C’è ancora domani, il fenomeno cinematografico italiano del 2023 diretto e interpretato da Paola Cortellesi, ha conquistato milioni di spettatori anche con una scelta stilistica precisa e coraggiosa: il bianco e nero. Una decisione tutt’altro che casuale, che affonda le radici nella volontà di dare autenticità e profondità a una storia ambientata nell’Italia del 1946.
Come ha spiegato la stessa Cortellesi, il bianco e nero rappresenta il modo in cui ha sempre immaginato le storie raccontate dalle nonne e dalle bisnonne. Quelle narrazioni di vite vissute nel dopoguerra, fatte di sacrifici e resilienza, hanno sempre assunto nella sua mente le tonalità del bianco e nero, come le fotografie sbiadite di un’epoca lontana ma ancora viva nella memoria collettiva.
La scelta estetica serve anche a rappresentare simbolicamente l’assenza di colore tipica delle vite delle donne dell’Italia post bellica. Il personaggio di Delia, donna instancabile e quasi invisibile eppure testarda e resiliente, prende forma proprio attraverso questa palette cromatica essenziale, che restituisce la dimensione quotidiana di chi viveva ai margini, senza voce e senza diritti. Il bianco e nero si adatta perfettamente all’ambiente popolare di Testaccio, il quartiere romano scelto come ambientazione principale.

Cortellesi ha voluto rendere omaggio alla grande tradizione italiana dei film neorealisti, pur mantenendo una distanza critica da quel cinema. I suoi riferimenti culturali, pur presenti, non sono direttamente il cinema di Rossellini o Una giornata particolare di Ettore Scola: la regista ha scelto una strada personale, utilizzando il bianco e nero non come semplice citazione, ma come strumento narrativo ed emotivo.
Un ulteriore strizzata d’occhio al cinema del dopoguerra si trova nei primi minuti del film, confezionati in formato 4:3, per un look ancora più vintage che catapulta immediatamente lo spettatore nell’atmosfera del 1946. Solo successivamente il formato si espande, accompagnando l’evoluzione narrativa.
La scelta del bianco e nero ha permesso alla Cortellesi anche di affrontare il tema delicato della violenza domestica in modo diverso rispetto alle convenzioni cinematografiche contemporanee. Come ha dichiarato l’attrice e regista, il pericolo del voyerismo è sempre dietro l’angolo quando si rappresentano scene di violenza. L’assenza del colore contribuisce a creare una distanza che protegge dalla spettacolarizzazione, pur mantenendo intatta la forza emotiva e la denuncia sociale.
Il risultato è un film che ha saputo trasformare una scelta stilistica apparentemente vincolante in un punto di forza, dimostrando come il bianco e nero possa ancora oggi essere uno strumento espressivo potente e contemporaneo, capace di parlare al pubblico di massa senza rinunciare alla complessità artistica.



