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Home » Attualità » Melania Trump presiede il Consiglio di Sicurezza: prima volta nella storia ONU. Ma fuori dal Palazzo di Vetro il mondo brucia

Melania Trump presiede il Consiglio di Sicurezza: prima volta nella storia ONU. Ma fuori dal Palazzo di Vetro il mondo brucia

Melania Trump ha presieduto il Consiglio di Sicurezza dell'ONU: un evento storico, in un giorno segnato dalla guerra e dalla morte di bambini in Iran.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino3 Marzo 2026
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Melania all'ONU
Melania all'ONU (YouTube)

Lunedì 3 marzo 2026 è entrato nei libri di storia delle Nazioni Unite. Per la prima volta dall’istituzione dell’organismo, avvenuta nel 1945, la consorte di un capo di Stato ha preso posto sulla sedia della presidenza del Consiglio di Sicurezza. Melania Trump, first lady degli Stati Uniti, ha aperto e condotto la sessione dedicata al tema “Bambini, Tecnologia ed Educazione nei Conflitti”, sfruttando il turno di presidenza mensile che gli USA ricoprono nel mese di marzo per rotazione.

Il portavoce del segretario generale dell’ONU, Stéphane Dujarric, aveva confermato pochi giorni prima che si sarebbe trattato di un evento senza precedenti: mai, fino a quel momento, una first lady, né un “first gentleman”, aveva guidato i lavori del massimo organo esecutivo delle Nazioni Unite, composto da 15 membri tra cui le cinque potenze con diritto di veto.

La scelta non era casuale. L’ufficio di Melania ha spiegato che il benessere dei bambini rappresenta da anni la sua causa principale, e che la riunione era stata pianificata proprio per dare voce a questo impegno sul palco più autorevole del mondo.

Tuttavia, l’atmosfera al Palazzo di Vetro era tutt’altro che serena. Appena due giorni prima, sabato 1° marzo, gli Stati Uniti e Israele avevano lanciato una serie di raid aerei sull’Iran nell’ambito dell’operazione denominata Epic Fury. Tra le conseguenze più devastanti, un attacco aveva colpito una scuola elementare femminile nella città di Minab, nel sud del Paese: secondo fonti iraniane, le vittime accertate tra le bambine avrebbero raggiunto quota 168.

Il palazzo di vetro dell'ONU a New York
Il palazzo di vetro dell’ONU a New York (fonte: Unsplash)

Il discorso della first lady: istruzione, IA e pace

Accolta dal segretario generale António Guterres e dai rappresentanti dei 15 Paesi membri, Melania Trump ha aperto la sessione con parole centrate sull’importanza dell’educazione come argine alla violenza. Ha sostenuto che una società che considera sacra la conoscenza, dai libri alla scienza, dalla matematica alla lingua madre, investe nel proprio futuro e, indirettamente, nella propria sicurezza.

La first lady ha poi toccato il tema dell’intelligenza artificiale, presentandola come un potenziale “grande equalizzatore” capace di democratizzare il sapere anche nelle aree geografiche più isolate del pianeta, dove le biblioteche fisiche non esistono e le scuole restano irraggiungibili. Ha invitato i membri del Consiglio a sostenere politiche che rendano la connessione alla conoscenza digitale un diritto universale.

Solo un breve passaggio ha sfiorato la guerra in corso: Melania ha espresso cordoglio alle famiglie dei soldati americani caduti durante le operazioni militari, senza nominare esplicitamente alcun teatro bellico, e ha augurato pronta guarigione ai feriti.

La voce dell’ONU: “Un bambino su cinque vive in zona di conflitto”

Ancora più diretta nei contenuti è stata la sottosegretaria generale per gli Affari Politici, Rosemary DiCarlo, che ha ricordato come il pianeta stia attraversando il più alto numero di conflitti armati dall’epoca della Seconda guerra mondiale. Ha sottolineato che i bambini sono tra le categorie più colpite da questi scenari: a livello globale, uno su cinque vive in un’area di guerra o è costretto alla fuga. Ha anche citato la chiusura delle scuole in Israele, negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, a Bahrein e in Oman, tutte passate alla didattica a distanza a causa dell’escalation militare in atto nella regione.

Le polemiche: l’Iran attacca Washington

Durissima la reazione dell’ambasciatore iraniano all’ONU, Amir Saeid Iravani, che ha bollato l’intera sessione come un atto di ipocrisia: indire un incontro sulla protezione dell’infanzia mentre le forze armate statunitensi bombardano le città iraniane, ha dichiarato, è semplicemente inaccettabile. Anche il Comando Centrale USA ha annunciato l’apertura di un’indagine sull’incidente della scuola di Minab, mentre l’esercito israeliano ha dichiarato di non avere informazioni su proprie operazioni in quella specifica area.

Non è la prima volta che una figura femminile americana lascia un segno nella storia dell’ONU: nel 1946, Eleanor Roosevelt fu nominata delegata ufficiale degli Stati Uniti e successivamente guidò la redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, guadagnandosi il titolo di “First Lady del Mondo”. Ma presiedere il Consiglio di Sicurezza è un’altra cosa: è un ruolo con un peso politico e simbolico che nessuna consorte presidenziale aveva mai assunto prima d’ora.

Melania Trump ha chiuso il suo intervento con un appello accorato ai governi di tutto il mondo: costruire una generazione futura di leader capaci di scegliere la pace, partendo dall’educazione. “Il conflitto nasce dall’ignoranza,” ha detto, “ma la conoscenza crea comprensione, sostituendo la paura con l’unità.”

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