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Home » Cultura » Storia » Roma, agosto ’70, amore, voyeurismo e sangue blu: il delitto Casati Stampa ci “scandalizza” ancora

Roma, agosto ’70, amore, voyeurismo e sangue blu: il delitto Casati Stampa ci “scandalizza” ancora

Sono trascorsi 55 anni dal delitto Casati Stampa, la tragedia di via Puccini che svelò il voyeurismo e la gelosia della Roma bene.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene30 Agosto 2025
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Il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e la moglie Anna Fallarino nel 1961
Il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino e la moglie Anna Fallarino nel 1961 (fonte: Farabola / Bridgeman Images)

Cinquantacinque anni fa, il 30 agosto 1970, un appartamento di via Giacomo Puccini 9 a Roma divenne teatro di una tragedia che scosse l’Italia: il delitto Casati Stampa. Il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, nobile milanese, uccise la moglie Anna Fallarino e il suo amante Massimo Minorenti, per poi togliersi la vita. Le indagini svelarono un intreccio di voyeurismo, gelosia e segreti scabrosi, alimentando scandali e pettegolezzi e lasciando un’eredità che arriva fino a Silvio Berlusconi. Come si trasformò una storia d’amore in un bagno di sangue? Scopriamo le tante sfaccettature di un dramma che affascina e inquieta ancora oggi.

Camillo Casati Stampa, nato nel 1927, discendeva da una delle più antiche famiglie nobili milanesi. Ricco, eccentrico e cacciatore appassionato, incontrò Anna Fallarino nel 1958 a Cannes. Lei, classe 1929, veniva da un’infanzia difficile a Benevento, segnata dall’abbandono della madre e da un abuso subito a 12 anni. Dopo una breve carriera cinematografica, con una comparsata in Totò Tarzan, Anna si immerse nel jet set romano, sposando prima il ricco ingegnere Giuseppe Drommi e poi, dopo un annullamento alla Sacra Rota, Camillo nel 1959. Il loro matrimonio non era però affatto convenzionale: sin dalla prima notte di nozze Camillo non fece mistero del suo triolismo, spingendola a rapporti con giovani uomini da lui scelti e pagati, mentre egli osservava e fotografava, annotando tutto in un diario verde.

La dinamica funzionò fino all’arrivo di Massimo Minorenti, studente fuori corso di scienze politiche, noto per una presunta relazione con la ballerina Lola Falana. Massimo, inizialmente coinvolto nei giochi erotici della coppia, divenne per Anna qualcosa di più: il loro legame fu percepito da Camillo come un tradimento emotivo, e lo fece sprofondare nella gelosia. “È la prima volta che mia moglie mi tradisce con il cuore,” confidò agli amici, sperando che fosse una fase. Ma il 7 luglio 1970 scrisse nel diario: “La più grande delusione della mia vita, vorrei essere morto e sepolto”.

I coniugi Casati Stampa e, al centro, il giovane Massimo Minorenti
I coniugi Casati Stampa e, al centro, il giovane Massimo Minorenti (fonte: Metalskunk.com)

Il 30 agosto 1970 Camillo era a Valdagno, ospite dei Marzotto per una battuta di caccia. Alle quattro del mattino chiamò casa e trovò Massimo a rispondere, cosa che scatenò la sua furia. Dopo una seconda chiamata tempestosa con Anna tornò a Roma, entrò nell’appartamento di via Puccini 9, congedò la servitù e affrontò la moglie e l’amante: con un fucile Browning calibro 12 sparò tre colpi ad Anna, seduta sul divano, due a Massimo, che tentò invano di proteggersi dietro un tavolino, e uno a sé stesso, sotto il mento. La scena, descritta dall’agente Domenico Scali che fece parte della pattuglia della polizia allertata dalla servitù, era agghiacciante: Anna con il volto sereno, al punto di sembrare ancora viva, Massimo raggomitolato per terra, Camillo completamente sfigurato.

Il delitto Casati Stampa non si fermò al sangue. La scoperta di 1.500 Polaroid e del diario di Camillo, in cui egli scriveva tutti i dettagli degli incontri sessuali che organizzava, alimentò le attenzioni dei rotocalchi. Le foto di Anna in pose compromettenti finirono su Men e L’Europeo nonostante il tentativo della figlia di Camillo, Annamaria, di farle sequestrare. La vicenda sconvolse i salotti aristocratici, rompendo il velo di ipocrisia della nobiltà.

L’eredità di Camillo, valutata oltre 2,4 miliardi di lire (circa 26 milioni di dollari nel 2020), passò ad Annamaria, allora diciannovenne. Tra i beni c’era Villa San Martino ad Arcore, venduta nel 1972 a Silvio Berlusconi, allora un giovane imprenditore, segnando l’inizio del suo impero. La transazione, gestita dal tutore Cesare Previti, fu controversa: si dice che Berlusconi pagò solo anni dopo, a prezzi vantaggiosi.

55 anni dopo, il delitto Casati Stampa resta impresso nella memoria italiana: è stato celebrato in libri, come L’affaire Casati Stampa di Davide Amante, che lo dipinge come una storia d’amore non convenzionale, e in canzoni come Il delitto di via Puccini del gruppo I Mostri. La vicenda non è solo cronaca nera: è un ritratto di un’epoca, di vizi nascosti e di una nobiltà che, dietro i fasti, celava delle ossessioni pericolose.

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