Alzare al cielo la statuetta dorata è il sogno di ogni filmmaker, ma la storia del cinema ci insegna che il talento puro e il riconoscimento dell’Academy non sempre viaggiano sugli stessi binari. Esiste un club esclusivo, e decisamente amaro, composto da registi leggendari che hanno rivoluzionato il modo in cui guardiamo i film, senza però aver mai ricevuto nemmeno una nomination come Miglior Regista. Non parliamo di meteore, ma di pilastri che hanno inventato generi e influenzato generazioni di artisti.
I maestri del genere rimasti nell’ombra
Pensiamo a Sergio Leone: l’uomo che ha inventato il western moderno. Con i suoi primi piani strettissimi e le attese infinite, ha trasformato i cowboy in icone immortali. Eppure, per l’Academy, Leone è stato invisibile fino al 2003, quando ricevette un Oscar onorario quasi come “risarcimento” tardivo.
Discorso simile per John Carpenter, il genio che ha ridefinito l’horror con Halloween e la fantascienza con La Cosa. Carpenter non si limitava a dirigere, ma componeva persino le musiche dei suoi film, creando atmosfere che ancora oggi fanno scuola. Nonostante questo, il suo nome non è mai apparso in una cinquina di candidati alla regia.

L’estetica che l’Academy non comprende
Spesso l’Academy fatica a premiare chi esce dagli schemi tradizionali. È il caso di David Cronenberg, il padre del “body horror”, che esplora il legame inquietante tra uomo e tecnologia. I suoi film sono disturbanti, certo, ma di una qualità tecnica e narrativa eccelsa.
Anche il cinema asiatico ha i suoi “snobbati” eccellenti. Wong Kar-wai, il poeta dei colori e dei rallentatore, e Park Chan-wook, celebre per l’eleganza cruenta di Oldboy, non sono mai stati presi in considerazione per la regia. Persino quest’anno, l’esclusione di Park per il suo ultimo lavoro è stata considerata uno degli sgarbi più clamorosi della stagione.
Sperimentatori e architetti del cinema
La lista degli assenti eccellenti continua con Brian De Palma, l’uomo dietro capolavori come Scarface e Gli Intoccabili. Sebbene i suoi attori abbiano vinto spesso, lui è rimasto a guardare, privo persino di un premio alla carriera.
In Europa, la situazione non cambia: la francese Claire Denis e l’ungherese Béla Tarr (famoso per le sue opere ipnotiche e lunghissime) sono considerati troppo sperimentali per i gusti di Hollywood. Questi registi hanno dimostrato che non serve una statuetta per entrare nella leggenda, ma la loro assenza dai registri ufficiali degli Oscar resta una macchia indelebile nella storia del premio più famoso del mondo.



