Il colpo al Louvre di domenica mattina continua a tenere col fiato sospeso investigatori e opinione pubblica. Mentre una sessantina di agenti della brigata anticrimine della polizia giudiziaria parigina e dell’Ufficio centrale per la lotta contro il traffico di beni culturali sono mobilitati nelle indagini, le possibilità di ritrovare la preziosissima refurtiva e gli autori del furto diminuiscono ora dopo ora, nonostante le rassicurazioni del presidente Macron.
La facilità sconcertante con cui quattro banditi sono riusciti a scappare con i gioielli a bordo di due scooter rappresenta un elemento che rende la caccia un’impresa quasi disperata. Il museo è rimasto chiuso per due giorni consecutivi, permettendo agli investigatori di continuare i rilievi e interrogare i dipendenti, nel caso la banda abbia potuto contare su un complice interno.
La procuratrice di Parigi, Laure Beccuau, ha dichiarato che tutte le ipotesi restano aperte. “La rapina potrebbe essere stata commissionata da un collezionista, nel qual caso avremmo qualche speranza di recuperare i pezzi in buono stato, oppure compiuta da ladri interessati solo ai gioielli e ai metalli preziosi, magari utili per riciclare i proventi di attività criminali”, ha spiegato la magistrata, aggiungendo che “tutto può essere collegato al traffico di droga, date le ingenti somme di denaro coinvolte”.

Un dettaglio emerso dalle testimonianze sta alimentando un’ipotesi suggestiva: alcuni presenti hanno sentito i banditi parlare in una lingua straniera. Questo elemento ha immediatamente fatto pensare alle famigerate Pink Panthers, la leggendaria banda di rapinatori originaria della ex Jugoslavia. Si tratterebbe di ex militari e paramilitari in maggioranza provenienti da Serbia e Montenegro che, dagli anni Novanta, imperversano in Europa con colpi spettacolari.
Il nome “Pink Panthers” fu assegnato dall’Interpol dopo un colpo del 2003 a Londra, quando un diamante venne nascosto in un vasetto di crema, proprio come in uno dei celebri film della serie con l’ispettore Clouseau. Da allora, questa rete criminale considerata composta da centinaia di affiliati ha continuato a colpire obiettivi prestigiosi in tutta Europa.
I colpi delle Pink Panthers si distinguono per caratteristiche molto precise: grande rapidità nell’esecuzione, poca o nulla violenza diretta contro le persone, e la scelta di bersagli talmente prestigiosi da essere considerati inattaccabili. Esattamente come il Louvre. Dopo ogni rapina, i gioielli vengono spesso smontati e i singoli pezzi distribuiti all’estero attraverso canali consolidati, rendendo praticamente impossibile il recupero.
In Francia, la banda è sospettata di avere messo a segno alcuni dei colpi più eclatanti degli ultimi vent’anni. Nel 2007 e nel 2008, la gioielleria americana Harry Winston in avenue Montaigne a Parigi fu rapinata due volte, con un bottino complessivo di oltre 100 milioni di dollari. Nel 2013 toccò all’Hotel Carlton di Cannes, dove furono sottratti gioielli per 53 milioni di dollari. Nel giugno 2021, la gioielleria Chaumet vicino agli Champs Élysées perse due milioni di euro in preziosi. In nessuno di questi casi la refurtiva è mai stata ritrovata.
Mentre le ricerche continuano, gli inquirenti stanno analizzando ogni dettaglio: dalle immagini delle telecamere di sorveglianza ai percorsi di fuga, dai possibili complici interni ai canali di smercio internazionali. Ma se davvero si tratta delle Pink Panthers, la storia insegna che le possibilità di successo sono ridotte al minimo.



