Si tratta di una prima assoluta per l’Italia che segna un potenziale punto di svolta nel rapporto tra diritto d’autore e nuove tecnologie nel nostro Paese. Il Gruppo Mediaset, attraverso le sue controllate Reti Televisive Italiane (RTI) e Medusa Film, ha avviato un’azione legale presso il Tribunale Civile di Roma contro la società statunitense Perplexity AI Inc., accusandola di aver sfruttato indebitamente i propri contenuti per addestrare i suoi modelli di intelligenza artificiale.
Le richieste presentate ai giudici di Roma sono pesanti e articolate. I ricorrenti non si limitano a chiedere l’accertamento dell’illiceità della condotta, ma esigono il blocco immediato di qualsiasi ulteriore utilizzo non autorizzato dei loro contenuti. Oltre all’inibitoria, l’azione legale punta a ottenere un risarcimento economico per i danni subiti e richiede l’applicazione di una penale giornaliera per ogni eventuale futura violazione o ritardo nell’adempimento della sentenza.

Perplexity offre un motore di ricerca AI, noto come answer engine, che risponde alle richieste degli utenti utilizzando diverse fonti online in tempo reale. I modelli proprietari sono quelli della famiglia Sonar, il più recente dei quali è basato su Llama 3.3 70B. La startup californiana utilizza anche modelli di terze parti tramite API per gli abbonamenti Pro e Max.
Non è ancora chiaro se RTI e Medusa Film hanno trovato i contenuti protetti direttamente nel training set di Sonar oppure se vengono inseriti nelle risposte generate dal motore di ricerca. In quest’ultimo caso, potrebbero essere presenti nei dati di addestramento dei modelli di terze parti utilizzati dalla piattaforma.
Questa mossa, comunque, apre ufficialmente il fronte italiano nella guerra globale tra creatori di contenuti e sviluppatori di intelligenza artificiale. Mentre negli Stati Uniti cause simili, come quella del New York Times contro OpenAI, sono già al centro del dibattito giuridico, l’iniziativa di Mediaset costringerà per la prima volta un tribunale italiano a pronunciarsi sulla legittimità dell’uso di opere protette per nutrire i motori delle IA generative, creando un precedente che potrebbe influenzare l’intero settore dei media nazionali.
Le accuse contro Perplexity, però, non si limitano all’uso non autorizzato dei contenuti. Altre contestazioni riguardano l’utilizzo di bot per l’attività di scraping che aggirerebbero il blocco inserito nel file robots.txt (Robots Exclusion Protocol) e il paywall, attraverso strumenti come il browser Comet. In seguito a una precedente denuncia di Reddit, Perplexity aveva dichiarato a fine ottobre di non utilizzare direttamente i contenuti, sostenendo che il motore di ricerca AI genera solo un riassunto e aggiunge le fonti.
La startup californiana ha già ricevuto diverse denunce negli Stati Uniti da parte di Reddit, Encyclopedia Britannica, News Corp e altri editori, tutti con accuse simili di violazione del diritto d’autore. Tuttavia, questa è la prima volta che un’azienda italiana avvia un’azione legale formale contro la piattaforma, aprendo un nuovo capitolo nella complessa questione del rapporto tra intelligenza artificiale e proprietà intellettuale nel contesto giuridico nazionale.



