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Home » Attualità » Si spacciava per “vendicatrice di donne tradite” ma in realtà era una stalker. Condannata una 55enne

Si spacciava per “vendicatrice di donne tradite” ma in realtà era una stalker. Condannata una 55enne

Donna di Prato vittima di stalking e revenge porn: condannata una 55enne per persecuzioni durate mesi con profili fake, pedinamenti e diffamazione online.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene11 Novembre 2025
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La "vendicatrice", con l'aiuto del figlio, pedinava regolarmente la fidanzata dell'uomo che aveva adescato online
La "vendicatrice", con l'aiuto del figlio, pedinava regolarmente la fidanzata dell'uomo che aveva adescato online (foto: Unsplash)
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Un profilo Instagram appariscente, senza un volto nitido ma costruito con cura maniacale; messaggi privati che arrivano inaspettati, carichi di rivelazioni compromettenti; e poi quella frase agghiacciante: “Ricordati che solo le montagne non si incontrano”. Inizia così l’incubo di una donna di Prato, vittima di una persecuzione durata mesi che ha distrutto la sua relazione sentimentale e sconvolto la sua vita quotidiana.

La vicenda ha visto come protagonista una donna di 55 anni condannata in primo grado dal tribunale di Prato a 2 anni e 4 mesi di reclusione per revenge porn, diffamazione, stalking e sostituzione di persona. Insieme a lei è stato condannato anche il figlio, accusato di aver collaborato attivamente al piano della madre. La loro vittima principale è l’ex fidanzata di un giovane di 30 anni, adescato online dalla 55enne attraverso un profilo falso.

Tutto è cominciato poco prima del lockdown del 2020. La vittima viveva una relazione stabile da 6 anni con il suo compagno: avevano una casa insieme, progetti comuni, sognavano di avere dei figli. Poi, un giorno, è arrivato quel messaggio su Instagram. Una giovane donna dal profilo curato voleva “informarla” che il suo compagno la tradiva, perché aveva intrapreso una relazione online con lei, completa di foto intime e conversazioni esplicite di sexting.

Il giovane era stato ingenuo: si era infatuato di questa presunta ragazza e le aveva raccontato tutto della sua vita, fornendo informazioni personali dettagliate su di sé e sulla fidanzata. Dettagli che si sarebbero rivelati armi nelle mani della sua interlocutrice. Quando la vittima ha risposto al messaggio dicendo che avrebbe gestito la questione privatamente con il compagno, è arrivata quella risposta gelida che ha segnato l’inizio della persecuzione.

La 55enne, infatti, sapeva tutto della coppia: dove lavoravano, i loro orari, i locali che frequentavano. E non aveva alcuna intenzione di limitarsi a messaggi virtuali. Ha iniziato a inviare raccomandate al luogo di lavoro della donna, contenenti tutti gli screenshot delle conversazioni hot e le immagini compromettenti del compagno. I colleghi della vittima hanno visto quel materiale. Poi, attraverso centinaia di profili fake creati appositamente, ha contattato familiari e amici della coppia, diffondendo ovunque il contenuto intimo.

Ma la cosa più inquietante doveva ancora arrivare. Dalla Lombardia, la donna si spostava fino a Prato per pedinare fisicamente la sua vittima. Insieme al figlio, scattava foto di nascosto e le pubblicava sui social accompagnandole con commenti diffamatori: “Le corna te le meriti”, “Gatta morta”, “Sei una burattina, uno zerbino”, “Sei sciatta”. La vittima racconta di essere stata costantemente in allerta, di guardarsi intorno sospettando di chiunque, uomo o donna che fosse.

Il materiale compromettente è stato inviato anche ai colleghi di lavoro della donna, rea di non aver troncato la relazione con il compagno infedele
Il materiale compromettente è stato inviato anche a colleghi, amici e parenti della donna, rea di non aver troncato la relazione con il compagno infedele (fonte: Unsplash)

L’incontro faccia a faccia è avvenuto qualche mese dopo l’inizio della persecuzione. Al bar vicino al lavoro, la vittima ha notato una donna che la fissava continuamente, con enormi occhiali neri e il telefono in mano, pronta a fotografarla. Ha scattato a sua volta una foto e l’ha mandata all’ispettore di polizia che seguiva il caso. Quella sera stessa, tornando verso la stazione ferroviaria, se l’è ritrovata dietro: la seguiva. La donna è corsa immediatamente alla Polfer per chiedere aiuto.

Confrontandosi successivamente con il compagno, ha avuto la conferma: era davvero lei, la persona che si nascondeva dietro quel profilo Instagram. Nel frattempo, la coppia aveva cercato di ricucire il rapporto, ma la pressione esterna e la violazione continua della loro privacy hanno reso impossibile proseguire. La relazione si è conclusa, esattamente come voleva la persecutrice.

Per la vittima, definire la 55enne “una paladina delle donne tradite” è profondamente sbagliato. Come ha dichiarato al Messaggero, una vera donna non distrugge un’altra donna. La condannata era accecata dall’ossessione e dalla crudeltà, non da un senso di giustizia. Il suo obiettivo non era aiutare qualcuno, ma seminare distruzione nella vita di persone che non conosceva nemmeno.

La sentenza di primo grado ha riconosciuto la gravità dei reati commessi, ma per la vittima il danno psicologico e sociale resta. Mesi di paura, di sguardi guardinghi, di vergogna per materiale privato diffuso pubblicamente, di una vita quotidiana trasformata in un incubo. Un prezzo altissimo pagato per l’ingenuità del compagno e l’ossessione di una sconosciuta che ha deciso di ergersi a giudice e carnefice della loro relazione.

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