Il 1° ottobre 1935 nasceva a Walton-on-Thames, in Inghilterra, Julia Elizabeth Wells, destinata a diventare una delle più grandi leggende viventi del cinema e del teatro mondiale: oggi Julie Andrews spegne novanta candeline, celebrando una carriera straordinaria che ha attraversato oltre sei decenni e ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura popolare.
La storia di come ottenne il ruolo che l’avrebbe resa immortale è una delle più affascinanti di Hollywood. Negli anni Cinquanta, Julie Andrews si era già affermata come una stella di Broadway, interpretando con grande successo la protagonista del musical My Fair Lady. Il suo talento era evidente, la sua voce cristallina straordinaria. Eppure, quando nel 1964 arrivò il momento di trasformare quel trionfo teatrale in un film, Hollywood – e in particolare il produttore Jack Warner – scelse un’altra strada: il ruolo di Eliza Doolittle fu affidato ad Audrey Hepburn, all’epoca già un’icona cinematografica affermata.
Quella che poteva sembrare una cocente delusione si trasformò invece nel colpo di fortuna più grande della sua vita. Come ha raccontato la stessa Andrews nel 2019: “Sono stata molto fortunata. Tre mesi dopo, Walt Disney bussò alla mia porta“. La proposta era allettante quanto inaspettata: interpretare Mary Poppins, la magica governante volante tratta dal romanzo di P. L. Travers, in un ambizioso progetto che avrebbe combinato live action e animazione. Ma c’era un problema. “Avevo 29 anni, non avevo mai fatto cinema prima“, ricordava Andrews. “Walt Disney venne a trovarmi a Broadway, dove recitavo in Camelot. Mi chiese se ero interessata a un live action d’animazione e se avevo letto il libro Mary Poppins. Sì, risposi, ma non potrò farlo, sono incinta“. La risposta di Disney fu tanto semplice quanto rivoluzionaria per l’epoca: “Ti aspetteremo“. E mantenne la parola.
Quella fiducia incondizionata si rivelò un investimento vincente. Nel 1964, al suo esordio cinematografico assoluto, Julie Andrews conquistò l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista per la sua interpretazione di Mary Poppins, insieme a un Golden Globe (accettato ringraziando ironicamente Jack Warner) e un premio BAFTA. Il film, diretto da Robert Stevenson e interpretato anche da Dick Van Dyke, David Tomlinson e Glynis Johns, vinse complessivamente 5 Oscar su 13 candidature e divenne un fenomeno culturale globale.
L’anno successivo arrivò un altro trionfo: Maria von Trapp in Tutti insieme appassionatamente (The Sound of Music) del 1965, diretto da Robert Wise. Questa interpretazione le valse una seconda candidatura all’Oscar consecutiva e un altro Golden Globe. La sua capacità di incarnare figure leali, comprensive e piene di grazia, pur con una vena di autoironia e fermezza, la rese un’icona intergenerazionale.
Ma chi era Julie Andrews prima di diventare la tata volante più famosa del mondo? Nata in Inghilterra, mostrò un talento vocale eccezionale fin da bambina. A soli 12 anni si esibiva già in teatri e programmi radiofonici, guadagnandosi la reputazione di bambina prodigio. Nel 1952 attraversò l’Atlantico per approdare a Broadway, debuttando l’anno seguente nel musical The Boy Friend. Da lì iniziò una carriera teatrale folgorante che la portò a interpretare ruoli sempre più importanti, tra cui la Regina Ginevra nel già citato Camelot.
Il successo cinematografico di Mary Poppins e Tutti insieme appassionatamente aprì le porte a una serie di collaborazioni prestigiose. Nel 1966 lavorò con Alfred Hitchcock in Il sipario strappato, recitando al fianco di Paul Newman, e con George Roy Hill in Hawaii, insieme a Max von Sydow e Richard Harris. La sua versatilità le permise di spaziare dalla commedia romantica (Tempo di guerra, tempo d’amore del 1964) al dramma biografico (Un giorno… di prima mattina del 1968).
Nel 1969 sposò il regista Blake Edwards, con cui condivise sia la vita privata che numerosi progetti professionali. Insieme realizzarono sei film, tra cui Il seme del tamarindo (1974), 10 (1979) con Dudley Moore, S.O.B. (1981) e soprattutto Victor Victoria (1982), che le valse la terza nomination all’Oscar e un altro Golden Globe per il suo doppio ruolo di donna che si finge un uomo che si esibisce travestito da donna. Il matrimonio con Edwards durò quasi quarant’anni, fino alla morte del regista nel 2010.

Da un precedente matrimonio con il designer Tony Walton, Julie Andrews ebbe la figlia Emma Walton Hamilton. Con Emma ha sviluppato una fortunata carriera parallela come autrice di best-seller per ragazzi, creando nel 2003 The Julie Andrews Collection, una collana che ha pubblicato oltre trenta volumi. La loro serie The Very Fairy Princess è stata numero 1 nella lista dei best seller per ragazzi del New York Times nel 2018-19.
Le generazioni più giovani conoscono Julie Andrews per ruoli diversi ma ugualmente memorabili: la regina Clarisse Renaldi che insegna alla nipote a diventare una principessa in Pretty Princess (The Princess Diaries, 2001) e il suo sequel Principe azzurro cercasi (The Princess Diaries 2: Royal Engagement, 2004), entrambi diretti da Garry Marshall. Ha inoltre prestato la sua voce inconfondibile a personaggi come la Regina Lillian nella saga di Shrek, la madre di Gru in Cattivissimo me e, più recentemente, la creatura marina Kharaten in Aquaman del 2018.
Nel 2019 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, un riconoscimento che suggella una carriera che va ben oltre il cinema. La sua attività televisiva le ha fruttato numerosi Emmy, a partire dall’interpretazione nel musical televisivo Cinderella del 1957 fino a The Julie Andrews Hour e vari programmi speciali realizzati con l’amica Carol Burnett. Gli spettatori delle serie contemporanee la riconoscono anche come la vera voce narrante di Lady Whistledown in Bridgerton.
Nel 2008 ha pubblicato la sua autobiografia Home – A Memoir of My Early Years, offrendo ai lettori uno sguardo intimo sulla sua infanzia e sui primi anni di carriera. La sua eredità artistica è stata trasmessa anche attraverso la scrittura, confermando che il suo talento non si limita alla recitazione e al canto.
A novant’anni, Julie Andrews rimane una leggenda vivente che ha saputo attraversare epoche e generazioni, mantenendo intatta la sua eleganza e la sua capacità di emozionare. Il suo percorso da bambina prodigio a icona immortale del cinema dimostra che il vero talento, unito a grazia e determinazione, può superare qualsiasi ostacolo. Anche quello di essere incinta quando il destino bussa alla porta sotto forma di Walt Disney.



