Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Attualità » Humanity & Inclusion: cos’è l’organizzazione di Alberto Trentini che ha salvato migliaia di vite (e vinto il Nobel)

Humanity & Inclusion: cos’è l’organizzazione di Alberto Trentini che ha salvato migliaia di vite (e vinto il Nobel)

Storia della ONG premio Nobel per la pace, dalla lotta contro le mine antiuomo alla liberazione del cooperante Alberto Trentini in Venezuela.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene12 Gennaio 2026
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
Il logo di Humanity & Inclusion
Il logo di Humanity & Inclusion (fonte: YouTube Humanity & Inclusion UK)

Humanity & Inclusion è un’organizzazione non governativa internazionale fondata nel 1982 in Francia con il nome originario di Handicap International. La sua nascita è legata a due medici francesi, Jean-Baptiste Richardier e Claude Simonnot, che insieme a Yves Gaumeton decisero di intervenire nei campi profughi della Cambogia e della Thailandia per assistere le persone colpite dalle mine antiuomo.

Nei primi anni di attività, l’organizzazione ha allestito centri ortopedici nei campi profughi di Thailandia, Cambogia, Birmania e Laos, utilizzando attrezzature semplici e facilmente reperibili sul territorio. Fin dall’inizio, la filosofia è stata quella di fornire un aiuto immediato, efficace e pratico, affidando il lavoro a squadre locali per garantire sostenibilità e radicamento sul territorio.

Nel 1986 è stata fondata la sezione belga, segnando l’inizio dell’espansione internazionale. Oggi Humanity & Inclusion ha sedi in otto Paesi: Francia, Belgio, Svizzera, Lussemburgo, Regno Unito, Germania, Canada e Stati Uniti. I suoi uffici principali si trovano a Lione, Bruxelles, Ginevra, Montreal, Londra, Monaco di Baviera, Takoma Park e Lussemburgo.

L’organizzazione è uno dei sei membri fondatori della Campagna Internazionale per la Messa al Bando delle Mine Antiuomo, che nel 1997 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Questo riconoscimento ha segnato una tappa fondamentale nella lotta globale contro le armi che continuano a uccidere e mutilare civili anche dopo la fine dei conflitti.

Dal febbraio 2005, Humanity & Inclusion ha esteso il suo impegno anche contro le bombe a grappolo, conducendo ricerche per documentare l’impatto umanitario di queste armi. L’organizzazione è membro fondatore della Cluster Munition Coalition, una campagna internazionale della società civile che lavora per eliminare la produzione e lo stoccaggio di tutte le munizioni a grappolo. Nel febbraio 2006, grazie agli sforzi di sensibilizzazione dell’organizzazione, il Belgio è diventato il primo Paese al mondo a vietare per legge l’uso di queste armi.

Humanity & Inclusion ha sostenuto attivamente la Convenzione sulle Munizioni a Grappolo, un trattato internazionale che vieta l’uso, il trasferimento e lo stoccaggio di queste armi, adottato il 30 maggio 2008 a Dublino. Attualmente, 68 Stati hanno ratificato la Convenzione e altri 43 l’hanno firmata senza ratificarla.

Nel 2011, l’organizzazione ha vinto il Conrad N. Hilton Humanitarian Prize, un premio da 1,5 milioni di dollari, per il suo impegno a favore delle persone con disabilità che vivono in situazioni di povertà, esclusione, conflitto o disastri naturali. È inoltre membro dell’International Disability and Development Consortium.

Nel gennaio 2018, dopo 35 anni di attività con il nome Handicap International, l’organizzazione ha scelto una nuova identità: Humanity & Inclusion. Il cambio è stato motivato dalla volontà di comunicare più efficacemente la diversità delle sue attività, che non si limitano al supporto alle persone con disabilità ma includono azione contro le mine, supporto logistico e risposta ai bisogni di base nelle crisi umanitarie.

Il nuovo logo contiene per la prima volta un simbolo che trascende lingua e cultura, mostrando chiaramente l’acronimo HI. La scelta del nuovo nome riflette i valori fondamentali dell’organizzazione: l’umanità e l’inclusione delle persone trascurate o ignorate dalla risposta umanitaria e dai programmi di sviluppo. Il rebranding è stato realizzato da Cossette, un’agenzia di marketing canadese, e ha incluso la campagna Be a lifeline, diretta dal regista e fotografo canadese Olivier Staub. La campagna ha vinto un Leone di Bronzo al Cannes Lions International Festival of Creativity 2018 nella categoria design.

Nel 2017, l’organizzazione è stata classificata come l’ottava migliore ONG internazionale al mondo secondo la classifica NGO Advisor. Tra gli ambasciatori che hanno sostenuto la causa dell’organizzazione ci sono stati il calciatore brasiliano Neymar Jr, dal 15 agosto 2017 all’aprile 2019, e gli atleti paralimpici Ross Wilson e Jack Hunter-Spivey.

Attualmente, Humanity & Inclusion impiega più di 3.500 operatori sul campo in oltre 60 Paesi del mondo. La sua missione è aiutare le persone disabili e vulnerabili in situazioni di povertà, esclusione, conflitto e disastro. La rete dell’organizzazione è composta da associazioni nazionali che operano con il nome “Humanity & Inclusion” in Canada, Stati Uniti e Regno Unito, mentre nell’Europa continentale mantiene il nome “Handicap International”.

L’organizzazione è tornata recentemente alla ribalta delle cronache italiane per il caso di Alberto Trentini, cooperante italiano di Humanity & Inclusion arrestato il 15 novembre 2024 in Venezuela. Trentini era stato fermato durante un controllo stradale mentre viaggiava tra Caracas e Guasdualito, nello Stato di Apure, una zona di confine particolarmente sensibile. Dopo aver esibito il passaporto italiano, era stato immediatamente bloccato e trasferito nel carcere di El Rodeo I nella capitale venezuelana.

Durante i 423 giorni di detenzione, Trentini non ha mai ricevuto un’accusa formale né è stato sottoposto a un procedimento giudiziario. Per mesi non ha potuto comunicare con la famiglia e la prima visita consolare è avvenuta solo dopo oltre duecento giorni. La sua liberazione, avvenuta nella notte insieme a un altro cittadino italiano, Mario Burlò, è stata il risultato di una complessa trattativa diplomatica condotta dal governo italiano con il sostegno degli Stati Uniti.

Il cooperante si trova ora al sicuro presso l’ambasciata d’Italia a Caracas, in attesa del volo che lo riporterà in Italia. La scarcerazione rappresenta un importante successo diplomatico in un contesto di forte tensione internazionale e testimonia l’impegno di Humanity & Inclusion in aree del mondo caratterizzate da instabilità e rischio elevato.

Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

Central Park sotto la neve

La peggior tempesta di neve da 10 anni a oggi, New York paralizzata come in un film apocalittico

23 Febbraio 2026
Peter Mandelson

Caso Epstein, cade un’altra testa inglese, arrestato l’ex ambasciatore negli USA Peter Mandelson: stesso reato contestato ad Andrea

23 Febbraio 2026
La madre della piccola Aurora che parla con il presidente Mattarella

Mattarella a Niscemi dopo il disastro, una donna lo avvicina: “Ho perso una figlia, le parlo col cuore in mano, fate presto”

23 Febbraio 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.