Fa discutere la posizione del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sulla legge sul consenso in materia di violenza sessuale, che ieri si è arenata in Senato. Il vicepremier ha bocciato il ddl che introduce il concetto di “consenso libero e attuale” nel reato di stupro, definendolo “troppo discrezionale” e sostenendo che lasci “troppo spazio alla libera interpretazione del singolo”.
“Questa sorta di consenso preliminare, informato e attuale, così come è scritto, lascia lo spazio a vendette personali, da parte di donne e uomini”, ha dichiarato Salvini, aggiungendo che la norma rischia di “intasare i tribunali” con denunce strumentali. La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha fatto eco alle preoccupazioni del leader leghista, parlando di possibile “rovesciamento dell’onere della prova”.
Le dichiarazioni hanno scatenato dure reazioni dalle opposizioni. La deputata del Partito Democratico Michela Di Biase ha definito “raccapriccianti” le parole di Salvini, accusandolo di riprendere “tesi ben note dei gruppi anti-femministi” e di “distorcere completamente la realtà”. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi-Sinistra ha parlato di “parole gravissime che riportano l’Italia indietro di decenni”, mentre Marco Lombardo di Azione ha evidenziato la contraddizione tra il voto favorevole dei deputati leghisti alla Camera e lo stop al Senato.

A smontare le critiche di Salvini e Roccella è intervenuto Fabio Roia, presidente del Tribunale di Milano e magistrato da decenni impegnato nel contrasto alla violenza di genere. “Non è assolutamente vero che introdurre il concetto di consenso libero ed attuale costituisca un’inversione dell’onere della prova”, ha spiegato Roia all’Ansa. Il magistrato ha chiarito che la donna continuerà a limitarsi a fare una denuncia, mentre sarà sempre il pubblico ministero a dover dimostrare che il rapporto è avvenuto senza consenso.
Roia ha definito il rischio di inversione della prova “una suggestione, un profondo sbaglio giuridico-processuale e probabilmente una scusa per non approvare una legge di civiltà”. Il presidente del Tribunale ha ricordato che già nell’attuale normativa esistono condizioni che tendono a eliminare il consenso, come violenza, minaccia e abuso di condizioni di inferiorità psichica o fisica. “Introdurre il concetto di consenso è un qualcosa di più ampio, ma non sposta assolutamente il tema”, ha sottolineato.
Intanto sul web, da giorni ormai, circolano su siti di “associazioni maschili” dei moduli di autocertificazione del consenso al rapporto sessuale. Moduli che, ovviamente, non hanno alcun valore legale. E soprattutto non deresponsabilizzano alcuna persona su una questione delicata, come il consenso libero e attuale durante un rapporto sessuale. Chi stabilisce, infatti, che il presunto modulo di consenso sia stato firmato liberamente? E, quand’anche fosse stato firmato, secondo la nuova legge la persona che avrebbe firmato può negare il consenso in qualsiasi momento. Questione, evidentemente, non compresa abbastanza.



