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Home » Attualità » Veterano dei Marines protesta contro la guerra in Iran a Washington: senatore gli rompe un braccio (VIDEO)

Veterano dei Marines protesta contro la guerra in Iran a Washington: senatore gli rompe un braccio (VIDEO)

Un ex marine interrompe un'udienza al Senato USA per protestare contro la guerra in Iran con Israele. Cosa è successo davvero al Campidoglio?
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino6 Marzo 2026Aggiornato:6 Marzo 2026
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Brian McGinnis
Brian McGinnis (@brianmcginnisnc)

Momenti di forte tensione al Campidoglio di Washington, dove un veterano dei Marines, Brian McGinnis, ha interrotto un’udienza ufficiale del Senato per protestare contro l’intervento militare americano in Iran, condotto a fianco di Israele. L’episodio, ripreso in video e diffuso rapidamente sui social, ha acceso un dibattito infuocato negli Stati Uniti, sollevando interrogativi sull’uso della forza da parte delle autorità e sul diritto al dissenso.

Brian McGinnis non è un manifestante qualunque. È un ex sergente dei Marines, vigile del fuoco dal 2008 e candidato al Senato degli Stati Uniti per il Partito Verde, in rappresentanza della Carolina del Nord alle elezioni del 3 novembre 2026. Il giorno dell’incidente indossava la sua uniforme militare.

Poco prima di varcare i cancelli del Campidoglio, McGinnis aveva pubblicato un video sul suo profilo Instagram spiegando le ragioni della sua presenza: fare pressione sul Senato affinché venissero interrotti i finanziamenti per la guerra contro l’Iran, combattuta al fianco di Israele.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Brian McGinnis | Green Senate NC (@brianmcginnisnc)

L’episodio si è verificato durante una seduta della Sottocommissione per le Forze Armate del Senato americano. Circa trenta minuti dopo l’inizio dei lavori, McGinnis si è alzato e ha cominciato a urlare: “L’America non vuole mandare i suoi figli e le sue figlie in guerra per Israele”.

Gli agenti della polizia del Campidoglio sono intervenuti immediatamente per farlo uscire dall’aula. McGinnis si è aggrappato allo stipite di una porta continuando a gridare: “Nessuno vuole combattere per Israele”. Nelle immagini si vede anche il senatore repubblicano del Montana, Tim Sheehy, che ha contribuito fisicamente a trascinare fuori il manifestante. Durante la colluttazione, la mano di McGinnis si è incastrata tra la porta e lo stipite. Subito dopo, il veterano ha dichiarato di essersi fratturato il braccio sinistro. Un testimone presente in aula, sentito chiaramente nel video, ha esclamato: “La sua mano! Oh mio Dio! Un senatore gli ha rotto la mano”.

La polizia del Campidoglio ha arrestato McGinnis con pesanti accuse: tre capi d’imputazione per aggressione a un agente, tre per resistenza all’arresto e uno per disturbo e ostruzione dei lavori della commissione. Secondo le autorità, l’uomo avrebbe “violentemente opposto resistenza” agli agenti e messo tutti in una situazione di pericolo. Il braccio, sostiene la polizia, si sarebbe fratturato mentre cercava di rientrare nell’aula.

Una ricostruzione che i filmati sembrano però contraddire. Le immagini, diffuse anche dall’organizzazione anti-guerra femminile Code Pink e verificate dall’agenzia Reuters attraverso il flusso ufficiale dell’udienza, mostrano McGinnis opporre una resistenza prevalentemente passiva, senza colpire nessuno. Tre agenti sono stati comunque medicati sul posto.

Mark Elbourno, responsabile della campagna elettorale del veterano, ha dichiarato alla CBS News che McGinnis è stato trasportato al George Washington University Hospital. “Non ha aggredito nessuno”, ha affermato Elbourno. “Voleva solo essere ascoltato. È stato lui a essere aggredito, e gli hanno rotto un braccio”.

Il senatore Sheehy ha giustificato il suo intervento su X affermando di aver cercato di «calmare la situazione» perché McGinnis stava reagendo contro la polizia. “Questo signore è venuto al Campidoglio in cerca di uno scontro, e lo ha ottenuto”, ha scritto.

Le reazioni sui social sono state immediate e in larga parte contrarie alla sua versione: in molti hanno chiesto le dimissioni del senatore, sottolineando che un ex sergente dei Marines merita rispetto, soprattutto in un momento in cui sei soldati americani hanno già perso la vita in un attacco con drone iraniano avvenuto in Kuwait.

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