È emerso nelle ultime ore il documento integrale del piano in 28 punti che gli Stati Uniti stanno negoziando con la Russia per porre fine alla guerra in Ucraina. Il testo, diffuso integralmente dal sito americano Axios dopo averne rivelato l’esistenza, delinea un accordo complesso che ridisegna gli equilibri geopolitici europei e prevede concessioni territoriali significative da parte di Kiev.
Il piano si apre con tre punti fondamentali: la conferma della sovranità dell’Ucraina, la conclusione di un accordo di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa che metta fine alle ambiguità degli ultimi trent’anni, e l’aspettativa che la Russia non invada altri Paesi vicini mentre la Nato non si espanderà ulteriormente. Prevede inoltre garanzie di sicurezza per l’Ucraina, che però dovrà impegnarsi a inserire nella propria Costituzione il divieto di entrare nella Nato. L’organizzazione atlantica, dal canto suo, includerà nei propri statuti una disposizione secondo la quale Kiev non sarà mai ammessa.
Secondo il deputato ucraino Oleksiy Goncharenko, il piano Trump ha le sembianze di un accordo economico tripartito tra Stati Uniti, Europa e Russia. Il documento prevede l’utilizzo di 100 miliardi di dollari di beni russi congelati nelle banche europee, a cui si aggiungerebbe una somma simile proveniente dall’Europa destinata alla ricostruzione dell’Ucraina. Un elemento controverso riguarda la ripartizione dei proventi: il 50% dovrebbe andare agli Stati Uniti. È prevista inoltre la riapertura della centrale nucleare di Zaporizhzhia, attualmente occupata dai russi, la cui energia verrebbe divisa in parti uguali tra Russia e Ucraina.
Sul fronte delle concessioni territoriali, gli ucraini dovrebbero ritirarsi dall’intero Donbass e riconoscere la piena sovranità russa sulla regione. Al momento le truppe di Putin hanno occupato circa l’86% di questa importante area industriale e mineraria nell’est del Paese. Il Donbass, che comprende Donetsk e Lugansk, passerebbe sotto la sovranità di Mosca ma diventerebbe una regione demilitarizzata dove le truppe russe non potrebbero essere dispiegate. Per quanto riguarda le altre due regioni parzialmente occupate, Kherson e Zaporizhzhia, le attuali linee del fronte verrebbero congelate e Mosca sarebbe pronta a fare alcune limitate concessioni territoriali da negoziare. Il piano dà per scontato che Kiev rinunci alla sovranità sulla Crimea, annessa dalla Russia 11 anni fa.

Un punto particolarmente delicato riguarda il ridimensionamento delle forze armate ucraine. L’esercito di Kiev dovrebbe essere limitato a 600.000 uomini, mentre oggi l’intero apparato militare si aggira sul milione e 300.000 mobilitati. Il tema non è nuovo: gli emissari di Putin lo posero già sul tavolo durante le trattative bilaterali fallite che si tennero in Turchia nelle settimane seguenti l’invasione del febbraio 2022, quando i russi pretendevano che l’Ucraina avesse al massimo 100.000 soldati. Inoltre, Kiev si impegnerebbe a essere uno Stato non nucleare in accordo con i trattati di non proliferazione.
Il piano prevede anche caccia europei dislocati in Polonia per proteggere l’Ucraina, bloccando di fatto l’iniziativa anglo-francese di mandare un contingente di pace sul territorio ucraino. Il documento stabilisce che truppe alleate non possano stazionare in Ucraina. Alla voce garanzie viene specificato: se l’Ucraina invadesse la Russia perderebbe tutte le garanzie; se la Russia invadesse l’Ucraina oltre a una risposta militare coordinata sarebbero ripristinate tutte le sanzioni globali; se l’Ucraina lanciasse missili verso Mosca o San Pietroburgo senza motivo le garanzie di sicurezza sarebbero invalidate.
Sul piano economico e diplomatico, il documento prevede il rientro della Russia nel G8 e la cancellazione delle sanzioni, con il reintegro di Mosca nell’economia globale. Altre somme non specificate dei beni russi congelati dovrebbero essere investite in progetti bilaterali tra Washington e Mosca. In compenso, la Russia non ostacolerà l’uso del fiume Dnipro da parte dell’Ucraina per le attività commerciali e saranno raggiunti accordi per il libero trasporto di grano attraverso il Mar Nero.
Il piano tocca anche aspetti culturali e linguistici che rischiano di trasformare l’Ucraina in una sorta di Crimea-bis. Il documento parla del riconoscimento del russo come lingua ufficiale al pari dell’ucraino, dell’abolizione di qualsiasi restrizione al patriarcato russo e della necessità di “denazificare” il Paese. Tutti i prigionieri di guerra e i corpi dei caduti saranno scambiati, mentre tutti i civili detenuti, inclusi i bambini, verranno rilasciati.
L’accordo sarà legalmente vincolante e la sua attuazione, come previsto da quello su Gaza, sarà monitorata e garantita dal Consiglio di Pace guidato da Trump. Una volta che le parti avranno accettato il memorandum e si saranno ritirate, il cessate il fuoco entrerà in vigore. Il punto 25 prevede che in Ucraina si tengano elezioni entro cento giorni dalla firma degli accordi, una clausola che secondo alcuni osservatori potrebbe rappresentare un escamotage propagandistico per interferire sul governo ucraino e tentare di mettere alla guida di Kiev un leader più vicino a Mosca.
Tra gli ucraini resta vivo il ricordo del tradimento russo degli accordi di Bucarest del 1994, quando Kiev accettò di rendere 2.000 testate atomiche sovietiche in cambio della garanzia da parte di Russia, Cina, Stati Uniti ed Europa dell’inviolabilità dei confini stabiliti nel 1991. Due decadi dopo Putin ruppe quelle intese e la comunità internazionale rimase sostanzialmente passiva, alimentando la richiesta ucraina di entrare nella Nato che ora questo piano nega definitivamente.



