Un terremoto senza precedenti ha scosso la BBC domenica scorsa, portando alle dimissioni simultanee del direttore generale Tim Davie e della direttrice dei servizi giornalistici Deborah Turness. Al centro della bufera, un documentario trasmesso dal programma Panorama poco prima delle elezioni americane del 2024, nel quale un discorso di Donald Trump del 6 gennaio 2021 sarebbe stato manipolato attraverso un montaggio che ne alterava profondamente il significato.
La controversia è esplosa quando il Telegraph, quotidiano della destra conservatrice britannica, ha pubblicato un documento interno redatto da Michael Prescott, ex consigliere della BBC. Il rapporto, indirizzato al consiglio di amministrazione dell’emittente, metteva in luce diversi episodi di presunta mancata obiettività da parte della storica broadcaster britannica.
Nel documentario incriminato, il discorso di Trump veniva presentato in modo da far apparire che l’ex presidente stesse incitando direttamente i suoi sostenitori ad assaltare il Campidoglio. Le parole che gli spettatori hanno sentito erano: “Marceremo al Campidoglio e io sarò con voi e combatteremo, combatteremo come l’inferno“. Una frase dal tono inequivocabilmente bellicoso e violento.
La realtà, però, era diversa. Si trattava di due frasi pronunciate in momenti e contesti completamente separati, montate insieme per creare un effetto narrativo. Dopo 15 minuti dall’inizio del discorso, Trump aveva effettivamente detto: “Marceremo al Campidoglio e io sarò con voi: so che ognuno qui presto marcerà sul Campidoglio per far sentire le vostre voci pacificamente e patriotticamente“. La parola chiave “”pacificamente”” cambiava radicalmente il senso del messaggio.
Solo dopo 54 minuti, in un contesto completamente diverso del discorso, Trump aveva pronunciato la frase “”combatteremo, combatteremo come l’inferno””. Il montaggio delle due dichiarazioni aveva quindi prodotto un effetto totalmente differente sui telespettatori, trasformando un invito a manifestare pacificamente in un apparente incitamento alla violenza.
Il video manipolato di Trump rappresenta secondo il documento interno solo la punta dell’iceberg di un problema più ampio e sistemico. Il report rimproverava alla Bbc, in particolare al suo canale in lingua araba, di dare spazio alla propaganda di Hamas. L’emittente era già finita nella bufera per aver confezionato un documentario su Gaza la cui narrazione era affidata al figlio di uno dei leader dell’organizzazione terroristica palestinese.
La Bbc aveva inoltre esitato a lungo prima di definire i membri di Hamas come “”terroristi””, preferendo il termine più neutro “”militanti””, scelta che aveva sollevato aspre critiche. Su un altro fronte, quello delle questioni Lgbt, veniva rimproverato all’emittente di dare spazio solo a storie positive sui trans, evitando di dare voce a opinioni critiche della cosiddetta ideologia gender o alle femministe preoccupate dall’erosione degli spazi femminili.
Ciò a cui si sta assistendo a Londra è in ultima analisi uno scontro per l’egemonia culturale fra due establishment che dominano la vita pubblica britannica. Da un lato il blocco liberal-progressista, che accanto alla Bbc e a giornali come il Guardian e l’Observer vede schierati il mondo accademico, quello artistico-culturale, l’editoria e parte della professione legale.
Dall’altro il blocco di destra, che oltre a giornali come il Telegraph, il Daily Mail e lo Spectator conta sul sistema di donatori dei conservatori, la galassia dei think tank thatcheriani, le scuole private, la City e l’industria delle pubbliche relazioni. In questa battaglia per il controllo dell’opinione pubblica, il controllo della Bbc o quantomeno il suo indirizzo editoriale riveste un ruolo assolutamente cruciale per entrambi gli schieramenti.



