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Home » Attualità » La Monarchia inglese può davvero finire? Ecco tutti gli scenari dopo l’arresto di Andrea

La Monarchia inglese può davvero finire? Ecco tutti gli scenari dopo l’arresto di Andrea

Un arresto senza precedenti nella storia recente dei Windsor ha riportato in auge una domanda tabù: la monarchia britannica può sopravvivere a tutto questo?
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino21 Febbraio 2026
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Union Jack al vento
Union Jack al vento (fonte: Unsplash)

L’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor (Andrea, come diciamo noi) non ha precedenti nella storia recente della Casa Windsor e ha riportato al centro del dibattito pubblico una domanda che sembrava quasi tabù: la monarchia britannica ce la farà stavolta?

Per trovare un paragone storico altrettanto dirompente occorre risalire alla decapitazione di Carlo I, a metà del Seicento, oppure all’abdicazione di Edoardo VIII nel 1936. Eppure, secondo diversi esperti di corte, quanto accaduto Andrea, privato di titoli e onorificenze, potrebbe rivelarsi persino più destabilizzante. “I reali si trovano ora in acque inesplorate, e sono mal equipaggiati per navigarle”, ha dichiarato Peter Hunt, veterano corrispondente reale della BBC. “Dovranno rispondere pubblicamente di Andrea: qualcosa che, fino a oggi, era per loro un concetto quasi alieno”.

Harry e Andrea
Il duca di Sussex a sinistra e Andrea (fonte: YouTube)

L’aspetto che più preoccupa i costituzionalisti è la posizione di Andrea all’interno della linea di successione (è ottavo). Pur essendo stato spogliato di ogni titolo reale, tecnicamente conserva il diritto a succedere al trono. Tra lui e la Corona, scartati i minorenni, restano soltanto il principe William e il principe Harry. Una prospettiva che, in un contesto in cui re Carlo III lotta contro un tumore, William prosegue i suoi turni ai comandi di un elicottero e Harry vive sereno nella sua villa californiana, smette di apparire fantascientifica. Andrea, peraltro, è ancora formalmente Consigliere di Stato, il che significa che potrebbe in teoria esercitare le funzioni del sovrano, e allo stesso tempo rischia concretamente una condanna detentiva.

La famiglia reale ha risposto alla crisi con una strategia di freddo distacco. Nel comunicato con cui Carlo III ha affermato che “la giustizia deve fare il suo corso”, gli osservatori più attenti hanno notato l’assenza di due parole significative: mio fratello. Un dettaglio lessicale tutt’altro che casuale. Ailsa Anderson, ex portavoce di Elisabetta II, ha ammesso che “a livello personale il re deve essere devastato, nel momento più difficile della sua vita”.

Nel frattempo la famiglia reale continua a onorare pubblicamente tutti i propri impegni istituzionali, la principessa Anna si è recata in visita al carcere di Leeds, ironia che non è sfuggita a nessuno, ma nei corridoi di palazzo i colloqui sul da farsi si moltiplicano.

Per capire la portata della crisi, è utile ricordare quale sia oggi il ruolo effettivo del sovrano britannico. Re Carlo III è un monarca costituzionale: non governa direttamente, non emana leggi e non comanda l’esercito in senso autonomo. Il suo potere è essenzialmente simbolico e cerimoniale. Apre e chiude le sessioni del Parlamento, firma i provvedimenti legislativi approvati dai Comuni e dai Lord (senza poterli rifiutare, nella pratica), riceve i premier in udienza settimanale e conferisce onorificenze. In politica estera rappresenta il Paese nelle visite di Stato, ma senza potere negoziale diretto. La Corona, in sostanza, è garante della continuità istituzionale e custode del soft power britannico nel mondo: turismo, diplomazia, identità nazionale. È precisamente questa funzione simbolica, non quella legislativa, a essere oggi messa in discussione dallo scandalo Andrea.

L’arresto ha riportato alla luce anche questioni economiche scomode: i copiosi introiti dei ducati di Lancaster e di Cornovaglia, dai quali beneficiano rispettivamente Carlo e William, finora quasi esenti da imposizione fiscale, potrebbero ora finire sotto la lente del Parlamento e dell’opinione pubblica. E quando in primavera il re si recherà negli Stati Uniti, i giornalisti americani, notoriamente meno inclini alla deferenza reverenziale dei colleghi britannici, potrebbero trasformare la visita in un interrogatorio sul caso Epstein.

Il sostegno alla monarchia è in caduta libera da anni: i sondaggi più recenti lo collocano attorno al 45%, contro il 75% di vent’anni fa. Graham Smith, il leader di Republic, il movimento che ha denunciato Andrea alla polizia, è convinto che la fine della Corona sia questione di quando, non di se. Il Parlamento potrebbe abolirla in qualsiasi momento, ma nella pratica servirebbe un referendum. “Potrebbero volerci dieci anni, forse venti”, ammette Smith, “ma possiamo vincerlo”.

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