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Home » Attualità » Gli astronauti della Missione Artemis II in quarantena (ed è una buona notizia in vista del lancio)

Gli astronauti della Missione Artemis II in quarantena (ed è una buona notizia in vista del lancio)

Quattro astronauti di Artemis II sono entrati in quarantena: il lancio verso la Luna è fissato per il 6 marzo 2026. Ecco cosa succederà nei prossimi giorni.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino21 Febbraio 2026
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i crateri lunari
i crateri lunari

Poche ore fa, per la precisione, alle 17:00 ora di Houston di ieri, i membri dell’equipaggio della Missione Artemis II hanno fatto il loro ingresso nel protocollo di quarantena. Una notizia che, a prima vista, potrebbe sembrare un ostacolo, ma che in realtà rappresenta uno degli ultimi passi prima del grande salto verso il cosmo.

L’equipaggio è composto da tre astronauti NASA, Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch, e dall’astronauta canadese Jeremy Hansen, in rappresentanza dell’Agenzia Spaziale Canadese (CSA). Insieme, faranno parte di uno dei momenti più significativi della storia dell’esplorazione spaziale umana.

L'equipaggio di Artemis 2
L’equipaggio di Artemis 2 (foto di Josh Valcarcel – flickr.com, Pubblico dominio, Wikimedia Commons)

Potrebbe sembrare paradossale isolarsi per partire, ma la logica è solidissima. La quarantena, che dura circa 14 giorni prima del lancio, serve a ridurre al minimo il rischio che uno dei membri dell’equipaggio contragga un’infezione, anche banale, prima della missione. Un raffreddore, ad esempio, può impedire a un astronauta di equalizzare la pressione nelle orecchie, rendendo impossibili eventuali attività extraveicolare. In orbita, non esiste un medico di guardia.

Questo protocollo, chiamato da NASA “Health Stabilization Program” (HSP), ha radici storiche precise. Venne introdotto prima della missione Apollo 14, nel 1971, dopo uno degli episodi più noti della storia della NASA: durante i preparativi per Apollo 13, l’astronauta di riserva Charles Duke entrò in contatto con un bambino malato di rosolia. Il contagio si allargò all’equipaggio e il pilota del modulo di comando, Thomas Mattingly, fu sostituito all’ultimo momento perché privo di immunità. Da allora, la quarantena è diventata una regola inderogabile.

Durante questo periodo, gli astronauti possono mantenere i contatti con familiari e amici, ma questi ultimi devono rispettare misure precauzionali: distanziamento sociale, mascherine e limitazione delle uscite. La quarantena non significa isolamento totale, ma controllo rigoroso delle esposizioni.

La data obiettivo è il 6 marzo 2026, con una finestra di lancio che si estende fino all’11 marzo. Se anche queste opportunità dovessero sfumare, la NASA ha già identificato finestre di riserva tra il 1° e il 6 aprile.

Il via libera è arrivato dopo il completamento di una seconda “wet dress rehearsal”, la prova generale del lancio,  il 19 febbraio, in cui il razzo SLS (Space Launch System) è stato caricato con oltre 700.000 galloni di propellente criogenico e l’intera sequenza del conto alla rovescia è stata simulata con successo. Il primo tentativo, il 2 febbraio, era stato interrotto a causa di una perdita di idrogeno liquido alla base del razzo. I tecnici hanno poi sostituito guarnizioni e filtri difettosi, e la seconda prova non ha registrato anomalie di rilievo.

Circa cinque giorni prima del lancio, i quattro astronauti lasceranno Houston e raggiungeranno il Kennedy Space Center in Florida, dove continueranno la quarantena fino al momento del decollo.

Una volta in volo, l’equipaggio trascorrerà il primo giorno in orbita attorno alla Terra per verificare il corretto funzionamento di tutti i sistemi. Se tutto sarà confermato operativo, la traiettoria punterà verso la Luna. Il viaggio di andata durerà circa quattro giorni.

Gli astronauti raggiungeranno una distanza compresa tra i 6.500 e i 9.500 chilometri dalla superficie lunare, sorvolando il lato nascosto della Luna — quello che dalla Terra non si vede mai — e avranno diverse ore dedicate all’osservazione e alla raccolta di immagini scientifiche. Poi quattro giorni di rientro, con ammaraggio nell’Oceano Pacifico.

La capsula Orion, che ospiterà i quattro durante tutto il viaggio, ha un volume interno paragonabile a quello di un minibus: lì mangeranno, dormiranno, lavoreranno e trascorreranno ogni ora di quei dieci giorni nello spazio profondo.

Artemis II non è solo un volo di ritorno alla Luna: è il banco di prova per tutto ciò che verrà dopo. Se la missione avrà successo, aprirà la strada ad Artemis III, che prevede il primo allunaggio umano dagli anni Settanta, con un obiettivo fissato al 2028. Il lander sarà lo Starship di SpaceX, anche se i ritardi nello sviluppo del veicolo hanno già spinto la NASA a richiedere un piano accelerato. Anche Blue Origin di Jeff Bezos è stata coinvolta come alternativa.

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