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Home » Attualità » Zohran Mamdani fa la storia a New York, ma non sarà mai Presidente: una riga della Costituzione gli sbarra la strada verso la Casa Bianca

Zohran Mamdani fa la storia a New York, ma non sarà mai Presidente: una riga della Costituzione gli sbarra la strada verso la Casa Bianca

Zohran Mamdani, sindaco musulmano di New York, non potrà mai diventare presidente USA. La Costituzione vieta la presidenza ai cittadini naturalizzati.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene5 Novembre 2025
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Zohran Mamdani
Zohran Mamdani (fonte: YouTube)
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Nel panorama politico americano, Zohran Mamdani rappresenta una figura storica: socialista convinto, figlio di intellettuali, e primo sindaco musulmano di New York City. La sua vittoria elettorale ha riacceso nei circoli progressisti americani la ricerca del prossimo Barack Obama, questa volta con l’appeal della generazione dei social media. Eppure, dietro l’entusiasmo per questo traguardo si nasconde una realtà costituzionale inflessibile che rende impossibile qualsiasi sua candidatura alla presidenza degli Stati Uniti.

La storia di Mamdani condivide infatti un elemento comune con personalità come Elon Musk e Arnold Schwarzenegger: tutti e tre, pur avendo conquistato l’attenzione e il consenso americano, si trovano di fronte alla stessa barriera invisibile ma insormontabile. Si tratta di una delle peculiarità più rigide della Costituzione statunitense, quella che definisce chi può e chi non può aspirare alla Casa Bianca.

L’Articolo II, Sezione 1 della Costituzione americana non lascia spazio a interpretazioni: “Nessuna persona che non sia un cittadino di nascita sarà eleggibile alla carica di Presidente”. Questa singola frase chiude definitivamente ogni possibilità di una presidenza Mamdani. Nato a Kampala, in Uganda, nel 1991 da genitori indiani-ugandesi e naturalizzato cittadino americano solo nel 2018, Mamdani non soddisfa il requisito di cittadino nato naturalmente.

Ma cosa significa esattamente essere un cittadino di nascita? L’espressione si riferisce a chi acquisisce la cittadinanza al momento della nascita, senza necessità di naturalizzazione successiva: rientra in questa categoria chi nasce sul suolo americano, o all’estero ma da genitori americani. Chi invece nasce altrove da genitori non americani, indipendentemente da quanto tempo abbia vissuto negli Stati Uniti o da quanto ami il paese, resta costituzionalmente escluso dalla presidenza.

Questa norma costituzionale, immutata sin dalla fondazione della repubblica, crea una curiosa gerarchia nella cittadinanza americana. Da un lato, Mamdani può ricoprire praticamente qualsiasi altra carica pubblica: può essere sindaco della città più importante del paese, può sedere al Congresso, può persino diventare giudice della Corte Suprema. Dall’altro, la porta dello Studio Ovale gli rimarrà per sempre chiusa.

 

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Il caso di Mamdani solleva interrogativi sul significato stesso di appartenenza nazionale nell’America contemporanea. Un uomo che ha conquistato la fiducia di milioni di newyorkesi, che rappresenta il volto multiculturale della metropoli per eccellenza, che incarna il sogno americano dell’immigrato che ce l’ha fatta, si trova paradossalmente a non poter aspirare alla massima rappresentanza di quel sogno.

La rigidità di questa norma ha alimentato dibattiti ricorrenti: i sostenitori della modifica costituzionale sostengono che in un’epoca di globalizzazione e mobilità, il requisito della nascita sul territorio sia anacronistico e discriminatorio: gli oppositori ribattono che si tratta di una salvaguardia fondamentale contro possibili influenze straniere al vertice dello stato.

Per Mamdani, figlio di una diaspora complessa – indiani in Uganda, poi emigrati negli Stati Uniti – la questione assume una dimensione personale. La sua identità riflette le traiettorie migratorie del ventunesimo secolo, ma la Costituzione americana rimane ancorata ai timori del diciottesimo secolo, quando i padri fondatori temevano che un monarca europeo potesse infiltrarsi nella giovane democrazia.

Mentre i suoi sostenitori lo celebrano come simbolo di rinnovamento politico, i costituzionalisti ricordano che nessuna popolarità, nessuna competenza amministrativa, nessun record legislativo può superare quella singola riga della Carta fondamentale. A meno di un emendamento costituzionale, processo lungo e complesso che richiede il consenso di due terzi del Congresso e tre quarti degli stati, il limite resta invalicabile.

La vicenda di Zohran Mamdani diventa così un caso di studio sulle contraddizioni dell’identità americana: un paese costruito dall’immigrazione che mantiene una distinzione costituzionale tra cittadini di prima e seconda classe, almeno per quanto riguarda la massima carica elettiva. Il nuovo sindaco di New York può cambiare la vita di otto milioni di persone, ma la presidenza rimarrà un obiettivo costituzionalmente impossibile.

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