L’attesa per l’inaugurazione delle Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, prevista per venerdì 6 marzo presso la storica cornice dell’Arena di Verona, è segnata da una tensione diplomatica senza precedenti. Quella che doveva essere una celebrazione universale dello sport e dell’inclusione si è trasformata in un terreno di scontro geopolitico: sono ormai 12 le nazioni, su un totale di 56 partecipanti, ad aver annunciato ufficialmente il boicottaggio della cerimonia d’apertura. Si tratta di quasi un quinto delle delegazioni totali, un segnale di dissenso che scuote i vertici del Comitato Paralimpico Internazionale (IPC).
La causa scatenante di questa defezione collettiva risiede nella controversa scelta dell’IPC di riammettere ufficialmente alle competizioni gli atleti provenienti da Russia e Bielorussia. Una decisione che ha scatenato una reazione a catena tra le cancellerie e i comitati sportivi europei e nordamericani. Nelle ultime ore, lo schieramento dei Paesi contrari ha visto l’ingresso di due nazioni di enorme peso politico e sportivo: la Germania e, in ultima battuta, la Francia.

Queste delegazioni si aggiungono a un blocco già compatto formato da Ucraina, Canada, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi e Polonia. Proprio la Polonia ha adottato la linea più dura: l’emittente televisiva nazionale ha infatti confermato che oscurerà completamente la diretta della cerimonia inaugurale per i propri telespettatori.
Di fronte a una defezione di tale portata, l’organizzazione ha dovuto correre ai ripari con una decisione tecnica mai vista prima nella storia dei Giochi: nessun atleta sfilerà come portabandiera. Durante la parata all’interno dell’Arena, i vessilli nazionali saranno sorretti esclusivamente da volontari.
Sebbene la versione ufficiale attribuisca questa scelta a difficoltà logistiche, legate alla distanza tra Verona e le varie sedi di gara dove gli atleti risiedono, la lettura politica appare evidente. Si tratterebbe di una strategia per “neutralizzare” visivamente la sfilata, evitando il contrasto tra le nazioni presenti e i vuoti lasciati dai boicottatori. Tuttavia, la polemica non si placa: alcuni Paesi hanno esplicitamente richiesto che la propria bandiera non venga mostrata affatto, nemmeno se portata da personale volontario.
La ministra dello Sport francese, Marina Ferrari, ha spiegato con fermezza la posizione del suo governo, definendo la riammissione degli atleti russi e bielorussi (circa dieci partecipanti in totale con questi passaporti) come inaccettabile nel contesto attuale. La ministra ha dichiarato che la Francia risponderà in modo “commisurato alla posta in gioco diplomatica”, annunciando che diserterà sia la cerimonia di apertura a Verona sia quella di chiusura a Cortina d’Ampezzo. La sua presenza in Italia è confermata solo a partire dal 7 marzo, esclusivamente per supportare gli atleti francesi durante le gare.



