Poi dici che uno dirige Frankenstein, diventando il re dei film “di paura”. Ma da dove nasce la genialità di un maestro del macabro come Guillermo Del Toro? La risposta si nasconde tra le pieghe di un’infanzia complicata, dove realtà e incubo si mescolavano pericolosamente. Il regista messicano, famoso per capolavori come Il labirinto del fauno e La forma dell’acqua, ha costruito la sua carriera proprio su quelle paure che lo tormentavano da bambino.
Nato a Guadalajara nel Messico, Del Toro è cresciuto in un ambiente fatto di contraddizioni: da un lato la rigida morale cattolica, dall’altro una violenza casuale che sembrava normale. A cinque anni, quando suo padre vinse alla lotteria, la vita cambiò radicalmente. La famiglia improvvisamente benestante, ma i genitori iniziarono a viaggiare costantemente, lasciandolo alle cure della nonna.
Quella nonna, però, non era esattamente una figura rassicurante. Del Toro l’ha spesso paragonata al personaggio di Piper Laurie in Carrie: una donna profondamente religiosa, convinta che il mondo fosse pieno di pericoli spirituali. Gli parlava dell’inferno e del purgatorio con un realismo terrificante, descrivendogli come le fiamme avrebbero bruciato la sua carne, che poi sarebbe guarita solo per bruciare di nuovo.
Nel frattempo, il piccolo Guillermo aveva già sviluppato una passione smodata per i mostri e l’horror. Guardava film dell’orrore dopo la messa, disegnava creature terrificanti, realizzava piccoli corti. Nella casa della nonna aveva persino creato un “Monster Club” con tanto di cartello “Vietato entrare” decorato con un pipistrello di feltro.
Ma questa passione non era solo una fuga dalla realtà. Le sue notti erano devastate da incubi lucidi: si svegliava nel suo letto, credendo di essere davvero sveglio, e vedeva figure spaventose materializzarsi nella stanza. Una volta vide emergere da un armadio una mano, il volto di una capra e le sue zampe, un’immagine che avrebbe poi ispirato le creature de Il labirinto del fauno. Un’altra notte assistette all’apparizione di una figura in fiamme ai piedi del letto che gli disse: “Io vivo”.
Per la nonna, tutto questo non era creatività, ma un chiaro segnale che qualcosa non andava. Nonostante apprezzasse ascoltare i racconti del nipote sui suoi progetti creativi, la linea tra sacro e profano le sembrava troppo sfumata. Così decise di agire.
“Mi ha esorcizzato due volte con l’acqua santa, letteralmente“, ha raccontato Del Toro. “Più acqua santa mi lanciava addosso, più ridicola mi sembrava la situazione“. Un episodio che oggi il regista ricorda con un certo umorismo nero, anche se gli esorcismi furono solo la punta dell’iceberg.
In un’altra occasione, la nonna mise dei tappi di bottiglia nelle sue scarpe, con il lato tagliente rivolto verso l’alto, per fargli sanguinare i piedi. Il suo ragionamento? “Questo ti farà scontare tempo dal purgatorio“. Per fortuna la madre di Del Toro intervenne rapidamente, ma il regista ha spiegato che nella loro relazione ci furono molti altri “tappi di bottiglia, metaforicamente parlando“.
È importante sottolineare che Del Toro non vede questi episodi come atti di pura cattiveria. Ha sempre chiarito che sua nonna soffriva sinceramente per il fatto che lui disegnasse mostri tutto il giorno e facesse domande scomode sulla Bibbia. “Ci volevamo bene“, ha detto. Proprio come la coesistenza di ricchezza e povertà che caratterizzò la sua giovinezza, il regista riconosce l’amore dietro le azioni più crudeli della nonna.
Uno degli ultimi ricordi che Del Toro ha di lei è particolarmente toccante: le mostrò alcuni effetti speciali che stava realizzando per i suoi film. Lei scoppiò in lacrime: “Perché non hai mai fatto cose belle? Perché creavi sempre queste cose orribili?“. La sua risposta fu semplice: “Per me sono bellissime“.
L’infanzia ha continuato a perseguitare Del Toro per tutta la vita. Come lui stesso ha detto, “Passi quarant’anni cercando di risolvere i tuoi primi sette anni… quando ti sei spezzato alle fondamenta“. Non sorprende quindi che fosse interessato a dirigere un film della saga de L’Esorcista. Nel suo progetto mai realizzato, Padre Merrin doveva indagare su un omicidio in Vaticano, e il Diavolo gli avrebbe avvertito: “Tu e io ci incontreremo di nuovo. Cercherò di prendere tre bambini durante la tua vita“. Purtroppo, lo studio voleva rimuovere l’esorcismo vero e proprio dal film, un compromesso che Del Toro rifiutò.
Oggi, mentre il suo ultimo film Frankenstein debutta su Netflix con grande successo, Del Toro può dire con ironia che quegli esorcismi “decisamente non hanno funzionato“. I fantasmi della sua infanzia continuano a perseguitarlo, ma li ha trasformati in arte. E forse è proprio questo il suo vero superpotere: aver trovato la bellezza nel mostruoso, nonostante tutto.



