È stata una giornata di lacrime, applausi e silenzio carico di dolore quella che ha accompagnato i funerali di Domenico Caliendo, il bambino di poco più di due anni scomparso il 21 febbraio 2026 dopo due mesi di coma farmacologico all’ospedale Monaldi di Napoli. Il Duomo di Nola, la città dove la famiglia risiede, ha aperto le porte sin dalla mattina e non è bastato a contenere le migliaia di persone che si sono riversata in paese.
Il feretro, una piccola bara bianca, è giunto ai piedi del Duomo alle 11 in punto, accolto da un lungo, commosso applauso. Sulla bara, una lettera scritta da un bambino di nome Andrea: «Ciao Domenico, io non ti conosco ma so che ora sei un Angelo. Ti volevo chiedere di salutare i miei nonni. Ti voglio bene». La madre di Domenico, Patrizia Mercolino ha poi detto:
“Oggi, se si è mossa tutta questa folla, è solo grazie a Domenico. Al suo sorriso, ai suoi occhioni, alla sua dolcezza. In questo momento ci sta abbracciando tutti“.

La funzione religiosa delle 15, officiata dal vescovo di Nola monsignor Francesco Marino, ha riunito attorno all’altare anche il cardinale arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia, che nelle settimane precedenti aveva trascorso ore al capezzale del piccolo. Prima della cerimonia, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi aveva stretto forte tra le braccia la madre del bambino, sottolineando come la comunità campana intera si sentisse colpita da questa perdita. Poco dopo erano giunti il presidente della Regione Campania Roberto Fico e, pochi minuti prima delle 15, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal prefetto di Napoli Michele Di Bari, che si è recata subito ad abbracciare i genitori.
Nell’omelia, monsignor Marino ha toccato più di un nervo scoperto. Ha ricordato che Domenico, “in queste dolorose settimane, è diventato il figlio di tutti noi“, e ha dedicato un passaggio intenso al tema della donazione degli organi, definendola “gesto di grande amore e generosità“. Il vescovo ha poi invitato la comunità a non cedere ai «sentimenti di rabbia e desiderio di vendetta», distinguendo nettamente tra la ricerca delle responsabilità penali, che spetta alla magistratura, e il giustizialismo privato, che, ha avvertito, “non lenisce il dolore”. Ha chiuso con un appello alla fiducia nella medicina: “Non permettiamo agli errori umani, che pur ci sono stati, di spezzare quell’alleanza fiduciaria tra medico e paziente, valore necessario e occasione di salvezza per migliaia di ammalati“.
Al termine della funzione religiosa è stato papà Antonio, con le lacrime sul viso, a portare sulle spalle la bara bianca fuori dal Duomo. La piazza ha esploso in un nuovo applauso. Qualcuno ha gridato «Ciao Domenico»; altri, con voce rotta, «Che questo non accada mai più» e «Passatevi una mano sulla coscienza, tutti». Poi ha preso la parola Patrizia, la madre, e il suo intervento è stato interrotto due volte dagli applausi. Ha ringraziato le autorità presenti, il vescovo, i sacerdoti e la folla, prima di concludere con le parole che in pochi dimenticheranno: «Ti amo, amore di mamma».



