La magistratura romana ha ufficialmente concluso gli accertamenti nei confronti di Lory Del Santo, ora accusata di diffamazione aggravata ai danni della memoria di Sergio Leone. La vicenda trae origine dalle pesanti dichiarazioni della showgirl, la quale ha più volte sostenuto che il celebre regista, scomparso nel 1989, avrebbe tenuto comportamenti molesti nei suoi confronti. La battaglia legale è stata innescata dalla figlia del cineasta, Francesca Leone, decisa a tutelare l’onore del padre di fronte a racconti ritenuti totalmente privi di fondamento.
Secondo la ricostruzione della Del Santo, l’episodio sarebbe avvenuto negli anni Ottanta, mentre Leone preparava il capolavoro C’era una volta in America. La donna ha raccontato di essersi presentata nel suo studio sperando in un ingaggio cinematografico. Stando alla sua versione, dopo un breve colloquio, il regista si sarebbe ritirato in un ambiente attiguo, invitandola poi a seguirlo. Lì l’attrice avrebbe trovato l’uomo svestito e disteso su un letto, subendo un approccio fisico che l’avrebbe spinta ad allontanarsi immediatamente.
Francesca Leone ha fermamente respinto queste accuse, sottolineando come la narrazione della Del Santo sia mutata nel tempo, presentando diverse contraddizioni. Un punto cruciale della querela riguarda la planimetria stessa dello studio del regista: secondo la figlia, non è mai esistita una camera da letto matrimoniale comunicante con l’ufficio, rendendo di fatto impossibile la dinamica descritta dalla showgirl. Per la famiglia Leone, si tratta di un attacco gratuito a un uomo che non può più difendersi, finalizzato solo a ottenere visibilità mediatica attraverso la distorsione del passato.
L’inchiesta non si ferma però alla sola Del Santo. I riflettori della Procura di Roma si sono accesi anche su Caterina Balivo, conduttrice del programma La volta buona. Durante una puntata dello show, la Balivo ha ospitato il racconto della Del Santo, commentando la vicenda in un modo che gli inquirenti hanno giudicato non neutrale. Sotto accusa ci sarebbe in particolare un’osservazione della conduttrice riguardante un mancato “schiaffo” che l’attrice avrebbe dovuto dare al regista, frase che avrebbe legittimato e amplificato le accuse diffamatorie senza un adeguato contraddittorio.
Ora che le indagini preliminari sono chiuse, il caso passa nelle mani dei giudici che dovranno stabilire se le parole di Lory Del Santo costituiscano un reato contro la reputazione di uno dei simboli del cinema mondiale. La vicenda solleva un tema delicato: il confine tra la libertà di raccontare la propria verità e il dovere di rispettare la dignità di chi non è più in vita. Mentre si attende l’esito del verdetto, il dibattito resta aperto sull’equilibrio necessario tra cronaca e rispetto della memoria storica.



