Siamo solo all’inizio di una vicenda che riserverà ancora tantissimi colpi di scena. Ieri, la commissione di sorveglianza della Camera dei Rappresentanti ha pubblicato migliaia di email di Jeffrey Epstein in cui il tycoon menziona esplicitamente Trump, alimentando dubbi mai sopiti sulla loro relazione. Col passare del tempo emergono nuovi dettagli sulla questione. Il sito Politico, per esempio, ha evidenziato come il finanziere, condannato per traffico sessuale e morto nel 2019 in carcere, si era presentato come una specie di consulente informale per aiutare leader stranieri a “capire” il presidente Donald Trump.
Nei messaggi analizzati emerge che Epstein, poco prima del famoso incontro tra Trump e Putin a Helsinki del luglio 2018, scrisse all’ex primo ministro norvegese Thorbjørn Jagland suggerendo un incontro particolare. Jagland all’epoca guidava il Consiglio d’Europa, un’importante organizzazione internazionale.
In una email del 24 giugno 2018, Epstein propose che Putin inviasse il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov a parlargli direttamente. La frase esatta fu: “Penso che potresti suggerire a Putin che Lavrov può avere informazioni utili parlandomi“.

Nel messaggio Epstein raccontò di aver già discusso di Trump con Vitaly Churkin, l’ambasciatore russo alle Nazioni Unite morto nel 2017. “Churkin era fantastico, aveva capito Trump dopo le nostre conversazioni“, scrisse il finanziere. Poi aggiunse un giudizio tagliente sul presidente americano: “Non è complicato. Deve sembrare che ottenga qualcosa, è così semplice”.
Le email mostrano quanto fosse estesa la rete di contatti internazionali di Epstein dopo l’elezione di Trump nel 2016. Il finanziere si era riposizionato sulla scena mondiale presentandosi come qualcuno che aveva “accesso speciale” al nuovo presidente e poteva decifrarne le mosse.
Non è chiaro se l’incontro suggerito tra Lavrov ed Epstein sia mai avvenuto. Jagland rispose nella corrispondenza che avrebbe visto l’assistente di Lavrov il giorno seguente e avrebbe proposto il collegamento.
La Casa Bianca ha respinto le accuse contenute nelle email definendole un “tentativo di cattiva fede per distrarre” dai successi del presidente. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che questi documenti “non provano assolutamente nulla se non che il presidente Trump non ha fatto nulla di sbagliato”.
Dopo il vertice Trump-Putin a Helsinki, che fu duramente criticato perché il presidente americano sembrò dare ragione al leader russo, anche Larry Summers entrò nella conversazione. L’ex segretario al Tesoro scrisse a Epstein: “I russi hanno qualcosa su Trump? Oggi è stato terribile anche per i suoi standard“.
Trump ha reagito duramente sui social, definendo tutta la vicenda una “bufala di Epstein” e accusando i democratici di voler distrarre l’attenzione dalla crisi dello shutdown governativo.



