Il dibattito sull’uso del denaro contante è tornato prepotentemente al centro della scena politica italiana, ma questa volta con una novità che sta facendo discutere molto esperti ed economisti. Se fino a oggi per i pagamenti in banconote era obbligatorio restare al di sotto della soglia dei 5.000 euro, una nuova proposta di modifica alla manovra economica potrebbe raddoppiare questo limite, portandolo fino a 10.000 euro. Tuttavia, questa apparente maggiore libertà di spesa nasconde un meccanismo particolare.
Uno degli emendamenti presentati da Fratelli d’Italia, firmato dal senatore Gelmetti, prevede infatti che chiunque voglia effettuare delle spese in contanti per importi compresi tra i 5.001 e i 10.000 euro abbia la libertà di farlo, ma a una condizione ben precisa: il versamento di una tassa fissa di 500 euro.
Il funzionamento di queste transazioni è piuttosto diretto, perché coinvolge attivamente il negoziante o il prestatore d’opera: nel momento in cui si decide di pagare una cifra così alta in contanti, l’esercente è tenuto a comunicare la transazione all’Agenzia delle Entrate e a incassare dall’acquirente questa sorta di “tassa sulla libertà di contante“, che andrebbe a coprire la fascia di spesa eccedente il vecchio limite.
Così recita il testo dell’emendamento:
È istituita un’imposta speciale di bollo, nella misura fissa di euro 500, su ogni pagamento per l’acquisto di beni o servizi effettuato in denaro contante, nel territorio dello Stato, per un importo compreso tra 5.001 e 10.000 euro.

La critica principale mossa a questa proposta è che il rischio di trasformarsi in quello che tecnicamente viene definito un condono preventivo o una sanatoria sul “nero”: il limite per i pagamenti in contanti era stato infatti fissato a 4.999,99 euro (a partire dal 1° gennaio 2023), proprio al fine di ridurre l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro favorendo la tracciabilità delle transazioni. Una mossa appoggiata anche dall’UE, che da sempre promuove la diffusione capillare dei pagamenti digitali.
Con l’introduzione di questa tassa, invece, si potrà spendere in contanti una somma decisamente maggiore pagando solo 500 euro, una percentuale di tassazione decisamente irrisoria rispetto a 10.000 euro. In sostanza, si offrirebbe la possibilità di “ripulire” denaro non tracciato pagando un piccolo obolo allo Stato, e rendendo legale una transazione che allo stato attuale farebbe scattare dei controlli immediati.
Va comunque ricordato che, per il momento, si tratta soltanto di una proposta inserita nel calderone delle discussioni sulla Legge di Bilancio. Fino all’approvazione definitiva del testo, il limite invalicabile per tirare fuori le banconote dal portafoglio resta fissato a 5.000 euro, senza alcuna tassa aggiuntiva.
