Le calciatrici della Nazionale iraniana hanno scelto il silenzio: prima della sfida contro la Corea del Sud, valida per la Coppa d’Asia femminile in corso in Australia, non hanno cantato l’inno. Un gesto semplice, ma dal peso enorme. Accanto a loro, in panchina, la commissaria tecnica Marziyeh Jafari ha accompagnato la scena con un sorriso appena accennato, quasi a suggellare una decisione condivisa.
Non è la prima volta, però, che una squadra iraniana compie un atto del genere. Ai Mondiali di Qatar 2022, anche la Nazionale maschile aveva evitato di intonare l’inno nella gara d’esordio, attirando l’attenzione del mondo intero. Poi, nella partita successiva, i giocatori erano tornati a cantarlo, visibilmente tesi: un segnale delle pressioni subite in patria.
Il gesto delle donne assume oggi un significato ancora più forte, in un contesto politico tesissimo. L’Iran è attraversato da una crisi profonda, segnata dagli attacchi di Stati Uniti e Israele e dalla morte dell’Ayatollah Khamenei. Sugli spalti dello stadio australiano alcuni tifosi hanno sventolato la bandiera iraniana pre-rivoluzionaria, un simbolo che parla da solo e che ha amplificato il messaggio lanciato dalle giocatrici.
La partita, finita 3-0 per la Corea del Sud, è scivolata in secondo piano. Nel post-gara Jafari ha dribblato le domande sulla situazione politica, limitandosi ad analizzare la prestazione della squadra. Ma il risultato, in fondo, contava poco: l’attenzione era tutta su quei secondi di silenzio prima del fischio d’inizio.
Intanto, un’altra vicenda scuote il calcio iraniano. L’ex portiere Rashid Mazaheri, 36 anni, è scomparso dopo aver pubblicato sui social un messaggio durissimo contro il regime e contro Khamenei. Parole esplicite, accompagnate da immagini del leader della Repubblica Islamica, in cui annunciava la fine della sua tirannia.
Secondo il racconto della moglie, Mazaheri sarebbe stato portato via da agenti che si sono presentati nella loro abitazione. La donna ha denunciato pubblicamente l’accaduto, dicendosi molto preoccupata per la sua sorte. Mazaheri è un nome noto nel calcio iraniano: in carriera ha difeso i pali di club importanti come Zob Ahan, Tractor, Esteghlal e Sepahan.
Due storie diverse, dunque, ma legate dallo stesso filo: in Iran lo sport sta diventando uno spazio di dissenso, un palcoscenico internazionale su cui atleti e atlete scelgono di esporsi. Sapendo bene che quel gesto, un silenzio, un post sui social, può avere conseguenze pesanti.



