È in arrivo una stretta senza precedenti sulla sicurezza in Italia. Il ministero dell’Interno ha preparato un pacchetto normativo composto da un decreto legge di 25 articoli e un disegno di legge di 40 articoli, pronti per essere varati nei prossimi Consigli dei ministri. I provvedimenti, messi a punto dagli uffici legislativi del Viminale guidati dal ministro Matteo Piantedosi di concerto con Palazzo Chigi, intervengono su sicurezza pubblica, immigrazione e funzionalità delle forze di polizia.
Il pacchetto prevede misure che spaziano dalla creazione di zone rosse nelle città al potenziamento dei Daspo, dall’aumento dei fondi per la sicurezza urbana destinati ai sindaci fino alla velocizzazione delle espulsioni e dei rimpatri. Nel disegno di legge trova spazio anche lo scudo legale per le forze dell’ordine, con l’estensione della legittima difesa per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati.
Al centro del provvedimento ci sono le cosiddette “norme anti maranza“, come le definisce la Lega. Il ministro Piantedosi ha annunciato che il pacchetto arriverà a breve in Parlamento, definendolo un banco di prova per capire a chi davvero interessa collaborare per la sicurezza dei cittadini, in risposta alle accuse del Partito Democratico di fare propaganda. Anche il PD, tuttavia, ripresenterà un disegno di legge per bloccare la vendita di armi da taglio ai minori, puntando su prevenzione e formazione.
Il giro di vite sul porto di coltelli rappresenta la priorità assoluta del pacchetto. Viene introdotto il divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente di lunghezza superiore a 5 centimetri, come quelli a scatto o a farfalla, facilmente occultabili. La violazione è punita con la reclusione da 1 a 3 anni. Per altri coltelli e strumenti dotati di lama affilata o appuntita di lunghezza superiore a 8 centimetri, è vietato il porto senza giustificato motivo, con pena da 6 mesi a 3 anni di reclusione.
La norma si fa ancora più severa con un’aggravante specifica che aumenta la pena da un terzo alla metà quando il reato viene commesso da persone travisate o in particolari luoghi sensibili come le immediate vicinanze di istituti di credito, parchi, stazioni ferroviarie e della metropolitana. Ma la vera novità riguarda le sanzioni accessorie: il prefetto potrà applicare la sospensione della patente di guida, della licenza di porto d’armi, del passaporto e del permesso di soggiorno.
Per i minori sorpresi con coltelli è previsto l’arresto facoltativo in flagranza e l’adozione di misure cautelari. Se i fatti sono commessi da un minore, scatta automaticamente una multa di mille euro nei confronti dei genitori. La vendita di armi da taglio ai minorenni viene completamente vietata, anche su web o piattaforme elettroniche, con sanzioni pecuniarie che vanno da 500 a 3.000 euro fino a 12.000 euro e la revoca della licenza per i commercianti.
Sul fronte della prevenzione della violenza giovanile, viene ampliato il catalogo dei reati per i quali si può applicare l’ammonimento del questore nei confronti di minorenni dai 12 ai 14 anni. Rientrano ora anche le ipotesi di lesione personale, rissa, violenza privata e minaccia quando commessi con l’uso di armi o strumenti atti ad offendere. Per rafforzare l’azione educativa e di controllo, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro nei confronti dei genitori dei minori che non hanno dimostrato di non aver potuto impedire il fatto.
La stessa multa si applica ai genitori nei casi di ammonimento del questore nei confronti di minorenni che hanno commesso atti persecutori o di cyberbullismo. L’obiettivo dichiarato è responsabilizzare le famiglie nel controllo dei figli e nel loro ruolo educativo, in un momento in cui gli episodi di violenza giovanile sono in aumento secondo i rapporti Istat, che indicano i coltelli come il mezzo più utilizzato sia negli omicidi che nelle rapine.

Il disegno di legge interviene pesantemente anche sulla microcriminalità di strada. Viene reintrodotta la procedibilità d’ufficio per il reato di furto aggravato, come quello commesso nelle stazioni ferroviarie o con destrezza, modificando quanto previsto dalla riforma Cartabia. Non servirà più la querela della persona offesa per procedere penalmente.
Le pene per il furto in abitazione e per il furto con strappo vengono significativamente inasprite. Per il reato base si passa dagli attuali quattro-sette anni di reclusione a sei-otto anni. Per l’ipotesi aggravata la pena minima sale da cinque a sei anni, mantenendo il massimo a dieci anni. L’intento è quello di dare una risposta forte a fenomeni che creano allarme sociale nelle città italiane.
Sul fronte dell’ordine pubblico durante le manifestazioni, viene introdotta l’estensione del Daspo, ovvero il divieto di accesso alle infrastrutture pubbliche urbane ed extraurbane, anche nei confronti di coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva nel corso dei cinque anni precedenti, per reati commessi durante le manifestazioni. È previsto inoltre l’arresto in flagranza differita nei confronti di chi ha commesso il reato di danneggiamento in occasione di manifestazioni pubbliche.
Durante le manifestazioni di eccezionale gravità, le forze di polizia avranno la facoltà di effettuare perquisizioni sul posto. Viene introdotto anche il fermo di prevenzione di 12 ore per accertamenti nei confronti di persone sospettate, una misura che permette di accompagnare e trattenere soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica.
Il pacchetto sicurezza dedica ampio spazio al contrasto dell’immigrazione illegale, con misure volte alla velocizzazione e maggior efficacia delle espulsioni e dei rimpatri. Vengono previsti paletti ai giudici sulla convalida dei trattenimenti di migranti, in un tentativo di limitare il potere discrezionale della magistratura su questi provvedimenti amministrativi. È inoltre prevista una stretta sui ricongiungimenti familiari, con criteri più restrittivi per l’accesso a questo istituto.
Una delle novità più significative riguarda la tutela processuale per le forze di polizia. Il disegno di legge introduce uno scudo legale che estende i casi di legittima difesa per evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati. In presenza di cause di giustificazione, gli agenti non verranno iscritti nel registro, una misura che secondo il governo servirà a tutelare chi opera quotidianamente per la sicurezza dei cittadini.
Il decreto legge, che avrà iter più rapido, si concentra sul potenziamento operativo e organizzativo delle forze di polizia, con nuove assunzioni per rafforzare gli organici. Prevede inoltre la possibile istituzione di zone rosse nelle città, aree dove i controlli saranno intensificati e dove potranno essere applicate restrizioni alla circolazione di persone considerate pericolose. Vengono stanziati fondi aggiuntivi per l’installazione di telecamere per la sicurezza urbana, strumenti che i sindaci potranno utilizzare per il controllo del territorio.
L’esame del Quirinale sarà scrupoloso, considerando che già nel precedente decreto sicurezza il presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva fatto stralciare norme ritenute sproporzionate rispetto ai reati contestati. Il pacchetto dovrà superare il vaglio costituzionale prima di diventare legge, in un equilibrio delicato tra esigenze di sicurezza e tutela delle libertà individuali.



