La pergamena originale del 1530 con la richiesta di annullamento del matrimonio di Enrico VIII è conservata nell’Archivio Apostolico Vaticano, nascosta in un armadio nello studio del Prefetto. Il documento, con i suoi 85 sigilli di ceralacca rossa (alcuni vuoti per chi rifiutò di firmare), rappresenta uno dei momenti più importanti della storia religiosa europea ed è sopravvissuto miracolosamente ai saccheggi napoleonici grazie a un nascondiglio segreto.
Questo documento rappresenta la richiesta formale che i nobili inglesi fecero a Papa Clemente VII per annullare il matrimonio tra re Enrico VIII e Caterina d’Aragona. Il rifiuto del Papa non fu solo una questione matrimoniale, ma l’evento che innescò lo scisma anglicano, separando per sempre la Chiesa d’Inghilterra da Roma e cambiando radicalmente gli equilibri religiosi e politici dell’Europa.
La pergamena conserva una caratteristica impressionante: 85 sigilli di ceralacca rossa pendono da altrettanti cordini attaccati al documento. Ogni sigillo rappresenta la firma di un duca, marchese, visconte, barone, vescovo, arcivescovo, abate o teologo del regno che appoggiò la richiesta del sovrano.
Ma alcuni sigilli risultano vuoti o mancanti. Non si tratta di deterioramento dovuto al tempo: quei sigilli appartenevano a coloro che si rifiutarono di firmare la petizione. La loro sorte fu tragica. Enrico VIII li mandò al patibolo o li fece imprigionare, dimostrando la brutalità con cui affrontò qualsiasi opposizione al suo divorzio.
All’inizio dell’Ottocento, quando le truppe napoleoniche invasero Roma, i soldati francesi cercarono sistematicamente documenti compromettenti negli archivi vaticani, inclusa la scomunica che il Papa aveva pronunciato contro Napoleone Bonaparte. Molti tesori vaticani furono portati a Parigi come bottino di guerra.
La pergamena di Enrico VIII si salvò grazie a un ingegnoso stratagemma. Essendo di dimensioni considerevoli, venne piegata e nascosta in un cassetto segreto ricavato dietro un enorme trono di legno, ancora oggi posizionato fuori dall’ufficio del prefetto dell’Archivio Apostolico. I soldati napoleonici non scoprirono mai quel nascondiglio, permettendo al documento di attraversare intatto secoli di guerre e invasioni.
Oggi, Re Carlo III e la Regina Camilla hanno incontrato Papa Leone XIV in Vaticano per una visita di Stato dal valore storico eccezionale: per la prima volta dalla Riforma anglicana, un sovrano britannico ha pregato pubblicamente con un Papa nella Cappella Sistina.
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A Re Carlo, che è anche capo supremo della Chiesa anglicana, è stato conferito il titolo di “Royal Confrater” (confratello reale) nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, mentre Papa Leone XIV ha accettato di diventare “Papal Confrater” della Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor. Questo scambio di titoli rappresenta un riconoscimento ufficiale della comunione spirituale tra le due Chiese.
Esistono probabilmente una o due copie del documento in Inghilterra, ma l’originale conservato nell’Archivio Apostolico Vaticano è considerato il più autentico e completo. Fino a luglio 2024, quando padre Rocco Ronzani ha sostituito monsignor Sergio Pagano come prefetto, quest’ultimo custodiva gelosamente il documento, mostrandolo solo a visitatori privilegiati.
Sembra che Re Carlo conoscesse già questo pezzo di storia: durante una visita privata in Vaticano di alcuni anni fa, quando era ancora principe ereditario, gli sarebbe stato mostrato il documento, un momento carico di significato storico.



