Dopo il blocco della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla da parte delle forze israeliane a meno di 70 miglia da Gaza, la Cgil e i sindacati di base come Usb hanno proclamato uno sciopero generale per tutti i settori pubblici e privati per la giornata di oggi, venerdì 3 ottobre 2025. La protesta coinvolge scuole, uffici, pubblica amministrazione, ospedali, fabbriche e trasporti, con l’obiettivo di esprimere solidarietà al popolo palestinese e denunciare l’azione militare contro le navi con a bordo 46 cittadini italiani.
La Commissione di garanzia sugli scioperi ha tuttavia dichiarato la mobilitazione illegittima, scatenando un dibattito che ha diviso sindacati, governo e giuristi. Ma perché questa valutazione? E cosa significa davvero per i lavoratori che hanno aderito?
La questione centrale ruota attorno al preavviso obbligatorio di 10 giorni previsto dalla legge 146 del 1990. Secondo la normativa vigente, ogni sciopero deve essere annunciato con questo margine temporale per tutelare i diritti costituzionali dei cittadini utenti e permettere l’organizzazione di servizi minimi essenziali. Nel caso dello sciopero del 3 ottobre, proclamato mercoledì sera dopo l’abbordaggio della Flotilla, questo termine non è stato rispettato.
La Commissione ha chiarito nella sua nota ufficiale che lo sciopero viola l’obbligo legale di preavviso e ha ritenuto “inconferente” il richiamo dei sindacati all’articolo 2, comma 7 della legge, che prevede eccezioni solo “nei casi di astensione dal lavoro in difesa dell’ordine costituzionale, o di protesta per gravi eventi lesivi dell’incolumità e della sicurezza dei lavoratori”. Secondo il Garante, le circostanze dello sciopero per la Flotilla non rientrano in queste categorie eccezionali, come già stabilito per altre proteste legate alla situazione a Gaza.

I sindacati hanno però una lettura diversa. Cgil e Usb sostengono che le condizioni per lo sciopero senza preavviso siano pienamente rispettate: l’Italia, secondo la loro interpretazione, starebbe violando i limiti costituzionali sulla pace e sulla collaborazione con Paesi che non rispettano i diritti umani. Inoltre, gli italiani a bordo della Global Sumud Flotilla erano lavoratori la cui incolumità è stata messa a rischio, configurando quindi un “grave evento lesivo” nel senso della legge.
Arturo Maresca, giuslavorista ed esperto di diritto del lavoro presso l’Università La Sapienza di Roma, spiega che esiste una distinzione fondamentale tra legittimità dello sciopero e legittimità della precettazione. “Una cosa è se lo sciopero è legittimo o illegittimo, altra cosa è se la precettazione è legittima o illegittima”, precisa Maresca. “La legge esclude la necessità del preavviso quando c’è una situazione di estrema e improvvisa gravità. Di fronte a quanto sta avvenendo in Medio Oriente la situazione è indubbiamente grave, quindi lo sciopero potrebbe essere considerato legittimo”.
Tuttavia, anche se lo sciopero fosse legittimo, questo non esclude la possibilità di precettazione. La legge consente infatti di precettare i lavoratori quando uno sciopero, pur legittimamente esercitato, determina un danno grave tale da rendere necessaria l’esecuzione della prestazione lavorativa. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha dichiarato a RTL 102.5: “Il diritto allo sciopero è sacrosanto in un Paese libero come il nostro, ma non lo è il diritto al caos o allo sciopero generale a sorpresa. Faremo tutto quello che la legge permette, garantendo il diritto al lavoro, allo studio e la mobilità di 60 milioni di italiani”.
Nonostante la dichiarazione di illegittimità da parte della Commissione di garanzia, i sindacati hanno confermato lo sciopero e annunciato un ricorso al giudice del lavoro contro la delibera. L’esame di questo ricorso richiederà diversi giorni, ma nel frattempo la protesta si è svolta regolarmente. Un aspetto importante da sottolineare è che, in assenza di una precettazione formale, i lavoratori che hanno aderito non rischiano sanzioni o multe: l’eventuale penalità si applica esclusivamente alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato il fermo e non può superare i 50mila euro.
Se invece fosse stata emessa una precettazione e i manifestanti avessero deciso di scioperare comunque, le conseguenze sarebbero state ben più pesanti. Le sanzioni previste vanno dai 500 ai 1.000 euro per ogni giorno di infrazione per i singoli lavoratori, mentre le organizzazioni sindacali rischiano multe dai 2.500 ai 50mila euro al giorno, con possibilità di raddoppio fino a 100mila euro in base alla gravità dell’infrazione.
Interessante notare che per lo stesso giorno, il 3 ottobre, era già stato proclamato uno sciopero generale dalla sigla SI-Cobas, convocato il 19 settembre sempre in solidarietà con Gaza. Questo sciopero è stato valutato come legittimo dalla Commissione proprio perché rispettava il preavviso di 10 giorni. Nella loro proclamazione, SI-Cobas aveva specificato che, qualora un attacco israeliano alla Flotilla fosse arrivato prima, lo sciopero sarebbe stato anticipato, ma la Commissione aveva chiarito che in tal caso sarebbe diventato anch’esso illegittimo.
Sul fronte della partecipazione, lo sciopero del 3 ottobre ha registrato adesioni variabili. Gli scioperi per Gaza delle settimane precedenti avevano visto grande partecipazione ai cortei e alle manifestazioni, ma numeri più contenuti tra i lavoratori effettivamente in sciopero. Per esempio, durante la mobilitazione del 22 settembre a Milano, l’adesione dei dipendenti ATM si era fermata al 14,6 per cento, mentre altri scioperi del 2025 avevano registrato percentuali superiori.



