Un’inaspettata battaglia legale si è scatenata nel mondo della musica italiana, con protagonisti due nomi di grande rilievo: Gianluca Grignani e Laura Pausini. La causa del contendere? La cover di Pausini del celebre brano di Grignani “La mia storia tra le dita”, contenuta nel nuovo album “Io canto 2”.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Grignani accusa Pausini di aver stravolto il significato originale della canzone modificandone il testo, in particolare passando dalla prima alla seconda persona. Questa modifica, a detta di Grignani, trasforma la richiesta di perdono di un uomo alla sua donna in un’accusa, alterando profondamente il senso del brano. Inoltre, la cover include la frase “Okay, te ne vai” alla fine, mentre nell’originale è presente solo all’inizio.
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La controversia non è nuova. Già a luglio, all’annuncio dell’uscita della cover, Grignani aveva rivendicato la paternità del brano sui social, dando inizio a un botta e risposta con la cantante romagnola, poi apparentemente risolto. Ma la pubblicazione della cover il 12 settembre ha riacceso la miccia. Grignani afferma di non essere stato informato delle modifiche e di essersi reso conto della situazione solo grazie alle segnalazioni dei fan.
La reazione di Grignani e del co-autore Massimo Luca è stata immediata: una diffida legale a Pausini e al suo entourage per tutelare l’integrità dell’opera. Le possibili conseguenze? Un’azione legale per bloccare la diffusione della cover o una richiesta di risarcimento danni.
Warner Chappell Music Italiana, editore della cover, ha replicato affermando di aver ottenuto tutti i diritti e le autorizzazioni necessarie. Un’affermazione che Grignani e Luca, tramite il loro legale, hanno definito “totalmente falsa”, annunciando un’azione legale per diffamazione contro il legale rappresentante di Warner Chappell Music.
Il giornalista Gabriele Parpiglia, intervenuto sulla vicenda, ha sottolineato che l’autorizzazione a realizzare una cover non implica automaticamente il diritto di modificarne il testo, soprattutto se tale modifica ne altera il significato. Secondo Parpiglia, Grignani e Luca avrebbero dovuto firmare un’autorizzazione specifica per la modifica del testo, autorizzazione che, a quanto pare, non esiste.



