Nato a Roma il 15 dicembre 1898 in una famiglia di medici, Giovanni Borromeo scelse fin da giovane di restare fedele ai suoi principi. Negli anni Venti rifiutò di iscriversi al Partito Fascista, una decisione che gli precluse qualsiasi carriera nell’Italia di Mussolini, dove la tessera era quasi obbligatoria per chi voleva fare strada.
Nel 1933 sposò Maria Adelaide Mangani, con cui ebbe tre figli. L’anno seguente un frate polacco, Maurizio Bialek, gli offrì un’opportunità: dirigere l’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina. Era una struttura cattolica ridotta a semplice ricovero per malati cronici, ma Borromeo la trasformò in una delle migliori istituzioni mediche romane. Quando scoppiò la guerra, l’ospedale divenne molto più di un luogo di cura. Borromeo assunse tra il personale Vittorio Emanuele Sacerdoti, un medico ebreo di Ancona che aveva perso il lavoro a causa delle leggi razziali. Gli diede un documento falso per poter lavorare in sicurezza.

Nel settembre 1943, dopo l’occupazione tedesca di Roma, la situazione precipitò. Quando ai romani ebrei venne imposto di consegnare cinquanta chili d’oro alle autorità naziste, Sacerdoti cominciò a portare in ospedale persone in pericolo, ricoverandole con l’accordo di Borromeo e del priore. Trasferì anche pazienti dall’ospedale ebraico del ghetto, che si trovava proprio di fronte al Fatebenefratelli.
Il 16 ottobre 1943, il giorno del rastrellamento del ghetto di Roma, altri perseguitati si rifugiarono nella struttura. A tutti venne assegnata una diagnosi particolare: Morbo K. Ufficialmente poteva indicare il “Morbo di Koch” (un vecchio nome della tubercolosi), ma in realtà era un riferimento ironico e provocatorio ai comandanti nazisti Kappler e Kesselring.
Tra i rifugiati ci furono Gina Almagià e sua madre, che restarono poche settimane prima di essere trasferite in un convento al Gianicolo. La famiglia Tedesco trovò protezione completa: i genitori, la nonna e due bambini, Claudio e Luciana, che furono nascosti nell’ospedale.
Nel dicembre 1943 arrivò anche Giorgina Ajò con il figlio Pierluigi. Rimasero fino al maggio 1944, quando i tedeschi fecero irruzione nella struttura. Borromeo aveva istruito i “pazienti” a tossire violentemente per spaventare i soldati, facendo credere che il Morbo K fosse una malattia contagiosa e pericolosa. La strategia funzionò in parte: i nazisti trovarono sei ebrei polacchi nascosti su un balcone e li portarono via, ma furono liberati un mese dopo quando Roma venne liberata dagli Alleati.
L’impegno di Borromeo andò oltre il salvataggio degli ebrei. Insieme a fra Maurizio installò negli scantinati dell’ospedale una radio clandestina in contatto costante con i partigiani del Lazio. Era particolarmente legato al generale Roberto Lordi, che coordinava le truppe italiane per la Resistenza.
Il 17 gennaio 1944 Lordi venne arrestato dai tedeschi insieme al generale Sabato Martelli Castaldi. Entrambi finirono nelle Fosse Ardeatine. Il 12 febbraio, Borromeo ricevette una telefonata dal comando nazista di via Tasso: Lordi, malato di cuore, chiedeva del suo medico. Durante la visita in carcere, il generale sussurrò a Borromeo tutti i nomi e gli indirizzi dei membri della rete di Resistenza, chiedendogli di avvertirli perché si mettessero in salvo.
Dopo la liberazione di Roma, le famiglie salvate tornarono all’ospedale per ringraziare i loro soccorritori. Gina Almagià e i cugini Tedesco fecero conoscere il coraggio del professor Borromeo. La famiglia Tedesco piantò alberi in suo onore in Israele e si rivolse a Yad Vashem per ottenere il riconoscimento ufficiale.
Il 13 ottobre 2004, Giovanni Borromeo fu riconosciuto come Giusto tra le Nazioni, l’onorificenza conferita a chi rischiò la vita per salvare ebrei durante l’Olocausto. Il medico romano era morto il 24 agosto 1961, senza vedere riconosciuto il suo eroismo. La sua storia è stata divulgata dal figlio Pietro attraverso saggi e romanzi.
In occasione della Giornata della Memoria, Rai 1 trasmette stasera e domani sera la miniserie “Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero”. La fiction in due puntate, diretta da Francesco Patierno, è una coproduzione Rai Fiction, Fabula Pictures e Rai Com che rielabora liberamente la vicenda di Borromeo.
Nel cast troviamo Giacomo Giorgio (noto per Mare Fuori e Doc – Nelle tue mani) nei panni di un giovane medico e Vincenzo Ferrera nel ruolo del professor Prati, personaggio ispirato a Giovanni Borromeo. Partecipano anche Antonello Fassari, alla sua ultima interpretazione, e Luigi Diberti. La serie racconta come l’invenzione del Morbo K permise di salvare decine di vite durante l’occupazione nazista di Roma, trasformando l’ospedale Fatebenefratelli in un rifugio sicuro a due passi dal ghetto.



