Ogni fine anno, milioni di persone in tutto il mondo stilano liste di buoni propositi con l’entusiasmo di chi crede davvero che il primo gennaio rappresenti un punto di svolta. Eppure, la realtà racconta una storia ben diversa: secondo studi ed esperti del settore psicologico, solo il 10% delle persone che si impegnano a rispettare i propri propositi li raggiunge davvero. La stragrande maggioranza fallisce, spesso nel giro di pochi giorni o settimane, con un picco di abbandoni che si registra proprio entro febbraio.
Ma perché accade questo fenomeno così diffuso? Secondo gli esperti il motivo principale risiede in una verità scomoda: non siamo davvero pronti per implementare i cambiamenti di cui abbiamo bisogno, oppure ci mancano gli strumenti necessari per realizzarli. In altre parole, i tentativi di evoluzione e miglioramento spesso non sono completamente sinceri o sufficientemente radicati nella nostra consapevolezza.
L’assenza di un piano concreto che anticipi sfide e difficoltà rappresenta un altro ostacolo significativo. A questo si aggiungono l’eccessiva sicurezza in sè stessi, l’incapacità di riconoscere le proprie debolezze e la resistenza a chiedere aiuto professionale quando necessario. Tutti questi fattori possono fungere da deterrente o mettere i bastoni tra le ruote al raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La questione, però, è ancora più profonda. La maggior parte delle persone non riesce ad apportare cambiamenti significativi nella propria vita perché manca una comprensione fondamentale: capire a un livello profondo perché agiamo in un determinato modo e riconoscere ciò che ci tiene bloccati in specifici comportamenti negativi, auto-sabotanti o auto-limitanti che resistono al cambiamento.
Solo comprendendo intimamente la propria mentalità, i propri valori, le convinzioni, le abitudini e le più grandi paure, si può iniziare a capire perché certi obiettivi saranno molto difficili da raggiungere e ancora più difficili da sostenere nel tempo. Si tratta di un lavoro di scavo interiore che richiede impegno, che sia attraverso un percorso di psicoanalisi o un processo di auto-consapevolezza approfondito.
Un altro problema ricorrente è quello che gli psicologi definiscono il pensiero tutto o niente. I propositi per il nuovo anno tendono infatti a incoraggiare questo tipo di mentalità, dove il successo viene misurato come una vittoria completa o un completo fallimento. Questo approccio non si adatta nemmeno al minimo errore. Una volta scivolati anche solo una volta dall’obiettivo prefissato, dunque, è facile scoraggiarsi e arrendersi del tutto. Questo è il grande motivo per cui così tante persone abbandonano i loro propositi entro febbraio.
I grandi cambiamenti, inoltre, non accadono per caso. Richiedono un’azione sostenuta e un tipo di azione diverso da quello a cui si è abituati, che possa far avanzare nonostante le sfide, le lotte e i respingimenti. Questa azione sostenuta è difficile da realizzare da soli perché spinge fuori dalla zona di comfort e dai modi abituali di affrontare la vita.
Il giusto tipo di supporto esterno può incoraggiare a vedere ciò che non si scorge di se stessi e a connettersi con la versione nuova di chi si è e di chi si può essere. Soprattutto, aiuta a mettere a fuoco i momenti e i punti in cui ci si sta sabotando la propria crescita. Un partner in questo percorso che crede nell’obiettivo e funge da specchio onesto rappresenta uno strumento prezioso, per quanto l’idea di un giudizio esterno possa inizialmente risultare scomoda.
Non aiuta nemmeno la mancanza di specificità. Questo vuol dire che, a volte, i propositi falliscono semplicemente perché sono troppo ampi. Frasi come leggi di più, mangia cibi sani e risparmia di più sono esempi di obiettivi che mancano di una reale specificità. Questo può essere problematico.
La soluzione? Orientarsi su cose precise, pratiche e misurabili. In questo senso il leggi di più si può sostituire con un leggi quel determinato libro che hai in sospeso da mesi. Il fai più attività fisica può diventare fai almeno due-tre volte a settimana trenta minuti di camminata o corsa o nuoto. Mangia vegano una volta a settimana invece di mangia più sano.
L’invito degli esperti è chiaro: non vagheggiate, siate precisi e concreti. E tirate le fila, con indulgenza verso voi stessi, almeno a marzo. Serve tempo per ingranare, e l’autocompassione è spesso più efficace dell’autocritica nel sostenere i cambiamenti a lungo termine.



