Carmelo Cinturrino, l’assistente capo della Polizia fermato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri nel bosco di Rogoredo, ha confessato le sue responsabilità durante l’interrogatorio di convalida del fermo nel carcere di San Vittore a Milano. “Quando ho visto che Mansouri stava morendo, ho perso la testa”, ha ammesso il 41enne davanti al gip Domenico Santoro e al procuratore Marcello Viola.
Le parole del poliziotto, riportate dal suo difensore Piero Porciani, rivelano il momento in cui la situazione gli è sfuggita di mano. “Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia”, ha dichiarato Cinturrino rivolgendosi al suo avvocato prima dell’interrogatorio.
Durante l’udienza, l’agente ha risposto a tutte le domande, fornendo la sua versione dei fatti. Ha ribadito di aver esploso il colpo per paura e di essersi sentito perso immediatamente dopo, consapevole delle conseguenze che attendono gli agenti coinvolti in sparatorie. “Sa bene cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa”, ha spiegato il legale, riferendosi alla messinscena organizzata subito dopo il tragico evento.
Proprio per questo Cinturrino ha ordinato a un collega di recarsi al commissariato Mecenate per recuperare una pistola giocattolo, un’arma replica che aveva trovato prima del Covid in zona Lambro e che aveva conservato. L’oggetto è stato poi posizionato vicino al corpo di Mansouri per simulare una dinamica di legittima difesa. Secondo quanto riferito dall’avvocato, tutti gli agenti presenti in via Impastato il 26 gennaio, eccetto una collega donna, avrebbero visto Cinturrino prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino alla vittima.
Il poliziotto ha però negato di aver toccato il corpo di Mansouri e ha sostenuto di aver chiamato immediatamente i soccorsi. Sul punto cruciale delle accuse più gravi, l’avvocato Porciani è stato chiaro: “Ha confessato i suoi errori ma ha negato di aver chiesto il pizzo agli spacciatori”. Una smentita che contrasta con le testimonianze raccolte dagli inquirenti.
Secondo quanto emerso dai verbali del 19 febbraio, uno degli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso ha confermato le richieste di soldi e droga da parte di Cinturrino, descrivendolo come violento e poco raccomandabile. Il collega ha raccontato che l’assistente capo pretendeva che spacciatori e tossicodipendenti tirassero fuori droga e denaro, e che si accaniva persino contro un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, taglieggiandolo. Sul rapporto con Mansouri, detto Zack, il testimone ha dichiarato: “So che lui lo voleva prendere”.
A chi ha chiesto se è vero che girava con un martello, l’avvocato Porciani ha risposto: “Era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono nel boschetto di Rogoredo. Qualche volta aveva anche una paletta”. Un dettaglio che conferma i metodi poco ortodossi dell’agente durante i pattugliamenti nella zona.
Sulla dinamica dello sparo, il legale ha fornito ulteriori elementi durante l’intervento nel programma televisivo Diario del giorno. “Dalla nostra perizia, effettuata dal perito Radaelli, emerge che il proiettile si deforma solo se impatta contro qualcosa, quindi probabilmente abbia avuto una deviazione precedente: è possibile che abbia sparato in terra, ma lui non lo ricorda”, ha spiegato Porciani, aggiungendo che la responsabilità principale di Cinturrino è legata a quello che ha fatto dopo aver sparato.
L’avvocato ha descritto il suo assistito come triste e pentito di quello che ha fatto, precisando che “sia sua mamma che lui sono andati in chiesa a pregare” anche per la vittima. “Una cosa Cinturrino ci tiene a dire: lui non ha mai preso un centesimo da nessuno. Me l’ha garantito”, ha ribadito il difensore.
Il capo della polizia Vittorio Pisani, riferendosi a Cinturrino, ha parlato di un ex poliziotto e di un delinquente. “Che venga cacciato, io sono d’accordo – ha commentato Porciani – perché, giustamente, una persona così nell’Amministrazione non ci sta. Tuttavia per me delinquente non è uno che sbaglia, ma è uno che delinque. Sono due cose diverse”. Nelle prossime ore il giudice Domenico Santoro deciderà sulla richiesta di convalida del fermo e sulla misura del carcere per l’assistente capo accusato di omicidio volontario.



