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Home » Attualità » Milano, strappato un girasole che ricordava un 15enne morto. La città insorge: “Ne pianteremo centinaia”

Milano, strappato un girasole che ricordava un 15enne morto. La città insorge: “Ne pianteremo centinaia”

A Milano qualcuno strappa il girasole che una madre lascia da 8 anni per il figlio Alessandro, morto a 15 anni. La città risponde con fiori e solidarietà.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene27 Novembre 2025
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Un campo di girasoli
Un campo di girasoli (fonte: Unsplash)
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Nel parco di via Dezza, in centro a Milano, si consuma da mesi una storia che tocca le corde più profonde dell’umanità. Laura Scolari e Giorgio Meszley, dal maggio 2017, lasciano ogni giorno un girasole sul campetto da basket dove il loro unico figlio Alessandro è morto a 15 anni, stroncato da un arresto cardiaco mentre faceva due tiri a canestro con gli amici. In otto anni la madre ne ha lasciati almeno 200, sempre nello stesso punto della rete metallica. Ma da qualche mese qualcuno li strappa via sistematicamente.

La risposta della mamma è stata una forma di resistenza silenziosa: ogni giorno il fiore viene rimesso al suo posto. Questa volta però Laura ha voluto lasciare anche un biglietto, una richiesta di rispetto più che una preghiera: “Non strapparmi. Non mi sono più rialzato dopo essere caduto su questo campo. Questo girasole mi ricorda. Grazie, Alessandro”. La scelta del girasole non è casuale. Al funerale otto anni fa gli amici dell’oratorio e della scuola Moreschi arrivarono tutti con un girasole in mano, il fiore preferito di Ale per il suo colore vivo e la capacità di ruotare cercando la luce.

Ma quello che è accaduto dopo ha superato ogni limite di insensibilità. Qualcuno ha deturpato quel pensiero scrivendo sopra lo stesso foglio, con un pennarello nero: “Se tutti mettessero un fiore per ogni morto, Milano sarebbe una pattumiera”. La frase, oltre agli errori grammaticali, rappresenta un pugno nello stomaco per chi ha perso un figlio. Una cittadina ha raccontato l’episodio al Corriere della Sera esprimendo indignazione: “Un fiore non può essere considerato pattumiera, ancor più se rappresenta la memoria di un tragico avvenimento che ha scosso il nostro quartiere”.

Quando la storia è uscita sulle pagine del quotidiano e sulla relativa pagina Instagram, Milano ha reagito d’impulso. Centinaia di mail, messaggi e telefonate hanno raggiunto il giornale e i genitori di Alessandro, dal mattino alla sera: tutti a offrire solidarietà, tutti a difendere quel fiore. “Oggi per noi la giornata è stata dura, sì, ma limpida: qualcosa si è mosso. Una crepa si è formata. Dalla crepa è passata l’antica sofferenza, ma anche inaspettato calore”, ha commentato la madre.

 

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La solidarietà si è trasformata rapidamente in mobilitazione concreta. Un ragazzo ha scritto: “Non conoscevo Ale, ora sì”. Altri lettori hanno proposto: “Inondiamo Milano di girasoli”, “facciamo un tappeto di petali gialli”. La community del basket, attraverso la pagina “La giornata tipo”, ha lanciato un messaggio potente: “A prescindere dalla vigliaccheria di chi ha risposto senza farsi vedere, quello che colpisce maggiormente è la mancanza totale di umanità. È l’abisso della crudeltà, è lo squallore umano, è l’inspiegabile assenza di empatia di fronte alla peggior tragedia che possa capitare a una persona”.

Il papà di Alessandro ha annunciato che sabato alle 14.30 la community del basket si ritroverà al campo di via Dezza con ognuno un girasole in mano. L’organizzazione è totalmente autonoma e spontanea. Gli amici di Ale, oggi sparsi nelle università di mezza Europa, sono pronti a tornare a Milano per partecipare all’iniziativa. “Sono pronti a tornare appena si farà qualcosa”, racconta Giorgio con emozione.

Con questi ragazzi i genitori hanno fondato l’associazione The Dab Game, dedicata alla difesa dei campi sportivi per i giovani. Hanno già ristrutturato il campo da calcio di San Vittore raccogliendo i fondi facendo da camerieri agli eventi. “La Dab li ha tenuti insieme in tutti questi anni, decidiamo con loro quali iniziative portare avanti. È anche un modo per seguirli mentre crescono. Il prossimo obiettivo è un campo di softball femminile”, raccontano i ragazzi dell’associazione.

Resta il sospetto che dietro il gesto ci possa essere qualche residente che non gradisce vedere i giovani giocare nel parco. “Non ci stupirebbe se quel biglietto l’avesse scritto qualcuno che cerca ordine assoluto per riempire un vuoto“, commentano gli amici di Alessandro. Ma come sottolinea la madre, il punto non è chi l’ha fatto: il punto è quanti hanno risposto. È quello che insegna il girasole, e in fondo anche la lezione di questa mamma: cercare la luce, sapersi adattare, girare. “Se il sole manca da una parte, se non ti arriva, se ti manca, guardi altrove. Non ti impunti sull’ombra”.

Anche la tomba di Alessandro è sempre coperta di girasoli, un tappeto giallo che testimonia l’amore incancellabile di chi non si arrende all’oblio. Un ragazzino che oggi avrebbe 23 anni e che continua a vivere nella memoria di chi lo ha conosciuto e di chi, ora, ha imparato a conoscerlo attraverso un fiore che resiste alla cattiveria.

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