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Home » Attualità » Sentenza Ue: i matrimoni gay vanno riconosciuti in tutta Europa, ma l’Italia resta a metà strada

Sentenza Ue: i matrimoni gay vanno riconosciuti in tutta Europa, ma l’Italia resta a metà strada

L'Unione europea obbliga tutti gli stati a riconoscere i matrimoni gay celebrati in altri paesi membri. Cosa cambia per l'Italia e per le coppie omosessuali.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino25 Novembre 2025
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un momento del Pride
Un momento del Pride - Fonte: Pixabay
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Una decisione che segna un punto di svolta per i diritti delle coppie omosessuali in Europa. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che tutti gli stati membri devono riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati legalmente in un altro paese dell’Ue. Questo significa che chi si sposa in uno stato dove è permesso non può più vedersi negati i diritti una volta tornato nel proprio paese d’origine.

Tutto è partito da una coppia di uomini polacchi che nel 2018 si è sposata a Berlino, in Germania. Dopo il matrimonio, uno dei due ha preso il cognome del partner, come prevede la legge tedesca. I problemi sono iniziati quando ha provato ad aggiornare i suoi documenti anche in Polonia, dove possedeva delle proprietà: un giudice ha dato l’ok, un altro ha rifiutato. La situazione è peggiorata quando la coppia si è trasferita definitivamente in Polonia e uno dei due, rimasto senza lavoro, si è visto negare l’assicurazione sanitaria del coniuge proprio perché il loro matrimonio non veniva riconosciuto dalle autorità polacche.

La coppia ha deciso di fare causa e il caso è arrivato fino alla Corte di giustizia europea, che ha dato loro ragione in modo inequivocabile. Secondo i giudici, negare il riconoscimento di un matrimonio contratto legalmente in un altro stato dell’Ue viola la libertà di circolazione dei cittadini europei e il diritto al rispetto della vita privata e familiare. In pratica: non si può essere sposati in un paese e smettere di esserlo appena si attraversa un confine.

L'arcobaleno che rappresenta la comunità LGBTQ+
L’arcobaleno che rappresenta la comunità LGBTQ+ – Fonte: Freepik

La sentenza colpisce direttamente quattro paesi: Polonia, Bulgaria, Romania e Slovacchia, gli unici dell’Unione che attualmente non riconoscono in nessun modo le coppie dello stesso sesso. Ora sono obbligati a riconoscere matrimoni e unioni celebrate all’estero. Attenzione però: la Corte non impone a questi stati di legalizzare i matrimoni gay nel proprio ordinamento interno. Possono scegliere se riconoscerli come matrimoni veri e propri o attraverso le unioni civili, purché garantiscano gli stessi diritti.

La situazione italiana è particolare. Dal 2016, quando è stata introdotta la legge sulle unioni civili durante il governo Renzi, il nostro paese riconosce già i matrimoni omosessuali celebrati all’estero, ma li “declassa” automaticamente a unioni civili quando vengono trascritti nei registri italiani. L’Italia rimane l’unico paese dell’Europa occidentale ad avere un istituto separato per le coppie dello stesso sesso.

Le unioni civili garantiscono quasi tutti i diritti del matrimonio tradizionale, ma non proprio tutti. La differenza più importante riguarda i figli: resta il divieto di adozione congiunta per le coppie unite civilmente. Alcune sentenze della Corte costituzionale hanno però aperto qualche spiraglio: da quest’anno è possibile registrare alla nascita i figli delle coppie di donne con entrambe le madri. Per le coppie di uomini, invece, l’unica strada rimane l’adozione del figlio del partner, caso per caso.

Secondo l’avvocato Alexander Schuster, esperto di diritto internazionale di famiglia, questa sentenza europea non cambia nulla per l’Italia dal punto di vista pratico, visto che il riconoscimento delle unioni celebrate all’estero è già previsto dalla nostra legge.

La sentenza ha scatenato reazioni immediate in Italia. Carolina Morace, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, ha parlato di una decisione che “fa piazza pulita di tanta propaganda” e mette sullo stesso piano unioni eterosessuali e omosessuali, invitando l’Italia ad approvare finalmente il matrimonio egualitario.

Alessandro Zan, europarlamentare del Pd, l’ha definita “uno schiaffo ai governi che fanno guerra alle persone LGBTQIA+” e ha ribadito che introdurre il matrimonio ugualitario sarebbe l’unica strada per garantire vera uguaglianza tra tutte le coppie.

Attualmente 22 paesi europei riconoscono il matrimonio egualitario, mentre una decina (tra cui Italia, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca e Ungheria) prevedono le unioni civili come forma separata di riconoscimento.

La decisione della Corte rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+ in Europa, eliminando discriminazioni legali tra coppie eterosessuali e omosessuali. Tuttavia, lascia ai singoli stati la libertà di scegliere in che forma riconoscere questi matrimoni, aprendo uno spazio che diversi paesi, Italia compresa, continueranno probabilmente a sfruttare mantenendo sistemi giuridici distinti.

 

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