Ieri, Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e vincitrice del Nobel per la Pace 2025, ha consegnato la sua medaglia al presidente statunitense Donald Trump. La leader venezuelana non ha avuto dubbi nel motivare questa scelta. Ha spiegato ai giornalisti di aver donato la medaglia come riconoscimento dell’impegno del presidente per la libertà del suo popolo. Per rafforzare il valore di questo atto, Machado ha ricordato che duecento anni fa il generale Lafayette regalò a Simon Bolivar una medaglia con l’effigie di George Washington, che l’eroe venezuelano conservò per tutta la vita. Ora, due secoli dopo, il popolo di Bolivar restituisce simbolicamente quella fratellanza all’erede di Washington.
L’incontro tra i due leader è durato oltre due ore e si è svolto nello Studio Ovale, con Machado che successivamente si è recata a Capitol Hill per incontrare senatori di entrambi gli schieramenti politici.
Il gesto assume un significato particolare alla luce degli eventi recenti. Il 3 gennaio 2026 le forze speciali americane hanno condotto un’operazione militare in Venezuela, denominata “Operation Absolute Resolve”, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores. I due sono stati trasportati a New York per affrontare accuse federali legate al narcotraffico.
Machado aveva già manifestato pubblicamente la sua gratitudine per questa operazione, definendola un momento di giustizia storico. In un’intervista televisiva aveva anticipato il desiderio di offrire personalmente il Nobel a Trump, desiderio che ora si è concretizzato.
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La conquista del Premio Nobel per la Pace da parte di Machado nell’ottobre 2025 aveva deluso le aspettative di Trump, che non ha mai nascosto di ambire al prestigioso riconoscimento. All’epoca della sua esclusione, il portavoce Steven Cheung aveva criticato aspramente la decisione del Comitato norvegese, accusandolo di anteporre la politica alla pace. Il presidente del Comitato, Jørgen Watne Frydnes, aveva risposto che le decisioni si basano esclusivamente sul lavoro e sulla volontà di Alfred Nobel.
Intanto in Venezuela la situazione resta tesa. Delcy Rodriguez, vicepresidente di Maduro, è stata nominata presidente ad interim il 5 gennaio dopo la cattura del predecessore. Rodriguez ha dichiarato che il suo governo non teme un confronto diplomatico con gli Stati Uniti, pur riconoscendone la potenza militare. Trump, dal canto suo, ha accettato di collaborare con Rodriguez a condizione che segua la linea di Washington.
Il governo venezuelano ha chiesto formalmente agli Stati Uniti di rispettare la dignità di Maduro e della moglie Cilia Flores, entrambi detenuti a New York. La prossima udienza del processo a loro carico è fissata per il 17 marzo 2026.
Secondo quanto riportato dalla stampa americana, nonostante il gesto simbolico e l’incontro cordiale, Trump non ha modificato la sua posizione su Machado. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha confermato che il presidente ritiene ancora che la leader venezuelana non abbia il sostegno necessario per guidare il paese. L’amministrazione americana sembra preferire Rodriguez come figura più pragmatica con cui collaborare.
Il Comitato Nobel norvegese ha precisato che la medaglia può cambiare proprietario, ma il titolo di vincitore del Nobel per la Pace non può essere trasferito ad altri. Un dettaglio tecnico che non toglie nulla al valore simbolico del dono ricevuto da Trump, che ha definito il gesto “meraviglioso” e un segno di “rispetto reciproco”.



