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Home » Attualità » Groenlandia, due slitte coi cani e un bivio: la strategia USA passa da una vignetta: “Da che parte state?”

Groenlandia, due slitte coi cani e un bivio: la strategia USA passa da una vignetta: “Da che parte state?”

Trump spinge per controllare la Groenlandia. Il vertice di ieri a Washington non ha portato soluzioni, e i Paesi europei rispondono inviando soldati.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino15 Gennaio 2026
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Dettaglio vignetta della Casa Bianca
Dettaglio vignetta della Casa Bianca (fonte: X/The White House)

La Casa Bianca ha diffuso sui social una vignetta che rappresenta la Groenlandia come una slitta trainata da cani (la stessa evocata da Trump qualche giorno fa) ferma a un incrocio. Da un lato, la strada verso gli Stati Uniti appare luminosa e promettente. Dall’altro, quella verso Russia e Cina è buia e minacciosa. La didascalia chiede direttamente ai groenlandesi: “Da che parte stai?”.

Il messaggio è inequivocabile: Washington si propone come alleato affidabile, mentre Mosca e Pechino vengono dipinte come pericoli imminenti. La scelta grafica è binaria, quasi da propaganda classica, e vuole spingere la Groenlandia a schierarsi senza esitazioni con gli americani.

Which way, Greenland man? https://t.co/G0NnJdZRJK pic.twitter.com/TLmOwst6M6

— The White House (@WhiteHouse) January 14, 2026

Dietro questa comunicazione aggressiva si nasconde una partita geopolitica che unisce sicurezza militare e interessi economici. Donald Trump ha più volte dichiarato che controllare la Groenlandia è fondamentale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. L’isola artica rappresenterebbe una barriera contro l’espansione di potenze rivali nell’Artico.

Ma c’è di più. La Groenlandia custodisce enormi giacimenti di metalli rari, indispensabili per tecnologie avanzate, batterie e sistemi militari. Queste risorse sono al centro della competizione globale per il dominio tecnologico, rendendo l’isola ancora più strategica.

Ieri si è tenuto a Washington un incontro cruciale tra i ministri degli Esteri di Danimarca e Groenlandia, il vicepresidente americano JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. L’obiettivo era abbassare le tensioni e trovare un punto d’incontro, ma il vertice non ha portato ad alcuna risoluzione.

L’incontro è durato circa 50 minuti e si è concluso con un unico risultato concreto: la creazione di un gruppo di lavoro permanente che dovrà cercare soluzioni nelle prossime settimane. Gli Stati Uniti non hanno abbandonato la loro retorica bellicosa, confermando di voler ottenere il controllo dell’isola “in un modo o nell’altro”, anche con la forza militare.

Il ministro danese Lars Løkke Rasmussen ha ammesso che “finora non siamo riusciti a far cambiare posizione agli Stati Uniti”. La Groenlandia, da parte sua, ha ribadito con fermezza: “Non vogliamo che gli Stati Uniti ci controllino”.

Di fronte alle pressioni americane, l’Europa ha reagito con i fatti. Diversi Paesi hanno annunciato l’invio di truppe in Groenlandia per esercitazioni militari coordinate dalla Danimarca, nell’ambito dell’operazione “Arctic Endurance”.

Germania, Francia, Svezia e Norvegia parteciperanno alla missione. La Germania ha inviato una squadra di ricognizione di 13 uomini, mentre la Francia ha già i primi reparti in viaggio. L’obiettivo è dimostrare che l’Europa può garantire la sicurezza artica senza cedere alle pretese di Washington.

Trump ha risposto con il suo solito tono provocatorio: “Nato: dite alla Danimarca di andare via da lì, ADESSO! Due slitte con i cani non ce la possono fare! Solo gli Stati Uniti possono!!!”.

Prima del vertice, il primo ministro groenlandese Jens-Frederik Nielsen aveva dichiarato che se costretti a scegliere tra Stati Uniti e Danimarca, sceglierebbero senza esitazione la Danimarca. “La Groenlandia non farà mai parte degli Stati Uniti”, aveva aggiunto.

Anche la premier danese Mette Frederiksen ha denunciato le “pressioni inaccettabili a cui siamo sottoposti dal nostro più stretto alleato”. L’Unione Europea, attraverso la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha ribadito il principio di autodeterminazione: “Prima di tutto, la Groenlandia appartiene al suo popolo”.

La vignetta della Casa Bianca dimostra che per Washington la battaglia per la Groenlandia passa anche attraverso i social network e la comunicazione strategica. Un deputato repubblicano ha persino presentato un disegno di legge per annettere l’isola e trasformarla nel 51° Stato americano.

La Danimarca ha chiarito che qualsiasi mancanza di rispetto per l’integrità territoriale della Groenlandia è inaccettabile. Ma la risposta dei groenlandesi alla provocazione americana resta per ora sospesa. La partita geopolitica è solo all’inizio, e l’Artico è diventato il nuovo terreno di scontro tra potenze globali.

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