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Home » Attualità » Putin e la sua vendetta sull’Europa: cosa sono gli asset russi congelati?

Putin e la sua vendetta sull’Europa: cosa sono gli asset russi congelati?

Il 18 dicembre l'UE decide sul congelamento indefinito di 300 miliardi di dollari russi. Mosca promette vendetta. Italia e Belgio preoccupati.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino14 Dicembre 2025
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soldi su grafico
soldi su grafico

Il prossimo mercoledì 18 dicembre si gioca una partita da centinaia di miliardi di dollari. I leader dell’Unione Europea si riuniranno per decidere se continuare a bloccare i soldi russi depositati nei loro Paesi, una mossa che potrebbe cambiare completamente gli equilibri della guerra in Ucraina.

Stiamo parlando di cifre enormi. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, l’Occidente ha congelato tra i 300 e i 350 miliardi di dollari appartenenti alla Russia. La maggior parte di questi soldi – circa 190-210 miliardi di euro – si trova in Europa, soprattutto in Belgio presso una società chiamata Euroclear. Altri 100-110 miliardi di dollari sono negli Stati Uniti, principalmente investiti in titoli di Stato americani. Il resto è sparso tra Giappone, Canada, Regno Unito e Australia.

Oltre alle riserve della Banca Centrale Russa, ci sono anche i beni privati degli oligarchi sanzionati: yacht di lusso, ville, conti bancari, azioni e jet privati, per un valore stimato tra 30 e 50 miliardi di dollari. Pensate a yacht come lo Scheherazade di Roman Abramovich, bloccato in Italia e valutato 700 milioni di dollari, o il Dilbar di Alisher Usmanov fermo in Germania. In totale ci sono una quindicina di queste imbarcazioni sotto sequestro, per circa 4-5 miliardi di dollari – una cifra importante ma che rappresenta meno dell’1% del totale congelato.

Finora questi soldi venivano bloccati ogni sei mesi attraverso sanzioni che dovevano essere rinnovate regolarmente. Adesso però l’UE vuole cambiare le regole: il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis ha proposto di congelare questi beni “per tutto il tempo necessario”, eliminando l’obbligo di rinnovo semestrale. In pratica, i soldi resterebbero bloccati fino a quando la Russia non lascerà l’Ucraina.

L’obiettivo? Raccogliere 90 miliardi di euro da destinare al bilancio e alla difesa di Kiev almeno fino al 2027, senza creare nuovo debito comune europeo. Su 27 Stati membri, 25 hanno votato a favore. Solo Ungheria e Slovenia hanno votato contro.

Vladimir Putin
Vladimir Putin (fonte: ScreenShot video YouTube)

Ma non tutti sono tranquilli. Italia, Belgio, Bulgaria e Malta, pur avendo votato sì, hanno presentato una dichiarazione congiunta in cui chiedono alla Commissione Europea di continuare a cercare “opzioni alternative” che presentino “rischi significativamente inferiori”.

Fonti di Palazzo Chigi hanno spiegato che l’Italia ha sostenuto la proposta per non abbandonare l’Ucraina, ma attraverso questa dichiarazione ha voluto sottolineare che decisioni così delicate sul piano giuridico e finanziario devono essere discusse prima a livello politico, senza che i tecnici decidano da soli. In sostanza, Roma teme le conseguenze legali e i rischi finanziari di una mossa così drastica.

Particolarmente preoccupato è il Belgio, che attraverso Euroclear ospita circa 185 dei 210 miliardi di euro russi presenti in Europa. Il premier belga Bart De Wever ha chiesto garanzie concrete per affrontare eventuali cause legali con Mosca, paragonando l’operazione a “irrompere in un’ambasciata, portar via tutti i mobili e venderli”. De Wever ha fatto notare la differenza tra i vari Paesi: “La Gran Bretagna ha 8 miliardi di euro di beni russi immobilizzati, noi ne abbiamo 190”. Il premier si è detto scettico anche sull’utilizzo dell’articolo 122 del Trattato UE – la clausola di emergenza già usata durante il Covid – e ha minacciato un ricorso se le sue richieste non verranno ascoltate.

La Commissione Europea giustifica il ricorso a questa clausola d’emergenza sostenendo che i danni del conflitto in Ucraina hanno provocato un “grave impatto economico” sull’Unione, con interruzioni delle forniture, maggiore incertezza, investimenti e consumi in calo. Per questo sarebbe “urgentemente necessario” intervenire “per limitare i danni all’economia dell’Unione”.

La reazione di Mosca è stata durissima. Vladimir Putin ha definito l’operazione un “furto” e ha promesso vendetta. La Russia ha risposto per le rime: ha creato i cosiddetti conti “di tipo C” nel marzo 2022 per congelare a sua volta asset occidentali – azioni, obbligazioni russe di proprietà di investitori provenienti da Paesi considerati “ostili” da Mosca, per un valore stimato di circa 300 miliardi di dollari.

La Sberbank, la principale banca russa, ha calcolato che il 25% dei suoi 787 miliardi di rubli di dividendi destinati a investitori stranieri per il 2024 sia finito in questi conti speciali. Se il Cremlino decidesse di sequestrare definitivamente questi fondi, potrebbero scattare ulteriori confische ai danni di cittadini europei con investimenti in Russia.

A inizio 2022 la Banca Centrale Russa stimava gli investimenti europei in Russia in circa 364 miliardi di dollari. Oggi questa cifra non è più attendibile perché molte aziende hanno lasciato il Paese o hanno visto i loro asset sequestrati e trasferiti a nuovi proprietari russi.

Il commissario Dombrovskis ha cercato di tranquillizzare i depositari centrali come Euroclear, affermando che sono “pienamente protetti giuridicamente” e possono compensare eventuali sequestri in Russia usando asset bloccati in Europa. La dichiarazione arriva dopo che la Banca Centrale Russa ha avviato una causa legale proprio contro Euroclear. “Ci aspettiamo che la Russia continui ad avviare procedimenti legali di natura speculativa per impedire all’UE di far rispettare il diritto internazionale e di perseguire l’obbligo giuridico della Russia di risarcire l’Ucraina”, ha aggiunto.

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha difeso la decisione su X: “Accolgo con favore la decisione del Consiglio sulla nostra proposta di continuare il congelamento dei beni sovrani russi. Stiamo inviando un segnale forte alla Russia: finché questa brutale guerra di aggressione continuerà, i costi per la Russia continueranno ad aumentare”. Von der Leyen ha aggiunto che si tratta di “un messaggio potente per l’Ucraina: vogliamo assicurarci che il nostro coraggioso vicino diventi ancora più forte sul campo di battaglia e al tavolo dei negoziati”.

Anche il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa si è espresso a favore del congelamento a tempo indeterminato degli asset, ricordando l’impegno preso dai leader dell’Unione nel vertice di ottobre.

La partita degli asset russi si gioca su tre tavoli contemporaneamente. C’è quello giuridico, con il rischio di cause internazionali che potrebbero durare anni. C’è quello finanziario, con la necessità di trovare fondi per l’Ucraina senza creare nuovo debito comune europeo (una questione sempre delicata in UE). E c’è quello geopolitico, con la minaccia russa di ritorsioni che potrebbe colpire cittadini e imprese europee con investimenti in Russia.

Il vertice del 18 dicembre sarà decisivo per capire se l’Unione Europea riuscirà a trovare un equilibrio tra il sostegno a Kiev e la tutela degli interessi economici e legali dei singoli Stati membri, in particolare di quelli come l’Italia e il Belgio che hanno espresso perplessità sulla misura. Una cosa è certa: con centinaia di miliardi in gioco, la posta in palio è altissima.

 

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