Il 3 novembre 1954 entrava nelle sale giapponesi un film destinato a cambiare per sempre la storia del cinema fantastico: Godzilla faceva la sua prima apparizione sullo schermo, la prima di una lunga serie di presenze cinematografiche che lo hanno reso un pilastro del genere fantascientifico. Settant’anni dopo, il re dei mostri continua a incarnare una serie di significati che vanno ben oltre il semplice intrattenimento.
La genesi di Godzilla è legata a un fallimento produttivo. Nel 1954, il produttore Tomoyuki Tanaka tentò di girare in Indonesia un melodramma bellico ambientato durante la seconda guerra mondiale. L’occupazione giapponese in quel territorio era stata talmente cruenta e spietata che l’opinione pubblica indonesiana rifiutò categoricamente qualsiasi produzione nipponica sul proprio suolo. Ogni mediazione con il governo locale andò a vuoto, lasciando Tanaka senza più un film da produrre.
Sul volo di ritorno verso il Giappone, però, Tanaka si rese conto che la soluzione vincente era un monster movie. Il cinema di quegli anni stava vivendo una stagione d’oro per i film di fantascienza, alimentata dall’inizio della corsa allo spazio, di nuove scoperte scientifiche le e dal costante incubo della Guerra Fredda. Pellicole come Ultimatum alla Terra, La Guerra dei Mondi e La Cosa avevano già dimostrato l’appetito del pubblico per storie di questo tipo.
Ma fu soprattutto Il Risveglio del Dinosauro di Eugene Lorié, uscito nel 1953, a ispirare direttamente Tanaka. Il film raccontava di un dinosauro risvegliato da un’esplosione atomica che seminava distruzione a New York. Tanaka, grande fan di King Kong insieme al regista Ishirō Honda, intuì che il momento era propizio: il classico del 1933 era uscito di nuovo quell’anno in Giappone con grande successo, confermando l’attrazione del pubblico per i film sui mostri giganti.
Il nome Godzilla è in realtà una trasposizione occidentale. In Giappone il mostro si chiamava Gojira, una fusione tra la parola inglese gorilla e il termine giapponese kujira, che significa balena. Questo soprannome veniva dato a un tecnico robusto e corpulento della Toho, la casa di produzione del film, e contribuì a identificare quello che sarebbe stato soprannominato “il re dei mostri”.
Gran parte della caratterizzazione di Godzilla è legata alla paura del nucleare, rafforzata da un tragico incidente contemporaneo. Nel marzo del 1954, il peschereccio giapponese Daigo Fukuryu Maru finì inconsapevolmente nell’area interessata dai test nucleari americani a Bikini: la nave fu sommersa dalle radiazioni, che contaminarono il pesce finito poi sul mercato e l’intero equipaggio. Fu uno scandalo internazionale che scosse profondamente l’opinione pubblica giapponese.
Honda decise fin da subito che il suo Godzilla avrebbe puntato proprio sul sentimento di paura e incertezza che imperversava in quel momento storico. Mentre il pesce scompare misteriosamente dai mari, il mostro – frutto di una mutazione genetica causata dai bombardamenti di bombe H su un’antica creatura marina – fa la sua comparsa insieme alla distruzione di navi, villaggi e città. Si tratta allo stesso tempo di una vittima dell’uomo e di un agente di distruzione.
Il film non nasceva come intrattenimento per ragazzi, ma come un horror fantastico per adulti dal tono drammatico. Il regista girò Godzilla per affermare che la bomba atomica poteva portare a conseguenze terribili per l’umanità. Da settant’anni, infatti, Godzilla si muove possente e terribile come portatore del ricordo di Hiroshima e Nagasaki, di quel trauma storico del bombardamento atomico ancora vivo nel cuore di ogni giapponese.
Il finale del film porta un messaggio potente e simbolico: lo scienziato Daisuke Serizawa, interpretato da Akihiko Hirata, si lascia morire insieme al mostro per non far finire nelle mani sbagliate l’arma segreta che ha sconfitto la creatura. Si tratta di una scelta vista da molti come un’accusa verso la controversa figura di Oppenheimer e chiunque considerasse le bombe atomiche l’unica soluzione al conflitto.
Nella mente di Honda, Godzilla era un mix tra King Kong, una balena e un essere mitologico connesso al mondo dei dinosauri, interessati in quegli anni da nuove incredibili scoperte e teorie: questa combinazione irresistibile di elementi recenti e già noti al pubblico diede vita a un mostro davvero unico, incarnazione di tutte queste scoperte ma soprattutto dell’ignoto, come il suo grande predecessore Moby Dick.
Il film scatenò l’entusiasmo di pubblico e critica: Godzilla non si rivelò potente solo per gli spettatori giapponesi, ma conquistò il mondo intero, divenendo oggetto di numerose produzioni giapponesi e hollywoodiane di varia natura: il franchise conta oggi 33 film prodotti dalla Toho e 5 film di Hollywood, oltre a videogiochi, romanzi, fumetti e serie televisive.
Con il passare degli anni e l’evolversi della serie, alcuni film hanno raffigurato Godzilla come un eroe, mentre altri hanno mantenuto la sua caratterizzazione originale di mostro distruttivo. Con la fine della Guerra Fredda, vari film girati dopo il 1984 fecero di Godzilla il simbolo non più solo del potere implacabile delle armi nucleari, ma anche di un’insufficiente presa di coscienza del passato militarista e imperialista del Giappone e del pericolo dei disastri naturali.



