delle etichette che mostrano subito e chiaramente le funzioni di accessibilità (come testo grande, contrasto elevato, VoiceOver e sottotitoli) supportate da ogni app prima ancora di scaricarla.
In questo modo, chi ha bisogni specifici può sapere immediatamente se un’app risponde alle proprie esigenze senza prima doverla scaricare. Del resto l’accessibilità è anche informazione, consapevolezza e autonomia di scelta. Il messaggio è chiaro: vivere con una disabilità non significa restare ai margini, e la tecnologia inclusiva può fare la differenza quando diventa davvero un diritto garantito, non un favore.



