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Home » Salute » Scienza » Sembra un fungo, ma non è… la Balonophora è la pianta parassita più strana sulla Terra

Sembra un fungo, ma non è… la Balonophora è la pianta parassita più strana sulla Terra

Balanophora, l'organismo che sfida le regole della natura: sembra un fungo, ma è una pianta che vive rubando energia agli alberi.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino17 Dicembre 2025
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una balonophera fungosa
una balonophora fungosa (foto di Aparna Krishnan - https://www.inaturalist.org/photos/, CC BY 4.0/ Wikimedia Commons)

Nelle foreste di Taiwan o del Giappone c’è una presenza molto particolare che spuntare dal terreno. Somiglia a un fungo, ma la verità è un’altra. Si tratta di una pianta davvero bizzarra chiamata Balanophora.

Questa pianta ha perso quasi tutto ciò che rende una pianta “normale”. Non ha il colore verde, perché le manca la clorofilla, quella sostanza che permette alle piante di catturare la luce del sole e trasformarla in energia. Senza clorofilla non può fare la fotosintesi, quindi non produce il proprio cibo. E non è tutto: non ha nemmeno vere radici per assorbire acqua e nutrienti dal suolo. Come fa allora a sopravvivere? Balanophora ha sviluppato una strategia estrema: si aggancia alle radici di alcuni alberi specifici e vive completamente come parassita, rubando tutto ciò di cui ha bisogno dal suo ospite. È come se fosse un vampiro vegetale.

Il nome Balanophora deriva dal greco e significa “portatore di ghiande”, per via del suo aspetto che ricorda proprio questi frutti. Gli scienziati la studiano da decenni, ma le sue abitudini riservate e i luoghi difficili da raggiungere dove cresce l’hanno resa molto complicata da analizzare.

Di recente, però, ricercatori dell’Istituto di Scienza e Tecnologia di Okinawa, dell’Università di Kobe e dell’Università di Taipei hanno unito le forze per capire meglio questa creatura straordinaria. I loro risultati, pubblicati sulla rivista scientifica New Phytologist, raccontano una storia evolutiva affascinante.

“Balanophora ha perso gran parte di ciò che la definisce come pianta, ma ha mantenuto abbastanza per funzionare come parassita”, spiega la dottoressa Petra Svetlikova, che ha guidato lo studio. In pratica, questa pianta discende da antenati normali con foglie e radici, ma nel corso di milioni di anni ha eliminato tutto il superfluo.

Balanophora fungosa
Balanophora fungosa (foto di Petra Svetlikova, autrice dello studio)

Una scoperta sorprendente riguarda i plastidi, quelle strutture cellulari che nelle piante normali contengono i cloroplasti per la fotosintesi. Balanophora li ha ancora, ma drasticamente rimpiccioliti: mentre una pianta comune ha circa 200 geni dedicati ai plastidi, Balanophora ne ha solo 20.

Nonostante questo, i ricercatori hanno scoperto che oltre 700 proteine vengono ancora inviate a questi plastidi dal resto della cellula, segno che continuano a svolgere funzioni importanti per la produzione di varie sostanze chimiche, anche se non per la fotosintesi.

Il professor Filip Husnik sottolinea che questo processo ricorda quello di altri organismi parassiti, come il plasmodio che causa la malaria, anch’esso discendente da un antenato fotosintetico. L’evoluzione sembra seguire percorsi simili quando gli organismi abbandonano la fotosintesi.

La famiglia a cui appartiene Balanophora è una delle più antiche tra le piante completamente parassite: si è diversificata circa 100 milioni di anni fa, nel periodo Cretaceo, quando sulla Terra camminavano ancora i dinosauri. È stata una delle prime piante terrestri a perdere la capacità di fare fotosintesi.

Studiando diverse popolazioni sparse tra le isole subtropicali dell’Asia orientale, il team ha ricostruito l’albero genealogico del genere Balanophora, scoprendo come si è diffuso e adattato nei millenni.

La riproduzione di Balanophora è un altro mistero affascinante. Produce alcuni dei fiori e semi più piccoli mai osservati nella scienza, ma il modo in cui si riproduce varia enormemente da popolazione a popolazione.

Alcune specie hanno bisogno dell’impollinazione normale, ma altre possono produrre semi senza fecondazione, un fenomeno chiamato agamospermia. Esistono poi specie che si riproducono sempre in questo modo, clonandosi senza mai ricorrere alla riproduzione sessuale.

“L’agamospermia obbligata è estremamente rara nel regno vegetale”, spiega la dottoressa Svetlikova. Questo metodo ha molti svantaggi: mancanza di diversità genetica, accumulo di mutazioni dannose, maggior rischio di estinzione. Eppure tutte le specie di Balanophora che si clonano sempre sono quelle che vivono sulle isole.

Il vantaggio? Una singola pianta femmina può colonizzare rapidamente una nuova isola, diffondendosi nel suo ambiente ideale: il sottobosco buio e umido, dove poche altre piante riescono a sopravvivere.

Nonostante la capacità di clonarsi, Balanophora è molto esigente: ogni popolazione parassita solo poche specie di alberi specifiche. Questa selettività la rende estremamente vulnerabile ai cambiamenti ambientali.

La maggior parte degli habitat conosciuti di Balanophora è protetta a Okinawa, ma le popolazioni rischiano l’estinzione a causa del disboscamento e della raccolta illegale. “Speriamo di imparare il più possibile su questa pianta fantastica e antica prima che sia troppo tardi”, conclude la dottoressa Svetlikova.

Balanophora ci ricorda che l’evoluzione continua a sorprenderci con soluzioni inaspettate per sopravvivere. Anche perdendo quasi tutto ciò che definisce una pianta, questo organismo ha trovato il suo posto nella natura, diventando uno degli esperimenti evolutivi più strani del nostro pianeta.

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